I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

A distanza di 100 anni e dopo 100 milioni di morti, il comunismo ha ancora un seguito. Perché?

Cicerone scrisse che "la storia è maestra di vita". Si sbagliava, purtroppo. Il rigurgito marxista che attraversa il partito Laburista inglese, e che prima o poi attraverserà la Manica, dimostra quanto sia profonda la tendenza degli uomini a ripetere gli stessi errori.

nota della redazione

Ci stiamo avvicinando al più terribile dei centenari. La prossima settimana saranno cent’anni da quando i bolscevichi, all’epoca una conventicola semisconosciuta, presero il potere a San Pietroburgo, che all’epoca si chiamava Pietrogrado. Come sempre accade con le rivoluzioni, fu una sporca vicenda. Il governo socialdemocratico che era succeduto allo zar otto mesi prima non era in grado di combattere. Il primo ministro, Alexander Kerensky, era già fuggito alla città su una Renault presa in prestito dall’ambasciata americana.

L’iconografia sovietica successiva diede molta enfasi all’assedio del Palazzo d’Inverno, dov’era asserragliato quel che restava del governo di Kerensky, ma le cronache del tempo raccontano una storia meno eroica. Ecco ad esempio il racconto del generale Knox, addetto militare britannico: “La guarnigione del Palazzo d’Inverno era ridotta al minimo per via delle diserzioni, perché non arrivavano i rifornimenti e i soldati stavano praticamente morendo di fame da due giorni. Nessuno aveva la forza di combattere”.

Le Guardie Rosse entrarono da un ingresso secondario aperto e iniziarono a vagare senza meta nei meandri del palazzo, finché non si imbatterono in uno sparuto gruppetto di componenti del governo Kerensky, nascosto in una delle stanze della servitù. Analfabeti com’erano, i rivoluzionari ordinarono agli sfortunati ministri di scrivere i loro mandati d’arresto. Poi iniziò il saccheggio selvaggio: i bolscevichi fecero a pezzi i piatti di porcellana, strapparono i quadri dalle cornici e versarono vino dappertutto. Fu, nel complesso, una faccenda banale e un po’ patetica, senza troppo spargimento di sangue.

Il sangue fu sparso in seguito e iniziò a scorrere con tale abbondanza che ancora non ci rendiamo davvero conto di quel che accadde. Con le crude cifre della morte, al comunismo spetta la palma dell’ideologia più letale che sia mai esistita. La tratta degli schiavi ha ucciso circa 10 milioni di persone, il nazismo ne ha uccise 17 milioni, ma i comunisti ne hanno uccise 100 milioni, gettate nelle fosse comuni, arrestate in piena notte, condannate alla morte per fame da funzionari statali.

Tutti i regimi comunisti, dall’Albania all’Angola, dal Benin alla Bulgaria, da Cuba alla Cecoslovacchia, si sono serviti di campi di lavoro, torture ed esecuzioni sommarie.

Non era necessario essere un oppositore del partito per essere liquidato. I crimini commessi potevano essere diversi: essere nato dai genitori sbagliati, andare in chiesa o essere laureato. In Cambogia bastava indossare gli occhiali per essere condannato, perché gli occhiali erano considerati prova del fatto che non si faceva un lavoro manuale.

Che cosa spiega un massacro su una scala così ampia? Il romanziere russo Alexander Solženicyn (1918-2008), egli stesso sopravvissuto ai gulag, conosceva la risposta. Prima c’erano stati dei sadici, dei tiranni e degli assassini, così scrisse, ma le loro tendenze omicide alla fine si erano esaurite “perché non avevano nessuna ideologia. L’ideologia è ciò che dà al malvagio la fermezza e la determinazione necessarie”. Ecco un modo per esplicitare il potere distruttivo del comunismo.

Nel 1917, gli Stati Uniti e la Russia avevano lo stesso numero di abitanti. Dopo un secolo di asimmetria per quanto riguarda durata della vita, aborto e migrazioni, oggi gli americani sono il doppio dei russi.

Eppure, incredibilmente, il fascino resiste. Durante la campagna elettorale per le ultime elezioni, è stato chiesto in televisione al laburista John McDonnell se fosse marxista. Il ministro-ombra delle finanze ha mugugnato qualcosa di incomprensibile, a metà tra un sì e un no, poi si è affrettato ad aggiungere: “ritengo che ci sia molto da imparare dalla lettura de Il Capitale, ovviamente”. In un discorso davanti agli attivisti laburisti, si è esposto un po’ di più, descrivendosi come un “marxista per nulla pentito”.

Un tempo sarebbero state sufficienti quelle parole per escluderlo dalle cariche di governo più alte, ma il suo punto di vista è ormai diffuso nella leadership laburista. Jeremy Corbyn deve ancora incontrare un paese comunista che non gli vada a genio. Il suo responsabile della campagna elettorale e il suo portavoce si sono dichiarati pubblicamente dispiaciuti dell’esito della Guerra Fredda…

Che inversione di rotta rispetto al partito laburista che conoscevamo! Pur con tutti I suoi difetti, il nostro principale partito di sinistra non ha mai dimostrato la particolare passione per la violenza del socialismo rivoluzionario che invece era diffusa in tutta Europa.

Era un partito che invitata alla moderazione, annoverando al suo interno bande musicali e biblioteche per lavoratori; un partito che mirava a rendere più forti le persone, e non più deboli; un partito, come disse una volta il suo segretario generale Morgan Phillips, più influenzato dalla religione metodista che non dal marxismo. Almeno finora.

Come si spiega questo cambiamento? Come può Jeremy Corbyn, bollato per tutta la sua carriera come troppo estremista, essere preso sul serio e trovarsi in vantaggio nei sondaggi? L’incredibile spiegazione è questa: Corbyn rispecchia il cambiamento di mentalità delle nuove generazioni.

Secondo YouGov, un terzo dei millennial crede che George W. Bush abbia ucciso più persone di Stalin e addirittura il 70 per cento non ha mai sentito parlare di Mao Tse-tung, il cui regime ha sterminato decine di milioni di cinesi. Qualche incallito ideologo marxista considera questi omicidi come un prezzo che è valso la pena di pagare per consentire all’utopia di realizzarsi.

Come suol dirsi, non si può fare una omelette senza rompere le uova (a parte l’ovvia obiezione che le persone non sono uova, sinora l’omelette non è riuscita a nessuno: i paesi comunisti diventano sempre più poveri, più crudeli, più divisi e più oppressivi di quanto potessero essere in precedenza).

La maggior parte delle persone, tuttavia, non osserva mai i gusci rotti. Molti guardano al comunismo come a una teoria da libro scolastico, senza considerarne gli effetti reali. Amano sentire parlare di “umanesimo”, di “giustizia sociale” e di “proprietà condivisa”, ma dimenticano di notare che tutto ciò è sempre stato perseguito attraverso metodi polizieschi e violenti. Sono questi giovani, candidi ragazzi a costituire la gran parte delle fila degli aficionados che cantano in coro “Oh Je-re-my Cor-byn”…

Alla sua morte, Karl Marx diventò ciò che lui stesso odiava di più: il fondatore di una falsa religione. I suoi accoliti si aggrappano ai suoi dogmi sfidando l’evidenza e sono diventati ancor più fanatici da quando il Muro di Berlino è crollato.

Ora, un altro profeta barbuto suona le vecchie melodie incantatrici. Purtroppo, si tratta di un culto in fase ascendente.

© Telegraph Media Group Limited (2017)