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Gli interessi comuni di Emmanuel Macron e Marine Le Pen

“Grazie Macron”! Questa potrebbe essere l’appassionata esclamazione di Marine Le Pen. Poiché, al contrario di quanto fanno i Repubblicani, la presidente del Front National plaude alla decisione del capo di Stato francese sulle elezioni europee: tornare a un’unica circoscrizione nazionale[1]. In effetti, sul piano strettamente elettorale, per il suo partito potrebbe essere uno svantaggio: senza la suddivisione su base regionale, i deputati del Front National sarebbero stati 21, non 24. Ma sul piano politico, la “nazionalizzazione” dello scrutinio favorisce la nazionalizzazione del dibattito, e crea per Marine Le Pen lo scenario ideale per riconquistare il suo status di antagonista principale del presidente francese.

Macron e Le Pen agiscono secondo una convinzione comune, ovvero che l’Europa sia diventata il fulcro attorno al quale ruota il dibattito pubblico. Puntano tutto su questa idea, perché ci credono e perché è loro interesse crederci, dal momento che rappresentano due visioni dell’Europa chiare, nette e diametralmente opposte: il presidente della Repubblica sogna un’Europa costruita sull’integrazione e la collaborazione, mentre la presidente del Front National si erge a paladina di una “Europa delle patrie”. Federalismo contro sovranità. I due candidati finalisti delle elezioni presidenziali hanno un obiettivo in comune: mettere in scena un dibattito che non lasci spazio a posizioni moderate. Inoltre, riguardo all’importanza storica di tale dibattito, entrambi hanno bisogno di dimostrare che il loro duello politico del 2017 non costituisce un’anomalia storica, ma un nuovo inizio. Non una parentesi, bensì l’atto di fondazione di una storia politica diversa, in cui le divergenze fra la sinistra e la destra sono state sostituite dalle divergenze fra europeisti e antieuropeisti. Ecco perché vogliono servirsi delle elezioni europee del 2019 per confermare, sancire e consolidare la ricomposizione politica inaugurata con l’elezione di Emmanuel Macron. Per il capo di Stato francese, si tratta di ampliare la base della maggioranza, creando una lista che riunisca gli europeisti appartenenti a qualunque tendenza o partito, “da Daniel Cohn-Bendit ad Alain Juppé”, come auspica Christophe Castaner, delegato generale de La République en marche (LREM, il partito creato da Macron - ndt). Si tratta insomma di distruggere definitivamente il partito socialista francese e continuare a demolire la destra. Ma la realizzazione di questo progetto sembra molto lontana.

Il sogno di Marine Le Pen è perfettamente simmetrico al progetto di Macron: la leader del Front National vuole promuovere una lista che riunisca i sovranisti di qualunque provenienza politica, superando i confini del suo partito. Ma anche questo progetto è ben lungi dal concretizzarsi. Marine Le Pen si pone in effetti due obiettivi prioritari: da una parte, acquisire una “cultura di governo”, specialmente per riparare ai danni derivanti dal famoso dibattito televisivo avvenuto fra lei e Macron nei giorni precedenti il ballottaggio alle elezioni presidenziali francesi del 2017 –  dibattito che la perseguita come il cerotto di capitan Haddock – dall’altra parte, acquisire “la cultura delle alleanze”. Ma non basta voler stringere alleanze, per riuscirci davvero. La deputata eletta a Pas-de-Calais parla dell’accordo concluso a suo tempo con Nicolas Dupont-Aignan per le elezioni presidenziali come di un precedente che ha interrotto l’originario “splendido isolamento” del Front National. Peccato però che questo accordo fosse già stato infranto in occasione delle elezioni legislative, e che il leader di Debout La France, sebbene appartenente a una grande coalizione di sovranisti, non vuole un “testa-a-testa” con il Front National, ma privilegia i rapporti con il partito Cristiano-Democratico di Jean-Frédéric Poisson o con la coppia Ménard[2] – che Marine Le Pen non ama di certo. Per ora, realizzare questi sogni di alleanza appare difficile come trovare la quadratura del cerchio. “Abbiamo ancora un anno e mezzo di tempo”, fa notare Marine Le Pen, convinta che le linee di tendenza del mondo politico siano in continuo movimento, e che i Repubblicani finiranno o per ricollocarsi al centro, “come aveva fatto Sarkozy nel 2007”, o per “andare in pezzi”.

In pratica, lo stesso sogno di Macron, il suo vero alleato.


[1] Dal 2004 in poi, la Francia, per le sole elezioni europee, ha adottato la suddivisione del paese in otto circoscrizioni regionali. L’Italia ne conta cinque. La maggior parte dei paesi europei adotta un’unica circoscrizione nazionale – ndt.

[2] Robert Ménard, uomo politico francese, sindaco di Bézieres, passato nel corso degli anni da posizioni di sinistra all’appoggio di idee fortemente a destra. Sposato con Emmanuelle Duverger, giornalista, con la quale ha fondato “Boulevard Voltaire”, testata online con posizioni vicine all’estrema destra – ndt.

© Guillaume Tabard, 2018, Le Figaro