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I laburisti credono di non avere nemici a sinistra, ma si sbagliano di grosso

La storia ha dimostrato quanto sia pericoloso considerare l’estrema sinistra un fedele alleato dei socialdemocratici.

Mi imbattei per la prima volta nell’espressione “nessun nemico a sinistra” quando studiavo storia europea all’università, molto tempo fa, più di quanto desideri ammettere. Pare che tale slogan sia stato coniato da Aleksandr Kerenskij, leader della rivoluzione menscevica, ma io tenderei a collegarlo al contesto del Fronte Popolare francese, negli anni Trenta del secolo scorso.

Per quelli come noi che appartengono all'area di centro-sinistra, si trattava quasi di un dogma. In realtà, è chiaro che tale affermazione non sta assolutamente in piedi.

Per quanto mi riguarda, me ne resi conto in occasione del discorso che Neil Kinnock tenne nel 1985 alla conferenza del partito laburista a Bournemouth, in cui attaccò il movimento militante trotskista. Voglio essere franco e ammettere che sono sempre stato, e sono tuttora, un ammiratore di Kinnock, in quanto lo considero colui che ha inculcato il buon senso nel partito dei laburista e ha spianato a Tony Blair la strada per Downing Street.

Pur rappresentando egli stesso l’ala sinistra del partito, non voleva avere nulla a che fare con le frange estreme. Nell’estrema sinistra aveva certamente parecchi nemici.

I trotskisti, che non amavano molto le idee democratiche della corrente principale dei Labour, si erano insinuati subdolamente nel partito, spingendo ad uscirne persone rispettabili che vi militavano da anni. L’insolita ferocia con cui Kinnock li attaccò ebbe un effetto eclatante: Eric Heffer uscì dalla sala e il pubblico reagì dandogli del “bugiardo”. 

A distanza di oltre trent’anni, alcune frasi [di quel discorso] rimangono ancora vive nella mia memoria. Il suo attacco alla sinistra radicale è oggi tanto opportuno quanto lo fu allora, non per Jeremy Corbyn, ma per coloro che a Sinistra continuano ad avere un atteggiamento ambiguo nei confronti della frangia estremista, capace solo di disturbare e intralciare le riunioni organizzate da chi non la pensa come loro.

Ricordiamo le vergognose pagliacciate degli “anti-fascisti” organizzate contro Jacob Rees-Mogg. O l’assalto vandalico al Blighty Cafe di Londra da parte di alcuni dimostranti per protestare contro il “razzismo” di Winston Churchill: un’azione quanto meno patetica, se non decisamente vile. Se si fossero presi la briga di studiare un po’ di storia, avrebbero scoperto che Churchill divenne Primo Ministro proprio perché ebbe il supporto del partito laburista, a differenza di lord Halifax (partito conservatore).

È difficile accettare un movimento come il cosiddetto “no platform”, determinato a negare la libera espressione delle opinioni altrui. Si possono non condividere le idee di Jacob Rees-Mogg, e certamente trovare inquietante la cosiddetta "destra alternativa", ma non per questo è giustificabile ridurle al silenzio con una tale arrogante prepotenza.

Tony Benn, non dimentichiamolo, nel 2008 diede il proprio pieno sostegno a David Davis, quando questi si dimise da parlamentare, provocando così le elezioni straordinarie per il rinnovo del seggio a Haltemprice e Howden. I due apparvero anche insieme sul palco per un civile confronto di idee.

Ovviamente, sarebbe bello se Corbyn, assieme all’attuale direzione del partito laburista, avesse il buon senso e l’accortezza di mettere una certa distanza tra sé e la frangia più estremista, che proclama di condividere i suoi stessi valori quando invece non è così.

I predecessori di Corbyn erano disposti a schierarsi in difesa della libertà di espressione. Dovrebbe farlo anche lui, così come gli altri esponenti della Sinistra democratica. Se non lo faranno, le conseguenze potrebbero essere disastrose.

© Telegraph Media Group Limited (2018)