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Dieci ragioni per non fidarsi delle previsioni

Recentemente, ho segnalato il caso di una previsione sbagliata, formulata un anno fa da un tale che dal 2011 va preannunciando, più o meno, l’imminenza di una recessione economica. Il mio proposito era quello di stimolare una discussione sui motivi per cui le previsioni sono controproducenti, e sul perché non sono uno strumento affidabile nella pianificazione di un investimento. Si è invece scatenata una diatriba tra “ottimisti passivi” e “pessimisti attivi”, con i primi a sbeffeggiare i secondi.

Non era quello il mio intento.

Ritenevo, forse sbagliando, che l’argomento che affrontavo con ostinazione da oltre dieci anni fosse stato ormai completamente sviscerato, e fosse arrivato il momento di lasciar perdere. Ero convinto che, a quel punto, tutti avessero capito quanto le previsioni di mercato – in realtà ogni tipo di previsione – siano insensate.

Ahimè, mi sbagliavo. Non mi resta dunque che rientrare nell’arena per ricordare a tutti quello che sappiamo su previsioni e pronostici, e spiegare perché raramente sono affidabili.

N. 1. Non tutto è prevedibile. Questo vale in particolare per i mercati e per l’economia, settori in cui una previsione sensata dovrebbe fare riferimento a un determinato investimento o una tipologia di investimento e/o indicare dati economici precisi, con un certo livello di prezzo e un particolare momento temporale. E deve anche poter essere confutata. Un’affermazione che non può essere dimostrata o smentita non è una previsione, ma solo un’astratta speculazione accademica. Dichiarazioni come “le azioni tendono al rialzo” o “le recessioni sono cicliche” non possono essere considerate previsioni perché mancano di indicazioni precise. Al contrario, una affermazione come “il Dow Jones toccherà i 25.000 punti nel secondo trimestre del 2018” ha tutti gli elementi di una previsione, passibile di conferma o smentita.

N. 2. L’essere umano è incapace di fare previsioni. Vi sono infiniti esempi: previsioni economiche, stime degli utili, previsioni di mercato, anticipazioni sulle future tecnologie, per non parlare delle proiezioni elettorali. I dati dimostrano, al di là di ogni dubbio, che la nostra specie è semplicemente inadeguata ad anticipare il futuro.

N. 3. Siamo ancora meno adatti a prevedere i nostri stessi comportamenti. Sono fermamente critico verso quei sondaggi che chiedono alla persone di descrivere i propri programmi futuri. Ogni volta che sento qualcuno fare pronostici su ciò che farà, ciò che vedo è la rappresentazione di uno stato emotivo. Che si tratti di acquisti natalizi, del piano assunzioni di una società, o delle intenzioni di voto, la gente dice quello che sente nel dato momento in cui viene intervistata, e ciò non preannuncia quel che realmente farà.

N. 4. Eventi casuali e imprevedibili mandano a monte le previsioni. Basta andare a rivedere quelle formulate anni o decenni or sono per vedere come la maggior parte di esse risultino sbagliate semplicemente perché stravolte da eventi successivi del tutto imprevedibili.

N. 5. É difficile prevedere gli sviluppi tecnologici. Siamo particolarmente negati a elaborare previsioni sul futuro della tecnologia. Questa totale incapacità era emersa già alla fine del XIX secolo, quando si diceva che nessuno avrebbe mai potuto desiderare o avere bisogno di un telefono, o che le automobili non avrebbero mai sostituito i cavalli e le carrozze. Eppure le persone ci cascano ancora, pur consapevoli di tale incapacità. Andate a rileggere le previsioni fatte nel 2007 dell’ex CEO della Microsoft, Steve Ballmer, secondo il quale l’iPhone della Apple non avrebbe mai avuto successo.

N. 6. Le previsioni sono uno strumento di marketing. Se le previsioni sono così inutili perché sono così diffuse? Non userò giri di parole: una previsione è solitamente, e spesso palesemente, realizzata a supporto di un’iniziativa commerciale. La pubblicazione di previsioni rientra nelle strategie di marketing. È molto semplice.

N. 7. Fortuna e casualità. Le persone tendono a focalizzarsi eccessivamente sul risultato anziché prestare maggiore attenzione al processo. Di conseguenza, si dà un’importanza esagerata a congetture che si sono avverate per puro caso, e i cui esiti non possono quindi essere replicati.

N. 8. Rischio asimmetrico. Le previsioni sbagliate vengono facilmente dimenticate, mentre coloro che le azzeccano, per puro caso o mera fortuna, assurgono alla celebrità. Questa è la prima, vera ragione per cui si formulano previsioni, soprattutto quelle più spaventose. La potenziale ricompensa per essere stati nel giusto è di gran lunga superiore agli svantaggi derivanti dall’aver fallito.

N. 9. Mancanza di autocritica. Molte persone prendono decisioni di investimento basandosi su previsioni dettate dal proprio ego, dalle quali discendono cattivi risultati. Costoro, pur di non riconoscere il proprio errore, preferiscono mantenere la scelta iniziale anziché migliorare la propria strategia di investimento. Il noto analista finanziario Ned Davis ha scritto un libro su questo fenomeno, il cui titolo dice tutto: “Being Right or Making Money” (Avere ragione o far soldi).

N. 10. Elaborare previsioni migliori. C’è una speranza che si riesca a migliorare la capacità di fare previsioni: Phillip Tetlock, autore di “Superforecasting: The Art and Science of Prediction” (“Superprevisioni: l’arte e la scienza della profezia”), si è chiesto se e in che modo gli esperti possano utilizzare i dati disponibili e la logica per aumentare le probabilità di ottenere il risultato desiderato. Notare l’uso del termine “probabilità” invece di previsione. Magari gli investitori lo ascoltassero…

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Barry Ritholtz è un columnist di Bloomberg. Ha fondato la Ritholtz Wealth Management ed è stato direttore equity research presso la FusionIQ, una società di ricerche e analisi quantitative. É autore di “Bailout Nation: How Greed and Easy Money Corrupted Wall Street and Shook the World Economy”.

© 2017, Bloomberg