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17 gennaio, anno 395 d.c.: l’Impero romano viene diviso in due e finisce la gloria del mondo classico

Non è raro trovare, sulla stampa estera, articoli relativi a Roma antica o al Rinascimento italiano. Un interesse che spesso manca sui mass media del nostro Paese. Dovremmo essere più consapevoli di quanto la storia d'Italia sia importante per tutto l'Occidente, o meglio, per tutto il mondo. Dovremmo destinare più attenzioni e risorse alla conservazione, studio e promozione della nostra storia: una fonte inesuribile di cultura, di saggezza, di turismo (cioè, denari, visto che l'economia sembra ormai surclassare ogni altro ambito di considerazioni).

nota della redazione

I Romani hanno molto contribuito alla storia del mondo. Tuttavia, non tutto è andato sempre per il verso giusto.

Nel corso della sua storia, man mano che l’impero romano crebbe in dimensioni e importanza, gli imperatori giunsero ad avere una percezione di sé stessi sempre più grandiosa. All’inizio, essi erano ben felici di essere nient’altro che primi cittadini (“principes”), poi decisero che era il caso di passare al rango di signori regnanti (“domini”), infine si autoproclamarono divinità in terra (“divi”). Essere imperatore comportava vantaggi favolosi, e naturalmente le persone ambiziose lottavano in ogni modo per conquistare il titolo.

Saltando in avanti sino all’anno 395 d.C., troviamo l’imperatore Teodosio – colui che decise di rendere il Cristianesimo religione di stato – ammalato nel proprio letto e consapevole di essere prossimo alla morte (che, appunto, avvenne il 17 gennaio). Teodosio aveva assegnato la metà orientale dell’impero al suo figlio maggiore, il diciottenne Arcadio, e la parte occidentale al figlio più giovane, Onorio, che aveva appena 10 anni. Entrambi si rivelarono estremamente deboli e incapaci.

Non era la prima volta che l’impero romano era stato ufficialmente diviso in due parti. Intorno al 285-293 d.C., Diocleziano aveva diviso l’impero in quattro settori, creando quella che poi sarebbe passata alla storia col nome di Tetrarchia. Tuttavia, quella di Teodosio si rivelò una divisione più profonda e di durata molto maggiore, anche se l’imperatore non immaginava che gli esiti sarebbero stati così radicali. Dopo di lui, vi furono due imperi romani, con caratteristiche e destini molto diversi.

Dalla sua capitale Costantinopoli (l’attuale Istanbul), l’impero d’Oriente si rafforzò sempre più. Alimentato da un’economia prospera e da vaste risorse, esercitò il suo potere dalla fine dell’antichità sino al Medio Evo, crollando solo nel 1453, sotto i colpi dei Turchi Ottomani guidati da Maometto II il Conquistatore (la celebre Conquista di Costantinopoli - ndt). Sebbene gli storici abbiano nominato tale impero con l’appellativo di “Bizantino” (Bisanzio era il nome antico di Costantinopoli - ndt), la sua popolazione e i suoi capi si considerarono sempre i naturali continuatori della Roma antica, che era assurta all’impero al tempo di Augusto (Giulio Cesare Ottaviano Augusto), nel 27 a.C., con la prospettiva di trasformarsi poi in un ideale e ipotetico Impero di Cristo.

L’impero d’Occidente ebbe ben diverso destino. I giorni delle glorie erano ormai passati. I vari imperatori che si succedettero lasciarono Roma per trasferirsi in altre città: prima Treviri (Germania del nord), poi Arles (Francia), Milano, infine Ravenna. Indebolito da diverse invasioni e mutamenti strutturali del sistema economico, l’impero d’Occidente perse del tutto ogni ricordo dei fasti di Roma antica.

Nel 410 d.C., la Città Eterna fu saccheggiata da Alarico e dai suoi Visigoti. Nel 476, Odoacre, scendendo dalla Germania, conquistò definitivamente Roma, spodestando l’imberbe Romolo Augustolo, storicamente l’ultimo imperatore d’Occidente.

Con il traumatico passaggio del testimone, non cadeva solo Roma, ma finiva la storia del mondo classico.

© Telegraph Media Group Limited (2018)