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Allarme solitudine nel Regno Unito (e in Italia)

Per combattere la piaga della solitudine, in Gran Bretagna la premier Theresa May ha ampliato le competenze del Ministero per lo Sport e la Civil Society, aggiungendo il compito di combattere la solitudine dei cittadini.

I media si sono sbizzarriti nel ribattezzarlo come “Ministero per la Solitudine”. L’incarico ministeriale, così rinnovato, è stato affidato alla giovane deputata conservatrice Tracey Crouch, la quale seguirà le indicazioni emerse da un precedente studio sull’argomento realizzato a suo tempo dalla deputata laburista Jo Cox.

Lo studio aveva infatti individuato nell’isolamento sociale un pericolo allarmante per la salute dei cittadini inglesi. Alzheimer, infarto e ictus sarebbero, infatti, soltanto alcuni dei rischi collegati a questa piaga sociale, capace di rendere più vulnerabile la salute di ognuno. A sostenere il ministro Crouch, sarà l’ente statistico britannico (Office of National Statistics), che dovrà fornire dati e proposte mirate. Secondo le ricerche, più della metà degli inglesi sopra i settantacinque anni vive in uno stato di completa emarginazione sociale. Un problema in crescita, che purtroppo sta investendo sempre più anche il nostro paese.

Da un’indagine di Eurostat, risulta che il 13,2% degli italiani sopra i sedici anni sostiene di non poter chiedere aiuto a nessuno in caso di bisogno. Inoltre, stanno aumentando i single con bassi redditi e con scarsa istruzione, residenti soprattutto in grandi città come Milano, metropoli che si aggiudica il triste primato di capitale italiana della solitudine.

Per fortuna esistono iniziative di sostegno gratuito come Telefono Amico Italia, al quale chiunque può rivolgersi per esprimere la propria sofferenza in modo anonimo e ricevere qualche consiglio. Un servizio di supporto psicologico che ha radici lontane. Il primo centro di emergenza telefonica nacque a New York nel 1906, per diffondersi in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

Oggi, a comporre sempre più spesso il numero di Telefono Amico, soprattutto nei mesi estivi, sono uomini sotto i cinquant’anni, single o separati, oppure casalinghe pensionate e disoccupate, bisognose di essere ascoltate e di confrontarsi con qualcuno. I settecento volontari dei venticinque centri dislocati in tutta Italia, dopo un accurato corso di formazione, rispondono alle richieste di aiuto, 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, festivi compresi.

Secondo l’Istat, che misura il “sostegno sociale percepito” (chiedendo agli intervistati quanto si sentano inseriti in una buona rete di relazioni), più di un quarto degli italiani (27,7%) ritiene di poter contare su un sostegno forte, il 17,2% si sente privo o quasi di ogni aiuto, mentre oltre la metà degli individui si colloca in una posizione intermedia (55,1%). Nel confronto con i paesi Ue, gli italiani sembrano soffrire di una maggiore fragilità: per tutte le classi di età è più bassa la quota di chi percepisce un sostegno forte (34,1% media Ue) ed è più elevata la quota di chi dichiara la percezione di un sostegno debole (15,5% media Ue).

È sorprendente che un popolo famoso nel cinema e nella letteratura per i forti legami famigliari e la facilità nelle relazioni interpersonali scopra di essere diventato debole su questi versanti, collocandosi sotto la media Ue. Molto probabilmente, la prolungata crisi economica, ivi inclusa la caduta notevole dei valori immobiliari, ha aumentato il senso di insicurezza ed ha intaccato la tradizionale tenuta dei legami sociali.

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