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A sei anni dalle dimissioni di Benedetto XVI

Nel febbraio di sei anni or sono, nel 2013, papa Benedetto XVI rassegnava le dimissioni da pontefice. Il papa annunciò le proprie dimissioni l’11 febbraio, senza alcun preavviso alla stampa, parlando ad una riunione di cardinali. Affermò che le proprie condizioni di salute lo spingevano all’importante decisione. L’ultima volta che un papa si era dimesso di propria spontanea volontà era avvenuto nel 1294, con il ritiro di Celestino V. In verità, nel 1415 anche Gregorio XII si dimise, ma vi fu costretto per decisione del Concilio di Costanza che pose fine alla diarchia con l’antipapa Benedetto XIII. Dal 2013, come noto, Benedetto XVI si è ritirato a vita privata vivendo nel monastero Mater Ecclesiae, un complesso religioso collocato all’interno delle mura vaticane, costruito a metà degli anni ’90. Ratzinger ha preso il titolo, inedito, di Papa Emerito e ha conservato l’appellativo di Sua Santità.

Le illazioni sulle presunte “vere” motivazioni che spinsero Ratzinger a dimettersi non sono mai cessate. Ogni sorta di complotti, ricatti, intrighi è stata immaginata. Ci permettiamo di ricordare un piccolo ma importante dettaglio: già nel 2002, quando fu eletto decano del collegio cardinalizio, Ratzinger espresse in modo chiaro il suo desiderio di essere congedato dal cardinalato attivo. Ma Giovanni Paolo II – e non era la prima volta che accadeva – convinse il suo fidato cardinale a non desistere. La stanchezza fisica, il venir meno delle forze, resta la motivazione più credibile per le dimissioni di Benedetto XVI.

Durante gli otto anni del suo pontificato, Ratzinger ha pubblicato tre libri sulla vita di Gesù e molti altri su vari temi di teologia e attualità. Tra i titoli più noti: Rapporto sulla fede (1985, con Vittorio Messori), Senza radici (2005, con Marcello Pera), Introduzione al cristianesimo (1969). Purtroppo, si tratta di testi oggi abbastanza difficili da trovare in libreria. I librai si sono ora tutti spostati su testi dedicati a papa Francesco. Ma è il destino di molti papi esser presto rimossi per far spazio a quello in carica.

Benedetto XVI è stato sempre duramente attaccato dalla sinistra più accanita, dai laicisti più intransigenti, con l’accusa di integralismo cattolico. Accusa poco convincente, se solo si pensa che Ratzinger, a sua volta, è stato sempre criticato dai tradizionalisti più severi, che gli imputarono l’accettazione di tutti i fondamenti del Concilio Vaticano II. Probabilmente, se accusato da sinistra come da destra, è ragionevole pensare che Benedetto XVI abbia sempre semplicemente seguito la linea centrale, unica e certa del Vangelo e del magistero tramandato nei secoli.

Sul piano umano, Ratzinger ha sempre mostrato il temperamento di persona estremamente mite (al punto che alcuni esponenti di Curia lo han giudicato ben poco adatto alle funzioni di governo della Chiesa). Ha sempre e solo esercitato le sue funzioni con grande competenza teologica e con sincero rispetto per tutti i non credenti e per le altre confessioni religiose. Ha anche mostrato grande coraggio quando, durante la via Crucis del 2005 disse parole sconcertanti: “Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa!”. Parole mai pronunciate prima da un pontefice. Ma rivelatrici di una crisi interna alla Chiesa che ha avuto, e continua ad avere, gravi conseguenza sulla sua situazione “esterna”. Nel 2017, il cardinale Gerhard Müller definì “grave” la situazione della Chiesa cattolica, perché “si è ridotta la prassi sacramentale, l’orazione, la preghiera. Tutti gli elementi della fede vissuta, della fede popolare, sono crollati. E il dramma è che non si sente più il bisogno di Dio, della parola sacra e visibile di Gesù. Si vive come se Dio non esistesse. Rispondere a tutto ciò è la nostra grande sfida”. È il caso di ricordare che in quello stesso anno Francesco rimosse improvvisamente il cardinale Muller dall’incarico di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ex Sant’Uffizio, il dicastero che vigila sul rispetto dei principi cattolici fondamentali.

Joseph Aloisius Ratzinger è nato a Marktl, in Germania, il 16 aprile 1927. Compirà 92 anni quest’anno. Ha ricevuto onorificenze di Stato dalla Germania, dall’Ecuador, dall’Austria e dalla Francia (Legion d’onore), ma – almeno sinora – non dall’Italia.

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