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Facebook entra nel campo delle app per incontri. Anzi, si è già infilato nei nostri letti….

Se si considera che Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha iniziato la sua carriera nei social media con il controverso software Facemash, era prevedibile che si trattasse solo una questione di tempo prima che decidesse di avventurarsi nel mondo del dating online.

Il progetto Facemash, sviluppato a Harvard nel 2003, era un gioco di “selezione” tra gli studenti e funzionava in modo simile a Tinder, l’applicazione in cui gli utenti mettono a confronto vari profili basandosi sulle foto pubblicate.

Iniziato come un divertente passatempo con cui “distrarsi un po’” nel corso di una serata, Facemash si trasformò in un fenomeno virale che attirò su di sé le lodi di alcuni e le critiche di altri.

A quell’epoca, seguendo quello che poi sarebbe diventato uno schema ricorrente, Mark Zuckerberg si scusò per aver “violato la privacy” e “ferito i sentimenti delle persone”.

Adesso, quattordici anni dopo la creazione di Facebook, l’imprenditore ritorna alle origini della sua carriera: martedì 1 maggio, infatti, ha annunciato che la sua società lancerà un servizio di dating.

Questa volta, però, la app non sarà sviluppata in maniera superficiale, perché il desiderio del miliardario trentatreenne è quello di fare in modo che si instaurino delle relazioni di coppia basate su interessi comuni e amicizie condivise.

Lanciando quella che è parsa una stoccata contro il suo futuro rivale Tinder, Mark Zuckerberg ha dichiarato che il nuovo servizio punterà a far nascere rapporti di lunga durata, ovvero “non servirà per rimorchiare”.

Che ne sarà delle altre applicazioni di dating? Devono preoccuparsi?

L’annuncio di Zuckerberg ha fatto crollare il valore delle azioni della Match, la società proprietaria delle app per incontri Match.com e Tinder. Ed è facile comprenderne il motivo, se si considera l’uso che tali applicazioni fanno di Facebook.

L’importanza che Facebook riveste per Tinder è diventata evidente il mese scorso, quando la compagnia di Zuckerberg ha variato le impostazioni della privacy in conseguenza dello scandalo Cambridge Analytica.

La modifica ha scatenato il panico tra gli utenti di Tinder, molti dei quali si connettono a tale applicazione tramite il proprio profilo Facebook.

Inoltre, questo profilo non serve solamente per le funzioni di accesso. Quando ci si iscrive sui siti di incontri, infatti, il profilo Facebook è utile per importare immediatamente le foto e inserire in modo automatico i dati personali presenti nell’account (ad esempio l’indirizzo, il lavoro, la scuola).

Gli utenti di Tinder possono anche vedere se, su Facebook, hanno amici in comune con i potenziali partner.

Il fatto di essere già in possesso di queste informazioni, mette il colosso dei social media in una posizione di significativo vantaggio nei confronti dei servizi dating concorrenti.

Inoltre, visto che l’offerta di Facebook sarà probabilmente gratuita – al contrario di gran parte dei siti per incontri, che vivono sugli abbonamenti premium a pagamento – per le app rivali sarà una vera sfida riuscire a essere competitive.

“È molto probabile che Facebook raggiunga un ruolo di primo piano nel campo del dating online”, ha dichiarato al Telegraph Lauren Rosewarne, un’esperta di social media dell’Università di Melbourne, Australia. “Ci sarà sempre chi si rivolgerà ad altre piattaforme per fare ricerche più specifiche, ma poiché Facebook è il più popolare tra i social network, il grande numero dei suoi iscritti sarà sufficiente per renderlo una scelta ovvia”.

La professoressa Katina Michael, un’esperta di problematiche sulla privacy presso l’Università di Wollongong, è concorde nel sostenere che Facebook, con oltre 1,2 miliardi di utenti attivi, abbia un potenziale enorme. Peraltro, Tinder - che conta circa 50 milioni di iscritti - potrebbe riuscire a conservarli, dato che “le persone che usano i servizi di dating solitamente si iscrivono a più di un sito”.

Le preoccupazioni riguardo alla privacy allontaneranno gli utenti?

Comunque, Facebook dovrà riuscire a sconfiggere le costanti preoccupazioni in merito alla questione della privacy.

Il mese scorso, a seguito dello scandalo Cambridge Analytica, il colosso dei social media ha ammesso che i dati di quasi 87 milioni di utenti potrebbero essere stati sottratti, e proprio su questo tema l’amministratore delegato è stato convocato in audizioni innanzi al Congresso degli Stati Uniti.

Mark Zuckerberg ha dichiarato che le funzioni di dating sono state progettate fin dal principio tenendo in grande considerazione i problemi relativi alla privacy e alla sicurezza. Ma ciò potrebbe non essere sufficiente per convincere chi, in conseguenza al clamore scatenato dal caso, ha cancellato o pensa di cancellare il proprio account.

“Ogni volta che Facebook viene menzionato in una conversazione, possiamo già notare l’effetto negativo dello scandalo Cambridge Analytica, che ha spinto molte persone a cancellare il proprio profilo dal social network”, ha affermato la professoressa Michael al Telegraph.

Tuttavia, la studiosa ha anche sottolineato che “per molta gente, quello che è venuto fuori non fa alcuna differenza. A quanto pare, l’importanza di restare connessi supera la preoccupazione di mantenere privata la propria vita quotidiana”.

La dottoressa Rosewarne ha ammesso che “è giusto preoccuparsi quando si fanno entrare i sistemi di analisi dati nelle nostre camere da letto”, ma ha anche precisato che Facebook “si era già infilato sotto le nostre coperte…”.

Infatti, “molte persone usano Facebook come canale di accesso per entrare in Tinder; inoltre, anche tutti quelli che navigano su siti porno senza essersi disconnessi dal profilo Facebook farebbero bene ad accettare fin da subito il fatto che Mark Zuckerberk è pienamente informato delle loro stranezze e perversioni…”.

Il timore di ulteriori molestie

Una delle preoccupazioni sollevate dalla prospettiva di un servizio dating fornito da Facebook è che esso potrebbe causare un aumento delle varie forme di molestie all’interno del sito.

La piattaforma sta già incontrando difficoltà nel gestire i fenomeni di bullismo e persecuzione; si teme quindi che l’introduzione di una funzione per gli incontri possa peggiorare i problemi. Il rischio è che i potenziali partner, o quelli respinti, si mettano a inviare foto di nudo non richieste sulla chat Facebook Messenger degli utenti, o prendano di mira la loro pagina principale.

“Facebook ammette di avere un problema con il bullismo e le molestie; ampliare le proprie offerte introducendo un servizio di dating potrebbe aggravarli”, ha dichiarato la dottoressa Rosewarne. Tuttavia, la docente ha anche evidenziato che molti utenti, in particolare le donne, affrontano già esperienze simili su altre piattaforme per incontri, e che forse il social network potrebbe essere meglio equipaggiato per affrontare questa piaga.

“Dato che in questo momento Facebook è sottoposto a severi controlli, l’ingresso nel mondo del dating potrebbe spingerlo a migliorare ulteriormente i sistemi di prevenzione che già utilizza”.

É un’innovazione necessaria?

Mark Zuckerberg ha dichiarato che già oggi molte persone trovano un partner grazie a Facebook. Ne deriva una semplice domanda: c’è davvero bisogno di un nuovo servizio dating?

La dottoressa Rosewarne ha affermato che l’iniziativa mira a “riconquistare – e fidelizzare – il difficile mercato giovanile”, dopo che la campagna virale #DeleteFacebook (“cancella Facebook”) ha dimostrato quali siano i rischi e le difficoltà che si generano in questo segmento di pubblico.

“I cambiamenti delle abitudini sociali nel campo della sessualità e del dating, l’evoluzione dell’atteggiamento collettivo circa l’uso delle tecnologie per gestire la propria vita affettiva, e il fatto che si stia riducendo la propensione ad iscriversi a gruppi di utenti, tutto ciò significa che per Facebook questo è il momento giusto per entrare nel love business”.

“Questa innovazione potrebbe scoraggiare l’uso di Facebook come sorta di vetrina che alcune persone usano per promuovere sé stesse in modo abbastanza scomposto. Inoltre, è probabile che con essa sia più facile mantenere gli iscritti all’interno della piattaforma per un periodo più lungo e, in prospettiva, allargare la base clienti”.

© Telegraph Media Group Limited (2018)