I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

Dovete indovinare, stimare, prevedere? Cercate di ascoltare la "folla" che è in voi stessi...

Interrogare molte persone può essere molto utile per risolvere certi tipi di problemi. Se, ad esempio, si volesse indovinare quanti batteri vivono nel lago Erie, è preferibile porre la domanda a un gruppo casuale di persone e poi fare la media dei risultati, piuttosto che cercare di rispondere da soli.

Cosa accadrebbe, invece, se ognuno di noi potesse rappresentare il proprio “gruppo”, calcolando la media delle risposte che noi stessi formuliamo? Stranamente, la ricerca suggerisce che un tale metodo potrebbe funzionare davvero.

La “saggezza delle folle” [1] funziona sfruttando la diversità delle opinioni. E’ stata utilizzata per migliorare le previsioni economiche, le decisioni mediche e le previsioni meteorologiche. Ma c’è ancora molto da imparare su come e quando questa teoria funzioni davvero. Può dare risultati sbagliati quando le persone coinvolte hanno tutte lo stesso orientamento e gli stessi preconcetti, o se la scelta di una persona influenza gli altri. Può funzionare meglio se si chiede ai componenti del gruppo quale sia la loro opinione e quale pensano sia l’opinione più diffusa, per poi misurare le divergenze tra le due risposte – una tecnica che consente di far emergere le conoscenze/competenze dei sottogruppi maggiormente informati.

Cosa accade se, invece, ricorriamo all’intelligenza della folla senza avere a disposizione una moltitudine di persone, ossia servendoci delle diverse prospettive sotto le quali una stessa persona può considerare la medesima questione in momenti diversi?

Sono parecchi anni che gli psicologi testano questa situazione. Recentemente, gli studiosi hanno trovato un’importante fonte di dati: tre diversi quiz organizzati da un casinò olandese, ciascuno dei quali offriva un premio di 100.000 euro alla persona che avesse indovinato il numero di perle contenuto in una grande coppa di champagne, o che avesse fornito la risposta più prossima al numero esatto. A ogni competizione hanno partecipato circa 160.000 persone, che potevano fornire più risposte nell’arco di due mesi.

I ricercatori – gli psicologi Dennie van Dolder dell’università di Nottingham e Martijn van den Assem dell’università di Amsterdam – hanno accertato che l’errore medio commesso da ogni persona tendeva a ridursi se costui forniva più risposte, e che il risultato era tanto migliore quante più erano le risposte. Peraltro, ciò non è risultato dipendere da alcun progressivo apprendimento dovuto al passare del tempo – magari consultandosi con altri (gli esperimenti erano costruiti in modo da escludere tali evenienze – ndt). Le ultime risposte non risultavano significativamente più accurate di quelle fornite dalla stessa persona qualche mese prima. Ma la media delle risposte di ognuno diventava progressivamente meno distante dalla risposta esatta. 

La ricerca ha fornito delle indicazioni su come i singoli possono migliorare la propria prestazione. Le ipotesi sono risultate più accurate, ad esempio, quando le persone si prendevano un po’ più di tempo tra una risposta e l’altra. Infatti, la distanza temporale ha favorito nelle persone la formulazione di ipotesi diversificate, magari dimenticando il precedente ragionamento, aumentando così l’originalità delle ipotesi successive e promuovendo quel certo grado di diversità che è alla base della “saggezza della folla”. Studi precedenti, basati su una quantità di gran lunga inferiore di dati, erano giunti a un risultato simile: l’accuratezza delle risposte migliora se le persone sono incoraggiate a produrre stime o deduzioni in modi diversi, utilizzando diversi indizi e strategie differenti, con un processo che gli psicologi chiamano “bootstrapping dialettico” [2].

Ovviamente, considerare un problema sotto tutte le angolazioni possibili è un’abitudine comune delle persone intelligenti e di coloro che prendono buone decisioni.

Ma anche così – cioè attingendo alla “folla” che è in ciascuno di noi – non si diventa capaci di indovinare tutto, non di diventa dei geni. Lo studio fatto al casinò ha accertato che le persone sono portate fuori strada dai loro preconcetti, che rappresentano il 50% del totale degli errori. Per quanto grande sia il numero di stime che una persona fornisce, le sue risposte sono sempre inficiate nello stesso modo, perché queste provengono tutte dalla stessa persona. Ecco perché la somma di più persone diverse (anche solo due – ndt) ottiene comunque risultati migliori di molte stime successive fornite dalla stessa persona: tirando a indovinare una dozzina di volte, una persona può migliorare le sue stime di circa il 40%, ma lo stesso risultato si può ottenere facendo la media di un ben minor numero di stime fornite da due persone diverse.

In breve, sebbene gli individui possano migliorare la loro performance, cercare le opinioni degli altri è sempre meglio che decidere da soli. E’ una pillola di saggezza di cui le persone dovrebbero essere consapevoli: secondo quanto studiato in psicologia, gli individui tendono comunque a non discostarsi molto dalle loro opinioni iniziali.

- Buchanan, fisico e scrittore di fantascienza, è l’autore del libro "Forecast: What Physics, Meteorology and the Natural Sciences Can Teach Us About Economics." (”Previsione: quello che la fisica, la meteorologia e le scienze naturali possono insegnarci sull’economia”).

-------------------------------

[1]  La “saggezza delle folle” (o “intelligenza delle folle”) è una teoria sociologica secondo la quale una massa di individui inesperti sarebbe comunque in grado di rispondere a una domanda in modo più corretto di quanto non siano in grado di fare singoli esperti.
 

[2] Il metodo Bootstrap è una particolare tecnica statistica di ricampionamento degli oggetti osservati e misurati.

© 2018, Bloomberg