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Diario di un piccolo investitore: "ho ottenuto il 78% in due anni"

Sebbene abbia buoni motivi per essere assai felice dei miei investimenti in azioni e in fondi ISA (Individual Savings Accounts, fondi comuni con agevolazioni fiscali – ndt), debbo ammettere che iniziai ad investire in periodi davvero molto propizi.

Dal 2016, quando comprai la mia prima quota in un fondo comune, ad oggi, l’indice FTSE World (azioni da tutto il mondo) ha registrato una crescita complessiva del 47% per ogni sterlina investita.

Il modo in cui ho gestito i miei investimenti è stato abbastanza casuale. Ho investito i denari man mano che avevo a disposizione un po’ di risparmi e, a tutt’oggi, non sono ancora riuscito a crearmi il “giardinetto” di fondi che avevo intenzione di mettere insieme.

Ho contravvenuto ad almeno due regole di base: ho dovuto sospendere più volte i versamenti nel mio piano di accumulo ISA per far fronte ad altre spese personali e ho consultato compulsivamente, troppo spesso, il risultato giornaliero del conto titoli.

Ma ho evitato di farmi prendere dal panico, restando fedele ad alcuni manager di gestione, pur quando alcuni investimenti all’inizio persero valore, ed ho resistito alla tentazione di saltare sui carri di apparenti vincitori, cioè investimenti a breve termine che di volta in volta salivano alle luci della momentanea ribalta.

La mia pensione è totalmente investita in fondi passivi, quindi utilizzo il conto ISA per effettuare investimenti nei fondi attivi, a dispetto dei loro maggiori costi di gestione, quando credo sia sensato correre qualche rischio in più (come tanti altri piccoli investitori, mi piace la sfida implicita nella strategia aggressiva). La tabella sottostante, indica la composizione del mio portafoglio.

L’aggiunta più recente è il Vietnam Enterprise Investment Trust (VEIT). Vi ho investito solo una piccola porzione del mio portafoglio, cioè quella parte che desidero destinare ad attività di nicchia, ad alto rischio ma ad alto rendimento potenziale. Ho scelto il Vietnam per diversi motivi. Anzitutto, si tratta di un paese con un’economia basata sull’export – l’elemento che accomuna le eccellenti performance complessive di Cina ed India. E poi, in quel paese i profitti aziendali sono in crescita, mentre i prezzi delle azioni sono ancora relativamente bassi. Il VEIT è presente sul mercato vietnamita da oltre 20 anni e quindi ha una capacità di accesso ad informazioni e imprese locali migliore di quella che possono avere altri operatori, considerato che il Vietnam non è un mercato molto facile per gli investitori esteri.

Ho avuto l’occasione di comprare quote in questo fondo ad un prezzo scontato del 18%, contro uno sconto medio del 13% nel corso dei precedenti 12 mesi. Ciò che mi ha convinto è il fatto che uno dei principali gestori del fondo, Roderick Snell (partner della società di gestione Baillie Gifford), vi ha investito il 25% dei suoi risparmi pensionistici.

I due fondi più antichi (per così dire), che acquistai non appena aprii il conto ISA, hanno ottenuto notevoli performance, gettandomi ora nel dubbio se non sia il caso di venderli e incamerare il profitto. Il rendimento su questi due fondi iniziali ha raggiunto, nel complesso, il 78%. Il primo di essi, lo Scottish Mortgage, gestito da James Anderson, ha quasi raddoppiato il valore, mentre il Marlborough Uk Micro Cap, guidato da Giles Hargreave, ha quasi ottenuto un +60%. Ho fiducia in questi due investitori, ma non voglio concentrare su di essi una quota eccessiva del mio portafoglio. Scottish Mortgage è molto esposto su azioni di imprese tecnologiche statunitensi, mentre il resto del mio portafoglio privilegia le piccole aziende inglesi.

Ora sono nelle condizioni di avviare un piano di accumulo a cadenza mensile, il che mi permetterà di aggiungere nuovi fondi e ri-bilanciare il portafoglio. Il mio obiettivo è di diversificare su otto fondi in totale. I tre che mi mancano per quest’obiettivo saranno, nell’ordine, un fondo globale generalista, non specializzato in aziende hi-tech, un fondo specializzato in imprese britanniche a basso rischio e un fondo orientato sui mercati emergenti di tutto il mondo.

Lucy Walker, che gestisce un fondo di fondi presso la società Sarasin, mi ha suggerito, rispettivamente, di orientarmi su Schroeder Global Recovery, sull’Aurora investment trust e sul M&G Global Emerging Markets.

Alla fine, il mio portafoglio sarà composto per il 40% da due fondi internazionali/globali, per il 20% da due fondi specializzati sul Regno Unito, il restante 40% ripartito tra Europa, Giappone, Mercati emergenti.

Gavin Haynes, che lavora presso il gestore di patrimoni Whitechurch Securities, mi ha detto: “non c’è dubbio che la tua strategia attuale e futura sia ad alto rischio, il che comporta un grado elevato di volatilità, ma è una scelta sensata per un investitore che può tenere ferme le posizioni per molti anni”. Poi ha aggiunto che “il portafoglio potrebbe migliorare con un ventaglio più ampio di investimenti. Diversificare su 10-12 fondi sarebbe buona scelta – è sempre vantaggioso introdurre nuove prospettive, aumentare le opportunità e diversificare il rischio”.

Quindi, ha concluso suggerendomi di aggiungere un fondo dedicato al mondo asiatico, per esempio il BlackRock Asian Special Situations, e di completare con un fondo specializzato in titoli azionari degli Stati Uniti.

© Telegraph Media Group Limited (2018)