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Apple cerca di riconquistare il suo posto nel settore scolastico statunitense

Il prossimo sensazionale lancio di un prodotto Apple non avverrà nel nuovo campus di Cupertino, in California, ma presso una magnet school [scuola pubblica che dispone di risorse finanziarie da destinare a progetti speciali - ndt] a nord di Chicago. La scelta conferma che la Apple non ha alcuna intenzione di uscire dal settore scolastico dove un tempo dominava incontrastata.

Apple non ha comunicato quali novità si prepara a lanciare sul mercato, ma l’annuncio avviene in un momento fondamentale per il settore scolastico, in cui molte scuole cercano di rinnovare o modificare, prima che arrivi l’estate, gli accordi contrattuali con le società che offrono servizi informatici per la didattica. Agendo con lungimiranza, le società tecnologiche cercano di introdurre le proprie tecnologie nelle scuole, nella speranza di trasformare gli studenti di oggi in buoni clienti per il domani.

In passato, il Mac e più tardi l’iPad, erano sinonimo di strumenti adatti all’uso scolastico. Ma da molti anni ormai, Google e Microsoft hanno superato Apple affermandosi come leader delle nuove tecnologie applicate all’insegnamento. Google è diventato il re incontrastato delle scuole, grazie a una vera e propria offensiva lanciata con l’obiettivo di dotare ogni singolo studente di laptop a un costo abbordabile, allettando l’offerta con un software gratuito, e praticando tariffe convenienti per venire incontro ai distretti scolastici nella gestione di migliaia di nuovi dispositivi.

Secondo gli analisti di FutureSource Consulting, circa il 60% dei nuovi strumenti didattici consegnati alle scuole alla fine dello scorso anno è stato prodotto da Google. Anche Microsoft ha registrato una crescita nel settore scolastico, con una fornitura di dispositivi tecnologici pari al 22% del totale. Apple, nel frattempo, ha ridotto la propria quota di mercato nel settore educational, dove i suoi sistemi operativi iOS e MacOS sono scesi rispettivamente al 12,3% e addirittura al 4,7%.

Come spiega Mike Fisher, associate director presso la Futuresource Consulting, sarà difficile intaccare il predominio di Google, data la sua notevole capacità di vendere i propri sistemi informatici alle scuole e la familiarità che queste hanno ormai acquisito con i suoi prodotti. Tuttavia, i distretti scolastici tendono a utilizzare una varietà di prodotti, il più delle volte fornendo inizialmente agli studenti più giovani l’iPad, e orientandosi successivamente su dispositivi come Chromebook o il più economico Windows man mano che gli studenti progrediscono negli studi e necessitano di una maggiore potenza di calcolo, oltre che di una tastiera fisica.

La prossima settimana, toccherà alla Apple riproporsi in maniera convincente. La società non è mai uscita dal settore scolastico; tuttavia, secondo gli analisti, non è stata sufficientemente combattiva. Ad esempio, l’ultimo evento dedicato alle tecnologie didattiche risale al 2012, quando Apple lanciò gli iBooks. Anche se l’azienda non ha ancora svelato quale sarà il prodotto prossimo al lancio, appare assai probabile che si tratti di un iPad a basso costo. Fisher è convinto che la società di Cupertino offrirà sostanzialmente una versione aggiornata del proprio software scolastico, focalizzandosi sulle funzionalità di “realtà aumentata”.

Un eventuale laptop a basso prezzo, stando alle indiscrezioni, sarà difficile da proporre al mercato, pur a un prezzo decisamente più abbordabile. Proprio in questi giorni, ci informa Fisher, Chromebook e Windows PC stanno proponendo alle scuole computer ad un prezzo di circa $300 per singolo studente: quasi lo stesso importo che esse pagano per un iPad.

I profitti di Apple derivano dalla vendita di hardware e software in un unico pacchetto; Google, invece, realizza modesti profitti dalla concessione delle licenze per Chromebook e da un canone di abbonamento per l’uso del software. Microsoft offre alle scuole dispositivi fortemente scontati – i suoi tablet partono addirittura da $189 – vendendo loro anche i software.

Apple non ha rilasciato alcun commento in proposito.

Altri ancora ipotizzano che l’azienda metterà in vendita una versione aggiornata dell’applicazione Classroom, la quale permette agli insegnanti di personalizzare il proprio programma di lezioni, comunicare con i genitori e seguire da vicino l’andamento degli studenti.

Anche se il settore dell’istruzione non è fonte di ingenti profitti per le aziende tecnologiche che stipulano contratti con le scuole, si tratta certamente di un mercato appetibile: basta guardare i fatturati di Apple generati dalla vendita dei suoi iPhone e gli introiti che Google ottiene dalla pubblicità, come chiarisce Patrick Moorhead, analista di Moor Insights.

A causa di dispositivi offerti a prezzi scontati e software a basso costo o addirittura gratuiti, anche i più grossi appalti non fruttano grandi guadagni. Tuttavia, le aziende fanno leva sul richiamo esercitato dal brand per influenzare le scelte future. Promuovere l’attaccamento dei giovani al marchio, infatti, è molto importante in un mondo connesso, e a maggior ragione lo è nei luoghi in cui è più facile utilizzare programmi specifici su diverse piattaforme. Una scelta orientata su Microsoft Word, ad esempio, non si limita più a un solo dispositivo. E lo stesso vale per tutta la serie di applicazioni marchiate Google.

Come avviene nel mondo dei consumatori, sempre di più le società tecnologiche stanno rendendo le scuole un ecosistema complesso di software, hardware e corsi didattici. Tant’è vero che a gennaio Apple ha annunciato di voler ampliare il proprio programma di codificazione  Swift per iOS, mettendolo al servizio delle scuole pubbliche di Chicago.

Il comunicato di Apple ha presentato la scuola dove si terrà l’evento, la Lane Tech College Prep High School, illustrando il programma per le lezioni di coding. L’evento avrà inizio il 27 marzo, alle 11 (orario della costa orientale).

© 2018, The Washington Post