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Dall’economia alla sicurezza, questo governo è tutt’altro che Conservatore

Non sono solo i “centristi”, quell’agglomerato eterogeneo formato da “blairisti”, esponenti dell’ala sinistra dei tory e giovani laureati metropolitani sostenitori del “Remain”, a sentirsi politicamente “senza casa”, incastrati tra l’estrema sinistra di Jeremy Corbyn e il governo per la Brexit guidato da Theresa May. La loro causa è oggetto di grande attenzione sui media e, a quanto si dice, stanno alacremente lavorando alla creazione di un altro partito...destinato in partenza al fallimento....

Oggi, c’è un altro importante gruppo connotato da una precisa appartenenza ideologica che si sente ugualmente emarginato, anche se il suo malcontento non assurge agli onori della cronaca.

Ebbene sì, cari lettori, mi riferisco a coloro che un tempo erano definiti “thatcheriani”: una nutrita compagine di sostenitori del libero mercato e della riduzione del cuneo fiscale, di antistatalisti, di libertari e liberali puri. Nonostante il sostegno schiacciante dato alla Brexit, questa piccola ma vitale componente del mondo Tory adesso si sente quasi estraniata, al pari degli uomini d’affari filoeuropei e della sinistra moderata che è a favore delle imprese.

Per coloro che credono nella libertà individuale e nel libero mercato, non c’è quasi niente di buono nelle politiche di questo governo (salvo la Brexit), e non si può sperare in null’altro se non ulteriori cattive notizie. Le battaglie condotte e le conquiste raggiunte decenni fa oggi stanno per essere cancellate: stiamo lasciando la Ue, ma stiamo facendo diventare la nostra politica economica più francese, più tedesca o più italiana.

In economia, John Major e Tony Blair erano molto più thatcheriani di Theresa May: il suo governo si sta intromettendo nelle lotte di potere che si stanno combattendo nella City (acquisizioni ostili, di solito), cercando di influire sulle scelte delle grandi imprese, demonizzando quelle che non sono di suo gradimento, quando è evidente che il governo non ha alcuna conoscenza o dimestichezza con il tortuoso processo della creazione di ricchezza.

È vero che la sterlina sta recuperando terreno, che la disoccupazione è ai minimi storici dal 1975 e che i salari reali hanno ripreso a crescere, ma il governo non può prendersene tutto il merito. A parole, sostiene l’imprenditoria, ma a quanto pare i ministri non hanno mai visto un’azienda, portato avanti una transazione o negoziato un contratto, senza provare il desiderio di regolamentare, tassare o sovvenzionare. Confondono la mera contabilità con il Conservatorismo, che invece mira a potenziare le capacità degli individui, delle famiglie e delle comunità, riducendo la sfera di influenza della burocrazia.

L’attuale governo non mostra alcun interesse nella “supply-side economics”, l’economia dell’offerta [teoria macroeconomia degli anni ’70 che riprende gli argomenti tipici del liberismo economico, in contrapposizione alle teorie keynesiane - ndt], o nell’idea che ridurre le tasse rafforzi le capacità di autogestione delle persone, e che sia necessario riformare i servizi pubblici, imparando da Singapore o dalla Svizzera.

Invece, l’unica discussione in cui sembra impegnato l’attuale governo verte sull’introduzione di una nuova tassa “di scopo” a favore del sistema sanitario pubblico, offrendo così un assist alla visione del mondo tipica dei laburisti.

Sajid Javid, ministro per gli enti locali e l’edilizia abitativa, è un vero conservatore radicale, ma purtroppo, anche le sue riforme continuano ad essere annacquate. La soluzione è quella di svincolare i terreni per destinarli all’edilizia, ridurre la burocrazia, tagliare le imposte di registro, abbassare i prezzi e diffondere la proprietà immobiliare ampliando le periferie e creando comunità; invece, siamo impantanati nei dibattiti sulla costruzione di alloggi sopra le linee ferroviarie o sul ritorno massiccio dei disastrosi piani municipali di edilizia popolare. Che tragico spreco di una preziosa occasione!

I neo-thatcheriani, nella speranza di ottenere qualche riforma sensata, sino ad oggi hanno preferito non rompere gli equilibri: nel breve termine, lasciare la Ue ha la precedenza, mentre l’avanzata di Corbyn sarebbe una catastrofe su tale fronte, ma sono profondamente frustrati a causa della direzione che ha preso il governo guidato dalla May, che non considerano una conservatrice nel senso più vero del termine. Non solo sono stati liquidati i principi economici conservatori, ma sono stati ripudiati molti altri valori fondamentali, non ultimo l’idea che diffondere opportunità per tutti sia meglio che cercare di appiattire i redditi, o il concetto che ciò che conta è l’operosità individuale, non l’appartenenza a questo o quel gruppo di pressione. Ai Tory non interessano più il perseguimento del benessere e l’agiatezza; invece di cercare di mettere le famiglie nelle condizioni di trovare la propria strada verso la felicità, credono di poter dare una risposta “pubblica” ad ogni problema.

Ma ciò che indigna particolarmente è l’assoluta mancanza di controllo da parte del governo su altri fronti. Il tasso di criminalità a Londra ha raggiunto livelli spaventosi, eppure le fiacche forze di polizia sembrano avere altre priorità. Nel quartiere di Hither Green hanno tenuto un comportamento addirittura sconcertante, permettendo alla famiglia di un ladro deceduto di proseguire la processione funebre verso la casa che questi aveva tentato di rapinare, mentre Richard Osborn-Brooks [la vittima del furto, che ha ucciso il rapinatore - ndt] è stato costretto ad abbandonare la propria abitazione. La polizia ha forse dimenticato chi è che deve proteggere?

E ancora, come è potuto accadere che Historic England, un’associazione finanziata dai contribuenti e che si presume sia impegnata a preservare il passato, abbia pubblicato un video dove si simulava l’abbattimento della Colonna di Nelson? Corbyn è già al potere? Perché l’attuale amministrazione Tory non riesce ad imporsi con determinazione?

Si ha l’impressione che la struttura governativa sia controllata da un’alleanza tra socialdemocratici, corporativisti e burocrati. Per ogni problema da risolvere è sempre necessario l’intervento dello Stato; in assenza di qualsiasi tipo di principio conservatore, la filosofia “di default” è che un funzionario di Whitehall ne sa meglio degli altri. Le élite sono molto confuse riguardo alla Brexit, ma continuano a esercitare la loro influenza su quasi tutto il resto: i responsabili attualmente in carica sono membri retribuiti dell’ala sinistra del partito conservatore, e garantiscono che qualsiasi rimedio attualmente in voga venga subito tradotto in azione politica. Non c’è dunque quasi nessuna differenza nelle decisioni prese dal Primo Ministro rispetto ai suoi predecessori.

Troppi obesi in giro? Non importa che il consumo di bevande leggere sia in calo da anni, il governo non trova di meglio che tassare le bevande gasate [la “sugar tax” introdotta quest’anno - ndt], mentre la gente fa incetta di bottiglie di Irn Bru original (piene di zuccheri) o si butta sulla “nuova” Ribena, a ridotto tasso dolcificante ma con un sapore assai peggiorato [la Ribena è una nota bevanda al ribes – ndt]. Su altro versante, la guerra alla plastica e agli imballaggi è quasi del tutto irrazionale, con scelte che comporteranno un maggior consumo di energia e una maggiore quantità di rifiuti alimentari. Dobbiamo ridurre l’inquinamento e preservare i fiumi, così come i mari. Ma il miglior modo di farlo è diffondendo le nuove tecnologie e l’uso dei nuovi materiali. Il panico dettato da scrupoli morali, o il desiderio di apparire innanzi ai media come ecologisti tutti d’un pezzo, non sono un buon sostituto dell’approccio razionale e ponderato. L’ultima volta che abbiamo preso decisioni emotive e affrettate è stato quando il Regno Unito ha abbracciato senza esitare il diesel, inquinante e nocivo.

Persino quando il governo May cerca di essere “conservatore”, come nel caso dell’immigrazione, si lancia dalla parte totalmente sbagliata e finisce per infilarsi in un bizzarro miscuglio di incompetenza, stupidità e approssimazione, senza alcun legame con il conservatorismo di Edmund Burke o il liberalismo di Hayek.

Un’altra disgrazia è stata la questione "Windrush" [1]. Il ministero degli Interni [Home Office] ha imposto regole draconiane che contrastano con uno dei fondamentali principi della cultura britannica, cioè la presunzione di innocenza. Spetta allo Stato tirar fuori le prove per dimostrare la presunta irregolare posizione degli immigrati ante-1971, non a questi ultimi. Analogamente, non è giusto che il settore privato debba diventare una sorta di poliziotto di frontiera.

Il governo attuale ha il compito di portare a termine la Brexit, ed è per questo che sarà ricordato in futuro. Ma non illudiamoci: questo è un governo conservatore con la “c” minuscola, non avendo una vera politica di promozione del libero mercato. In definitiva, non sono solo i centristi a ritrovarsi all’addiaccio, senza una vera "casa".

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[1] Con il termine “Windrush generation” si intendono coloro che fra il 1948 e il 1971 giunsero da vari paesi del Commonwealth in Gran Bretagna in cerca di lavoro. “Windrush” era il nome della nave che nel 1948 iniziò a trasportare immigrati caraibici verso i porti inglesi. Nell’aprile 2018 il governo di Theresa May ha abolito alcune regole che garantivano piena cittadinanza ad alcuni di quegli immigrati. Si stima che circa 500mila residenti inglesi appartengano alla Windrush generation, ma che solo il 10% di questi potrebbe perdere la cittadinanza. Peraltro, il governo ha poi assicurato che nessun diritto sarà violato e che offrirà supporto agli immigrati ante-1971 nel reperire prove della loro legittima appartenenza al Regno Unito - ndt.

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