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Come le neuroscienze possono rivoluzionare la scuola

A gennaio 2018, si è insediato a Parigi il Conseil Scientific Consultatif, un nuovo organo consultivo voluto dal ministro dell’Istruzione, Jean-Michel Blanquer. L’intento è di migliorare le tecniche di insegnamento nelle scuole francesi.

Quali sono i manuali scolastici più efficaci? Come misurare al meglio i progressi nel profitto degli studenti? Come insegnare ad insegnare? In che modo si possono aiutare davvero i ragazzi con deficit cognitivi o fisici? Come si possono migliorare i criteri di valutazione? Il Conseil Scientific Consultatif, ovvero il nuovo organo consultivo che lavorerà al fianco del Ministro dell’Istruzione, cercherà di dare una risposta a queste e a molte altre domande.

Nel novembre del 2017 fu annunciato che Stanislas Dehaene, professore del Collège de France e specialista di scienze cognitive, era stato nominato direttore di questo nuovo consiglio. La notizia aveva messo in agitazione il mondo della scuola. Su iniziativa del sindacato degli insegnanti Snuipp-FSU, sessanta ricercatori, per lo più vicini alla vecchia maggioranza (di centro-sinistra - ndT), avevano espresso la loro preoccupazione: nominare un neuroscienziato a capo del nuovo consiglio non  significa forse promuovere un approccio meramente tecnico e meccanicistico alle problematiche della scuola, totalmente disconnesso dalla realtà delle classi e dell’insegnamento? Per il ministro Jean-Michel Blanquer non potrebbe essere un modo per crearsi un consiglio “su misura”, in grado di giustificare tutte le sue decisioni in materia di politiche pubbliche?

Stanislas Dehaene e Jean-Michel Blanquer precisano, con tono risentito, che il Consiglio è composto da un gruppo eterogeneo di professionisti. Infatti, solo sette dei ventuno membri provengono dall’ambito delle scienze cognitive, fra i quali Franck Ramus e Sid Kouider, professori associati all’ENS (École Normale Supérieure), Michel Fayol, professore all’Università di Clermont-Ferrand, specialista delle abilità alfabetiche, numeriche e matematiche, o ancora Nuria Sebastian-Galles, specialista in bilinguismo. Tra gli altri, si contano due filosofi, due sociologi, due ricercatori di scienze dell’educazione, un linguista, un matematico e uno statistico. E anche due economisti, fra cui Esther Duflo, professore al MIT (Massachusetts Institute of Technology).

Il ministro e il neodirettore affermano che un così grande numero di personalità “altamente qualificate” nei loro rispettivi campi di specializzazione consentirà di creare una “visione multidisciplinare di tutte le materie”. Una diversità di competenze abilmente dosata che rassicura i docenti.

Francette Popineau, responsabile del più importante sindacato degli insegnanti delle scuole secondarie superiori, ritiene che queste nomine multidisciplinari siano “un buon segno”: “Ovviamente, ci auguriamo che il governo voglia ascoltare la nostra opinione in merito, come è giusto che sia”. Per questo, la sindacalista pone l’attenzione su alcuni punti chiave: “Ci aspettiamo un ampio confronto con i veri insegnanti, quelli che lavorano quotidianamente nelle scuole, perché ciò che funziona in un laboratorio non necessariamente funziona anche sul campo, in una classe reale”.

Molti dei professionisti scelti sono vecchie conoscenze di Jean-Michel Blanquer. Il ministro aveva scoperto Stanislas Dehaene negli anni duemila. In quel periodo, infatti, questo specialista del cervello era stato consultato dall’allora ministro Gilles de Robien riguardo alle tecniche per l’insegnamento della lettura e in quell’occasione aveva incontrato Jean-Michel Blanquer, all’epoca vicedirettore di gabinetto di Robien. Blanquer era rimasto affascinato dal lavoro di Dahaene. Così, nel 2010, nominato direttore generale dell’insegnamento scolastico per il ministro Luc Chatel, Blanquer lo aveva richiamato, invitandolo a partecipare a un primo consiglio scientifico, insieme, fra gli altri, a Esther Duflo e Michel Fayol. Anche il matematico Étienne Ghys, selezionato nel 2008, ebbe modo in quella circostanza di mettere in luce le proprie competenze. Quel consiglio costituì per tutti un banco di prova. A testimonianza del fatto che Jean-Michel Blanquer, durante tutta la sua carriera – anche quando era rettore dell’Università della Guyana e poi dell’Università di Créteil – ha sempre mantenuto costante la volontà di collaborare con la ricerca per rendere più efficaci le sue decisioni in materia di politiche pubbliche.

© Marie-Estelle Pech, 2018, Le Figaro