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Almeno nel Mare Glaciale Artico, la diplomazia funziona

Tra il risveglio dei nazionalismi e le nuove minacce di guerra nucleare, per la diplomazia è stato un anno duro. È per questo che l’accordo raggiunto da nove nazioni, oltre all’Unione Europea, per proteggere i mari più a nord del pianeta, si può definire un piccolo miracolo.

Per i prossimi 16 anni sarà vietata la pesca commerciale nell’Oceano Artico centrale, un’area di mare ghiacciato grande quanto il Mediterraneo, distante oltre 200 miglia marine dalla costa più vicina. In questo intervallo di tempo gli scienziati potranno studiare quale impatto potrebbe avere l’attività di pesca commerciale nell’ecosistema marino. L’obiettivo è quello di evitare la pesca intensiva e indiscriminata che ha impoverito la fauna ittica in altre aree del mondo: il merluzzo nero dello Stretto di Bering o il krill nell’Oceano Antartico sono, ad esempio, due specie in pericolo.

Fino a poco tempo fa, la presenza di ghiaccio rendeva impossibile la pesca commerciale nell’Artico centrale. Ma con il riscaldamento globale le cose sono cambiate. Da qualche anno, durante la stagione estiva, il ghiaccio si scioglie abbastanza da lasciare scoperto il 40% delle acque.

Tra le nazioni che hanno sottoscritto l’accordo vi sono paesi con coste artiche molto estese (Russia, Canada), e quelli tra i più attivi nel settore della pesca (Corea del Sud, Cina, Giappone, Danimarca, Norvegia, Islanda), oltre agli Stati Uniti e all’Unione Europea.

Il prossimo passo prevede lo sviluppo di un programma di ricerca che permetterà agli scienziati di tutto il mondo di studiare centinaia di specie che vivono nell’Artico centrale – incluse quelle attirate dal riscaldamento di quei mari – e capire il funzionamento della loro catena alimentare.

È la prima volta che un’attività di ricerca in acque internazionali viene messa in atto preventivamente, per scongiurare eventuali danni causati dall’arrivo dei pescherecci da traino.

Che così tante nazioni raggiungano un accordo dettato dal buon senso e rispettoso dell’ambiente dimostra a che punto di intesa possono arrivare i popoli quando sono preparati a cooperare.

© 2017, Bloomberg