I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

Gli acquerelli potrebbero raddrizzare il vostro patrimonio...

A Londra, durante una recente conferenza sul mondo degli investimenti, è stato evidenziato quanto il mercato dell’arte moderna e contemporanea sia ormai diventato molto attento all’aspetto finanziario. Si va dalla società di consulenza The Fine Art Group, che accetta solo clienti pronti ad investire almeno 1 milione di dollari, alla società Maecenas, una sorta di fondo comune che “democratizza” la fruizione dell’arte permettendo di investire anche solo 5mila dollari e diventare comproprietari di un opera che magari ne vale 10 milioni.

Si tratta di formule di investimento nate per soddisfare il nuovo mercato di coloro che non hanno grandi competenze nel campo dell’opere d’arte, oppure che vogliono investire i loro denari ma non vogliono mettersi in casa opere troppo costose.

Per contrasto del destino, il giorno dopo la conferenza di cui dicevo, nella chiesa di St. James, a Piccadilly, vi è stata una messa di suffragio in ricordo di William Drummond, uno straordinario mercante d’arte, ricco di verve, nonché grande esperto di acquerelli e disegni inglesi del 18° e 19° secolo. Fu anche il datore di lavoro di Sarah Ferguson, prima che lei diventasse Duchessa di York. Si è trattato di una nostalgica riunione tra investitori d’arte della vecchia scuola – gente per la quale i bitcoin sono spiccioli – abituata a valutare un acquisto soprattutto per il piacere che questo può recare al compratore. Tutti quanti ricordavano bene gli anni ’80 e ’90, quando i disegni e gli acquerelli inglesi dei due secoli precedenti ebbero un’impetuosa crescita delle quotazioni.

Stando ai dati statistici raccolti da Art Market Research, i prezzi medi per artisti di buon livello, ma non eccessivamente noti, come ad esempio David Cox e Peter de Wint, crebbero quasi del 12% all’anno per tutto il periodo fra il 1976 e il 1990. L’entusiasmo collettivo per quel genere artistico trovò conferma nel 1993 grazie ad una grande mostra organizzata dalla Royal Academy: “L’Epoca d’oro degli Acquerelli inglesi – 1750-1880”. Tale il successo, che la mostra fu presto trasferita e replicata a Washington. Nell’introduzione del catalogo, Andrew Wilton, curatore presso la Tate Gallery, sottolineava come la pittura in acquerello fosse stato un “fenomeno quasi esclusivamente inglese” e raccontava poi l’evoluzione delle capacità espressive di questa tecnica, man mano che essa passò dalle mappe topografiche a romantiche evocazioni di luoghi suggestivi.

I grandi esponenti di questo filone furono John Robert Cozens, Thomas Girtin, William Turner, John Constable e Samuel Palmer. Ancora oggi, le loro opere hanno quotazioni di sei o sette cifre… Tuttavia, dopo il 1993, molti altri artisti dello stesso genere hanno subito una netta contrazione delle quotazioni. Per dare un’idea di quanto sia cambiato il gusto delle giovani generazioni, basti pensare che la principessa Eugenie (figlia di Sarah Ferguson e del principe Andrea) oggi lavora per la galleria Hauser & Wirth, totalmente specializzata in arte moderna e contemporanea.

Gli acquarellisti della vecchia scuola britannica non possono rientrare fra gli investimenti prevalenti nell’attuale mercato dell’arte (orientato soprattutto al contemporaneo – ndt). Le loro quotazioni non ancora recuperato i massimi raggiunti nel 1990. Il mercato dell’arte non è più quello del passato. Anche se a Londra esiste ancora la fiera Works on Paper (disegni, acquerelli, ecc. – ndt), l’arte del ‘700 e dell’800 ha ormai uno spazio secondario nel mercato internazionale. 

Non esistono più aste specializzate riservate agli acquarellisti del 18° e 19° secolo. Solo poche gallerie trattano queste opere, talché i collezionisti devono rovistare tra i venditori di provincia o mettersi in fila alla London Art Week per trovare qualcosa. In effetti, le opere non mancano, ma il problema è che manca ogni criterio di specializzazione. Per cui, si può dire che questo sia il momento buono per comprare, sapendo che si possono trovare opere dai prezzi più disparati, con un range che può andare dalle 500 alle 25mila sterline.

Una mostra su cui val la pena puntare gli occhi si terrà alla fine di giugno 2018, alla Illustration cupboard Gallery di Londra. In quell’occasione, la signora Karen Taylor, ex consulente per il settore acquerelli presso Sotheby e Spink & Son (casa d’aste specializzata in filatelia e monete – ndt) esporrà una interessante collezione di opere raccolta negli anni trenta dell’Ottocento da un aristocratico francese. Si tratta di lavori che ben esemplificano gli stretti legami che a quell’epoca vi erano tra la Francia e il Regno Unito. Una delle opere più costose, e mai esposte prima, sarà una straordinaria veduta di Colonia, vista dal Reno, firmata da John Sell Cotman, con un prezzo intorno alle 25mila sterline.

Le quotazioni di Cotman rivelano le opportunità del mercato: il picco di 46mila sterline che una sua opera raggiunse alla fine degli anni ’80, non è più stato raggiunto sino al 2012. Da allora, la quotazione massima per un quadro di Cotman è arrivata a ben 338mila euro, dimostrando che i migliori acquarellisti inglesi sono in grado di tenere il passo con il resto del mercato.

Siete tentati di investire denari? Collezionare acquerelli richiede una sensibilità e una finezza di comprensione superiori a quel che occorre nel campo dell’arte contemporanea. A differenza di quest’ultimo, i prezzi per le opere ante ‘900 non oscillano vistosamente su e giù, e quindi una scelta ben ponderata dovrebbe permettere di proteggere il capitale. Potreste copiare la strategia di uno dei clienti di Peppiatt (un marchio di abbigliamento piuttosto trendy - ndt): creare la vostra collezione comprando ogni anno un’opera da 5000 sterline, per 20 anni, aspettando pian piano che il valore cresca…

© Telegraph Media Group Limited (2018)