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"Affaire" Hallyday: la libertà di scegliere i propri eredi

Il 6 dicembre 2017 è deceduto Johnny Hallyday (nome d'arte di Jean-Philippe Smet), forse il più noto cantante francese del '900 (cento milioni di dischi venduti). Halliday ha avuto due figli legittimi: David (dal primo matrimonio con Sylvie Vartan, celebre cantante degli anni '60-'70) e Laura Smet (dalla relazione con Nathalie Baye). In seguito, con la seconda moglie, Laeticia Boudou, ha adottato due bambine vietnamite. Dopo la morte del cantante, i figli Laura e David hanno impugnato il quarto testamento olografo del padre, nel quale è previsto che l'intero patrimonio sia destinato a Laeticia. I giudici dovranno stabilire se Hallyday ha vissuto in California abbastanza a lungo perché tale testamento si possa ritenere soggetto alla legge californiana (che consente ampia libertà nel destinare il patrimonio) e non a qualla francese (che prevede - come in Italia - quote di riserva per i figli, impedendo che questi possano essere del tutto esclusi dalla successione).

nota della redazione

Jean-Philippe Delsol, presidente dell’Iref [1] e noto avvocato specializzato in diritto tributario, riflette sulla profonda differenza fra la nostra tradizione di diritto civile, fondata sull’ossessione egualitaria, e la tradizione di common law anglosassone [2], più sensibile alla volontà individuale.

Johnny Halliday è riuscito nell’ardua impresa di monopolizzare l’attenzione dei media ancor più ora, da morto, di quanto non facesse quando era vivo. Questo perché, avvalendosi della legge californiana, Halliday ha escluso dalla successione ereditaria i suoi primi due figli, Laura Smet e David Hallyday. Ora, sarà necessario stabilire se, sul piano legale, il cantante fosse davvero un cittadino californiano oppure no. Nel primo caso, l’istanza dei figli, che hanno fatto ricorso per avere accesso alla successione, sarà sicuramente respinta. Al contrario, se il tribunale accerterà che Halliday aveva stabilito la propria residenza in Francia, allora i suoi figli otterranno certamente quanto chiedono, poiché la legge francese impone che venga loro destinata una parte dell’eredità, a meno che non abbiano già ricevuto attraverso donazioni passate più di quanto oggi spetterebbe loro a titolo di successione (questa sarebbe la situazione, stando all’ultimo testamento depositato in California dal cantante). Inoltre, i figli di Halliday potrebbero contestare il fatto che Laeticia, la sua ultima moglie, avrebbe approfittato della debolezza del rocker per impadronirsi della sua eredità, e in particolare delle sue proprietà sparse per il mondo, stimate in decine di milioni di euro. Cosa che, in ogni caso, gli eredi dovrebbero dimostrare.

Per una volta, seppure in maniera indiretta, i giornali di gossip si occupano di una questione di fondamentale importanza generale: il diritto di ciascun individuo a disporre dei propri beni. Il diritto civile, consacrato dal Codice napoleonico, prevede che una parte del patrimonio di una persona deceduta debba essere obbligatoriamente attribuito al coniuge e, in parti uguali, ai suoi discendenti, designati come eredi legittimi. Questa parte di patrimonio tutelata dalla legge, chiamata quota di riserva, viene destinata ai figli in una percentuale proporzionata al loro numero: una metà, quando c’è un solo figlio; due terzi, quando ci sono due figli; tre quarti, quando ce ne sono tre o più. Solo la parte residua, la cosiddetta quota disponibile, può essere liberamente ceduta a terzi, sempre nel rispetto dei diritti del coniuge.

L’intento del legislatore che ha formulato queste leggi era di annullare il diritto di primogenitura. Come è evidente, il risultato di tali leggi è il frazionamento della proprietà fondiaria. Nel 2013, l’estensione media delle aziende agricole era di 94 ettari nel Regno Unito, ma quasi due volte inferiore in Francia. L’obbligo di dividere i patrimoni familiari nasce da una originaria ossessione egualitaria, che da allora in poi ha penalizzato una gran parte dell’Occidente, e in particolare tutti i Paesi invasi dall’impero napoleonico, che ne hanno ereditato il codice civile.

Il codice civile (napoleonico, chiamato anche sistema di civil law - ndt) vuole esprimere una verità, una grammatica del diritto universalmente valida, mentre il sistema di common law – inteso in francese non tanto come “legge comune”, quanto piuttosto come “diritto comune” – procede con cautela, per trovare la soluzione più giusta ad ogni singolo caso. Il sistema del codice civile si erge a depositario di principi assoluti, mentre il common law si mostra dubbioso, prudente, pragmatico. Il codice civile pretende di avere un valore universale, ma in ultima istanza il common law è senza dubbio in grado di interpretare meglio le situazioni: poiché consente un approccio umile alla realtà, capace di considerare l’infinita varietà e complessità della natura umana. Il diritto civile si fonda su considerazioni storiche ormai anacronistiche, in base alle quali esso si arroga il monopolio delle norme giuridiche. Costituisce, inoltre, uno strumento oltremodo “standardizzato”, dunque insufficiente a cogliere la peculiarità delle situazioni nonché l’unicità degli individui, che spesso “cancella”, anteponendo loro la norma giuridica. Il common law persegue la fairness, ovvero la giustizia, intesa nel senso di “equità”. Forse non esprime un carattere del tutto razionale e autorevole, ma è costruito con una certa saggezza, che non ha origine nella norma scritta bensì nel buon senso basato sull’opinione comune che rappresenta “l’attualizzazione di una sempre preesistente moralità”.

Il sistema di common law, in vigore nei paesi anglo-sassoni, lascia in generale piena libertà a ciascun individuo di destinare – attraverso il testamento – il proprio patrimonio ad eredi di sua scelta. Si può cedere parte dell’eredità anche a fondazioni o associazioni, come fanno spesso molti americani. Il common law privilegia infatti la libertà individuale, mentre il sistema di civil law affida alla legge il compito di imporre le soluzioni che il legislatore ritiene migliori per i suoi cittadini. Il common law confida nella decisione individuale, il diritto civile nella volontà del legislatore. Si tratta di due concezioni sostanzialmente opposte, che hanno forgiato lo spirito e il diritto dei popoli; e che senza dubbio spiegano in gran parte la differenza che esiste fra le società latine e quelle anglosassoni riguardo al loro modo di concepire il ruolo e il peso dello Stato all’interno della società.

Forse è tempo che la Francia si interroghi sulla natura del proprio sistema giuridico, che pone la legge al di sopra di tutto, e sulla sua adeguatezza all’epoca attuale. Forse è tempo di tornare a dare più peso alle scelte individuali e al potere dei magistrati che devono giudicarle. Una evoluzione verso il common law, che d’altronde già si delinea nell’ambito del diritto europeo e internazionale, sarebbe un modo per responsabilizzare maggiormente i francesi riguardo alla gestione dei loro affari personali così come di quelli della Francia, secondo quello che fu il celebre adagio di John Kennedy, ripreso da Emmanuel Macron: “Ognuno si domandi cosa può fare per il proprio Paese, prima di domandarsi cosa il suo Paese può fare per lui”. L’Affaire Halliday potrebbe essere l’occasione giusta per aprire questo importante dibattito.

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1] Iref, Istituto di ricerche economiche e fiscali - ndt.

2] Il common law è il sistema giuridico anglosassone, basato sul diritto consuetudinario, ovvero sui precedenti giurisprudenziali, più che sulla rigorosa applicazione dei codici, come avviene nei sistemi di civil law, derivanti dai codici napoleonici (Italia, Francia, ecc.) – ndt.

© Jean-Philippe Delsol, 2018, Le Figaro