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A Parigi i custodi di case popolari saranno autorizzati a multare i residenti

Ecco un'idea interessante, forse utile anche per i condomìni italiani, non solo nei quartieri popolari, ma anche in alcune zone "di pregio"...

nota della redazione

A partire da gennaio 2018, un centinaio di custodi presteranno giuramento per essere poi assegnati dislocati nei diversi quartieri di alloggi sociali della capitale francese con il compito di sanzionare i comportamenti incivili.

Per tentare di trovare una soluzione ai problemi causati dai comportamenti incivili all’interno dei quartieri di case popolari, il Comune di Parigi ha deciso di seguire l’esempio di Calais che, da settembre, è la prima città di Francia ad aver previsto che i custodi di case popolari possano lavorare anche sotto forma di guardie giurate particolari. A partire da gennaio 2018, un centinaio di persone – per lo più custodi o residenti volontari – saranno incaricate di “fare i poliziotti” condominiali all’interno della capitale (a Calais se ne contano già una quarantina).

Stéphane Daubin - direttore generale di Paris Habitat, la principale organizzazione di alloggi sociali della capitale - sottolinea tuttavia che questi nuovi “agenti”, per legge, “non saranno chiamati a risolvere problemi legati alla delinquenza”, ma avranno piuttosto facoltà di contestare “qualsiasi tipo di violazione” o infrazione “recante danno ai condomìni affidati alla loro custodia”. “L’anno scorso, a Parigi, cinquemila inquilini hanno denunciato situazioni di degrado ambientale o di cattivo vicinato – spiega Ian Brossat, consigliere municipale con delega alla Casa presso il Comune di Parigi – e questo è uno dei motivi che induce gli inquilini a fare domanda per essere trasferiti in altro alloggio”.

Per ottenere il loro nuovo status, i futuri agenti, sottoposti al controllo di un procuratore e sotto l’autorità di Paris Habitat, dovranno prestare giuramento davanti al tribunale di Parigi, dopo aver frequentato un corso di formazione di un giorno e mezzo. Secondo quanto previsto dall’articolo 29 del Codice di procedura penale, essi dovranno poi ottenere “una specifica autorizzazione da parte del prefetto di dipartimento in cui si trova il condominio al quale verranno destinati”.  Dopo di ciò, i custodi riceveranno un certificato di abilitazione sottoscritto dal prefetto di Parigi. Gli agenti saranno quindi autorizzati ad effettuare contravvenzioni in caso “di rifiuti ingombranti, di degrado degli spazi comuni, di inquinamento acustico, di aggressione verbale o di spargimento di urina” all’interno dei condomìni loro affidati. Una volta contestato il fatto, i custodi avranno cinque giorni di tempo per inviare la loro contravvenzione al procuratore della Repubblica o alla polizia, affinché questi stabiliscano come procedere. Gli inquilini che commetteranno infrazioni rischieranno multe dai 17 ai 1.500 euro, in base alla gravità del fatto.

Questa misura avrà valore sperimentale e per il momento sarà circoscritta all’anno 2018, ma vedrà coinvolto l’intero parco immobiliare gestito da Paris Habitat, vale a dire 125.000 alloggi e 200.000 residenti. Se la sperimentazione dovesse funzionare, si valuterà se estenderla anche ad altre agenzie di alloggi sociali. Alcuni residenti vedono con favore la nuova disciplina, ritenuta “più dissuasiva di quanto non siano le attuali procedure di sfratto, talmente lunghe da non essere più temute”, come spiega un inquilino. Altri si interrogano invece sull’efficacia dell’innovazione. “Ci sarebbe bisogno, piuttosto, di poliziotti in borghese e di telecamere nascoste in diversi posti”, suggerisce un altro abitante. Altri ancora temono invece che questa modalità possa condurre alla delazione tra vicini di casa.

“Non pretendiamo di fare miracoli – conclude Stéphane Dauphin –  cerchiamo soltanto di dimostrare che non restiamo inerti di fronte a questo fenomeno e infatti, non a caso, altri municipi di periferia, nei pressi di Tolosa, stanno manifestando il loro interesse verso queste misure”.

© Guillaume Errard, 2017, Le Figaro