I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

Armenia: il piccolo miracolo della rivoluzione di velluto

YEREVAN, Armenia – Se siete alla ricerca di qualche buona notizia proveniente da terre lontane, ecco a voi la storia della “rivoluzione di velluto” in Armenia, dove è stato appena deposto un governo corrotto e autoritario e si è insediato un governo di giovani e ambiziosi riformatori, messosi alla guida di una nazione piccola e pericolosamente vicina alla grande Russia.

Magari è l’inizio di una contro-tendenza, in un mondo dove numerosi indici sul grado di libertà e di buon governo puntano decisamente al ribasso. Ma va detto che i tempi non giocano a favore della parte riformista. Una stretta da parte dei potentati interni e da quelli oltre confine può facilmente vanificare i risultati raggiunti da questo movimento di protesta, nato dal basso, che ha rovesciato il consolidato governo filo-moscovita del Primo ministro Serzh Sargsyan.

Ma, almeno per ora, qui si respira un’aria di festa, con gli armeni che si godono gli effetti di quella che il nuovo Primo ministro, Nikol Pashinyan, ha descritto come “una rivoluzione fatta d’amore e di solidarietà”. Le bande musicali suonano nelle strade, la gente acclama Pashinyan in pubblico e la caligine post-sovietica sembra, al momento, dissipata.

Pashinyan mi ha rilasciato un’ora di intervista, nel suo grande ufficio al centro della città, in piazza della Repubblica. Mi è sembrato alquanto a disagio nel suo abito grigio delle occasioni ufficiali. La sua tipica immagine è quella del giovane in berretto da baseball alla guida di quel corteo di piazza che è stato così imponente da paralizzare la capitale e il governo, con barricate nelle strade fatte da suonatori di jazz in piedi sui pianoforti e ragazzini che fermavano il traffico allineando lungo gli incroci piccoli camion giocattolo.

Ma Vladimir Putin è ancora in grado di rendere difficile la vita della nuova Armenia. Come spiegatomi da vari diplomatici, se Mosca non avrà garanzie di lealtà da parte del nuovo governo, il Cremlino potrà interrompere la vendita di armamenti, sui quali l’Armenia fa affidamento per contrastare il vicino Azerbaijan nella contesa sulla regione del Nagorno Karabakh. La tolleranza di Mosca per le nuove libertà potrà dunque esigere un prezzo.

Cosa ne sarà ora della “rivoluzione di velluto”? Pashinyan ha reso noto il suo programma, generoso in termini di idealismo democratico, ma avaro di dettagli.

La priorità è la lotta alla corruzione, che ha spento lo spirito creativo e intraprendente per il quale gli Armeni sono in genere conosciuti. “Sfortunatamente - mi ha detto Pashinyan - negli ultimi 25 anni l’Armenia è stato un pase gravemente afflitto dalla corruzione”, e il gruppo al potere ha inflitto una sorta di tassa occulta all’economia nazionale. “La gente era stanca di questa situazione”.

Al programma di lotta alla corruzione si affianca l’impegno a smantellare i monopoli che dominano i settori chiave dell’economia. Armen Grigoryan, il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, ha lavorato in precedenza per “Transparency International”, un’organizzazione internazionale che cerca di censire e denunciare i livelli di corruzione nei vari paesi. In una intervista, Grigoryan ha spiegato che l’economia armena potrà crescere se il nuovo governo sarà in grado di rendere più trasparente la sua azione e di “ridurre gli intrecci tra affari pubblici e privati”.

La lotta al malaffare avrà bisogno di essere vigorosa, dovendo accertare le colpe dei principali responsabili. “Non intendo dare direttive ai giudici”, mi spiega Pashinyan, che però avverte: “cercheremo di identificare e di porre dinanzi alle loro responsabilità i principali protagonisti della corruzione”. Per combattere i grandi monopoli sarà inoltre necessario fornire capitali alle nuove imprese, probabilmente attraverso una banca pubblica per gli investimenti.

Per potersi svincolare dalle pastoie del passato, Pashinyan avrà bisogno di tutta la sua carica d’idealismo e d’energia, ma anche di una buona base politica. Mi ha annunciato che sono probabili nuove elezioni anticipate, per la formazione di un nuovo parlamento entro il prossimo ottobre o novembre, cioè ben prima della naturale scadenza di aprile 2019. I tribunali stanno intanto liberando alcune importanti personalità, già incarcerate per ragioni politiche.

L’Armenia è un paese rispetto al quale non riesco a mantenermi neutrale, poiché la famiglia di mio padre ha origini armene. Durante la mia visita, ho collaborato alla cerimonia per il conferimento dei premi “Aurora Humanitarian”, conferiti da un gruppo di personalità armene per onorare illustri difensori dei diritti umani di altre nazionalità. Storicamente, e nel più recente passato post sovietico, l’Armenia ha dovuto subire una dose di sciagure superiore alla media degli altri paesi. Per questo, è stato motivo di conforto vedere Yerevan con il volto di una città sorridente dopo i rivolgimenti appena vissuti.

© 2018, The Washington Post