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Gli Stati Uniti domineranno i mercati petroliferi, dopo il maggiore boom mai registrato nel settore

Secondo le previsioni dell’Agenzia internazionale per l'energia (AIE), gli Stati Uniti saranno una forza dominante dei mercati del petrolio e del gas per molti anni a venire, grazie al boom dello shale oil (petrolio di scisto), che fa registrare la maggiore impennata di offerta della storia.

Entro il 2025 la produzione petrolifera americana eguaglierà i livelli dell’Arabia Saudita al culmine della loro espansione, e la crescita del gas naturale supererà quella dell’ex Unione Sovietica, afferma l’Agenzia nel suo rapporto annuale, World Energy Outlook. Un boom che farà degli Stati Uniti, finora tra i maggiori importatori di petrolio, un esportatore netto di combustibili fossili.

“Gli Stati Uniti saranno i leader indiscussi dei mercati mondiali del petrolio e del gas per i prossimi decenni”, ha dichiarato martedì scorso Fatih Birol, direttore esecutivo dell’AIE, in un’intervista a Bloomberg TV. “Il grosso della crescita verrà dallo shale, e questo farà la grande differenza tra gli Stati Uniti e gli altri produttori”.

L’Agenzia ha aumentato le stime della quantità di shale tecnicamente estraibile di circa il 30%, portandole a 105 miliardi di barili, e ha alzato del 34% quelle relative alla produzione di shale prevista per il 2025, fissandole a 9 milioni di barili al giorno.

L’industria statunitense “è emersa dalla prova del fuoco più snella e agguerrita di prima, incredibilmente resiliente e in grado di reagire a ogni segnale di aumento dei prezzi causato dal ritorno dell’OPEC a un ruolo attivo nella gestione del mercato” – afferma l’AIE.

Se, da un lato, i prezzi petroliferi sono risaliti sopra i 60 dollari al barile, ai massimi da due anni a questa parte, è anche vero che si tratta di valori che sono circa la metà di quelli quotati all’inizio del decennio, mentre oggi il mercato mondiale fatica ad assorbire l’impatto dell’abbondante produzione americana. Per eliminare una parte dell’eccesso produttivo, l’OPEC e la Russia hanno dovuto ridurre le estrazioni per quasi undici mesi di fila.

Anticipando l’atteso surplus di offerta, l’Agenzia ha ridotto le previsioni dei prezzi del petrolio a 83 dollari al barile nel 2025, rispetto ai 101 previsti in precedenza, e a 111 dollari nel 2040, rispetto ai previsti 125.

I prezzi più bassi aiutano a sostenere la domanda di prodotti petroliferi, tanto che l’AIE ha rivisto al rialzo le proiezioni dei consumi mondiali fino al 2035, nonostante la crescente diffusione delle automobili elettriche: a livello mondiale, nel 2025, si consumeranno poco più di 100 milioni di barili di petrolio al giorno.

Si tratta di una dinamica favorevole agli Stati Uniti, nel momento in cui essi si trasformano da importatori ad esportatori. Il paese vedrà “una riduzione dell’enorme fabbisogno di importazioni”, ha dichiarato Birol in una conferenza stampa a Londra. “Il che significa grandi introiti per le imprese statunitensi”.

Tuttavia, secondo il rapporto, la produzione di shale degli USA dovrebbe diminuire a partire dalla metà del prossimo decennio. Con le fonti alternative messe a dura prova dal taglio degli investimenti, il mondo tornerà di nuovo a dipendere in forte misura dall’OPEC. Il cartello, guidato dai produttori del Medio Oriente, vedrà crescere la propria quota di mercato dal 43% attuale al 46% nel 2040.

I giochi non sono però ancora fatti, secondo l’AIE.

Dal momento che lo shale ha finora superato tutte le aspettative, l’AIE ha aggiunto uno scenario in cui l’industria smentisce le attuali proiezioni. Se le risorse di gas di scisto risultassero essere  il doppio del  previsto e l’utilizzo dei veicoli elettrici riducesse la domanda più di quanto anticipato, i prezzi potrebbero rimanere “più a lungo in una fascia più bassa”, compresa tra i 50 e i 70 dollari al barile, di qui al 2040.

“Ci potrebbero essere altre sorprese all’orizzonte”, conclude l’AIE.

© 2017, Bloomberg