I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

Ecco perché i cristiani tradizionalisti sono al fianco di Trump

Con la messa in onda sulla CBS dell’intervista alla porno-attrice Stormy Daniels, nel programma “60 minutes”, i cristiani tradizionalisti - detti anche “value voters” (“elettori guidati dai princìpi”, ndt) - ora rischiano di passare per ipocriti. Appare in effetti difficile giustificare il loro sostegno al presidente Trump, alla luce delle rivelazioni sulle sue presunte scappatelle con una porno-star ed una modella di Playboy, senza dimenticare i denari versati per comprare il silenzio di queste donne.

Alcuni importanti politici di orientamento cristiano sembrano aver voluto condonare con troppa indulgenza sia il comportamento che Trump teneva in passato, sia le sue dichiarazioni aggressive, mai cessate da quando è in carica. “Trump è un uomo con molti vizi. Ma possiede una qualità morale che merita ammirazione: lui mantiene le promesse”, sostengono.

Durante la campagna per le presidenziali 2016, Trump promise di tutelare la libertà religiosa, di difendere la vita dei nascituri in grembo materno e di nominare giudici conservatori sia alla Corte Suprema che nelle corti federali d’appello: ha attuato questi impegni. La NARAL, nota lobby per il diritto all’aborto, protesta infatti per l’implacabile impegno di Trump su questi fronti e ritiene che la sua Amministrazione sia “la peggiore di tutti i tempi”. Agli occhi dei cristiani tradizionalisti questo conta molto di più della relazione che il presidente avrebbe avuto dieci anni or sono con un’attrice porno.

Al momento dell’elezione di Trump, la libertà religiosa negli Stati Uniti si trovava sotto un attacco senza precedenti. L’amministrazione Obama cercava di forzare la congregazione delle Little Sisters of the Poor ad andare contro coscienza e pagare la copertura assicurativa per garantire i contraccettivi ed i farmaci abortivi ai dipendenti. Al processo ‘Obergefell contro Hodges’, nella fase dibattimentale, il vice procuratore generale del presidente Obama sostenne, di fronte alla Corte Suprema, che le chiese e le università avrebbero potuto perdere le loro esenzioni fiscali se si fossero opposte ai matrimoni omosessuali.

Hillary Clinton era determinata ad intensificare questa offensiva. Nel 2015, alla conferenza Women in the World, dichiarò che “le credenze religiose … dovranno cambiare” — forse la minaccia più radicale alla libertà religiosa mai espressa da un candidato presidenziale di primo piano. In caso di vittoria, la Clinton avrebbe sostituito il defunto giudice conservatore Antonin Scalia con un giudice liberal, dando così alla Corte Suprema una maggioranza favorevole all’attivismo dei magistrati.

L’impatto sarebbe stato immediato: la Corte si prepara infatti a decidere su due casi cruciali per il destino della libertà religiosa. Nel processo ‘Masterpiece Cakeshop contro Colorado Civil Rights Commission’, la Corte deve deliberare sul potere del governo di obbligare un cittadino statunitense a violare la sua coscienza e compiere azioni che offendono le sue più profonde convinzioni religiose.

Il caso ‘National Institute of family Life Advocates contro Becerra’, chiede alla Corte di decidere se lo stato della California abbia la facoltà di imporre ai centri di assistenza alla gravidanza orientati contro l’aborto di reclamizzare alle loro pazienti le varie possibilità di abortire, costringendoli così a violare i loro stessi principi fondativi. A deliberare su questi casi non vi sono cinque liberal, ma cinque conservatori, tra i quali il giudice Neil M. Gorsuch. Scegliendo quest'ultimo, Trump ha mantenuto la sua promessa di “nominare alla Corte Suprema giudici decisi a seguire la lettera della Costituzione, non ad interpretarla dal loro scanno”, sostituendosi di fatto al legislatore.

Il presidente procede a ritmo serrato anche nel designare giovani giudici conservatori presso le corti federali di appello, così da garantire decisioni antiabortiste e libertà religiosa per i prossimi decenni. Ha rispettato anche il suo impegno di difendere le Little Sisters, che non potranno più essere soggette a ingiunzioni governative, ampliando le esenzioni dagli obblighi dell’Obamacare previste in casi particolari. Tale legge, infatti, impone di pagare ai propri dipendenti la copertura assicurativa per la contraccezione, prevedendo esenzioni per ‘motivi religiosi’ o di ‘obiezione di coscienza’, sia nelle organizzazioni non-profit (come le Little Sister – ndt) che in quelle for-profit.

Va anche segnalata una nuova creazione di Trump all’interno del Dipartimento per la Salute e i Servizi Umani: la Divisione per la tutela della coscienza e della libertà religiosa degli operatori sanitari, nel caso questi si rifiutino di prendere parte a procedure come l’aborto — laddove le regole del periodo Obama esigevano che le praticassero senza eccezioni. Per non lasciare nulla al caso, il Dipartimento di Giustizia ha anche emanato un documento-guida di 25 pagine, indirizzato agli enti governativi federali americani, che invita questi ultimi a tutelare la libertà di religione in esecuzione delle leggi federali.

Se la Clinton si prefiggeva di abrogare l’emendamento Hyde, che blocca ogni sostegno economico federale per l’aborto, Trump sostiene invece posizioni per la tutela della vita. E’ stato il primo presidente ad intervenire alla Marcia per la Vita, con un discorso video-trasmesso via satellite dal giardino delle rose alla Casa Bianca. Ha ristabilito e ampliato la “Mexico City Policy” — una misura che blocca i finanziamenti del governo federale alle organizzazioni non governative internazionali che praticano o informano sull’interruzione di gravidanza all’estero. Ha inoltre abrogato una legge del periodo Obama per consentire agli stati che lo desiderino di negare fondi alle cliniche che praticano aborti.

Il primo anno del mandato di Trump sembra registrare il maggior numero di interventi a tutela dei nascituri e della libertà di religione rispetto a qualsiasi altro presidente dell’era moderna. Non stupisce, allora, che i conservatori di stretta osservanza religiosa lo sostengano, nonostante le rivelazioni della Daniels. Non si dica però che il dogma della fedeltà coniugale non è importante per i cristiani: semplicemente, la tutela della vita lo è di più. Così come trovano fondamentale favorire una cultura che accolga i credenti delle varie fedi, invece che scatenare una guerra contro di loro.

Trump non rappresenta un esempio di moralità per nessuno. Non è neanche il presidente americano più religioso di sempre, ma è forse il presidente più favorevole alla libertà di religione. I cristiani tradizionalisti valutano Donald Trump non basandosi sulla sua religiosità personale, ma sulle sue scelte presidenziali. E se parliamo di tutela della vita e della libertà, le sue decisioni sono eccellenti.

© 2018, The Washington Post