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I millennial non vogliono debiti, quindi rinunciano alla carta di credito. Così, mettono a rischio Visa, Mastercard e le altre

I millennial sono stati accusati di aver stravolto molti settori dell’economia, dai giornali cartacei ai punti vendita tradizionali. Pare che adesso sia arrivato il turno delle carte di credito.

Secondo un’indagine di Bankrate.com (che offre servizi di consulenza finanziaria ai consumatori), solo uno su tre degli appartenenti alla generazione nata tra il 1980 e il 2000 possiede una carta di credito. Inoltre, una ricerca della Fed ha rivelato che la fascia d’età tra i 18 e 24 anni è quella che più di ogni altra preferisce pagare in contanti. E, quando possiede una carta, sceglie per lo più una prepagata o una carta di debito, secondo quando afferma TD Bank.

Tutto ciò non lascia presagire nulla di buono per banche come JPMorgan Chase, o per i circuiti di pagamento come Visa e MasterCard, poiché le commissioni che provengono dalle transazioni effettuate mediante carte di debito sono inferiori a quelle sui pagamenti con carta di credito. Ma è anche probabile che la crisi finanziaria globale del 2008, e l’aumento delle tasse universitarie, abbiano scoraggiato almeno una parte dei millennial.

“Proprio mentre si affacciavano alla realtà scolastica o al mondo del lavoro, valutando l’idea di acquistare una casa, hanno dovuto fare i conti con una grave crisi economica”, afferma Erin Currier, direttrice della divisione Financial Security and Mobility presso la Pew Charitable Trusts, che ha ulteriormente precisato: “si tratta di una scelta esistenziale, molto sentita da questa generazione”.

Rispetto a chi è nato prima, i millennial saranno probabilmente più indebitati a causa dei mutui universitari da restituire. Un rapporto pubblicato nel 2015 da Pew calcola che circa il 41% degli studenti ha già contratto debiti, una percentuale ben più alta di quelle raggiunte dalle precedenti generazioni: fra gli appartenenti alla generazione X (i nati tra il 1963 e il 1978) la quota di chi ha contratto debiti di studio è stata del 26%; il 13% tra i Baby Boomers e solo il 3 % nella “generazione silenziosa” (i nati tra gli anni ’20 e ’40). E, per quel che riguarda i millenial, l’aggravio sarà ben maggiore: dal 1990 al 2015 il debito medio, per un normale corso di laurea, è aumentato del 164%, secondo i dati elaborati dal Dipartimento dell’Istruzione.

Secondo la Currier, un impegno così oneroso può spiegare perché i millennial non amino ricorrere al prestito. A suo parere, è probabile che, anche con l’andare del tempo, questa generazione non raggiungerà mai la dimestichezza con le carte di credito e l’inclinazione a indebitarsi che hanno caratterizzato le generazioni passate.

TransUnion [un’agenzia che fornisce informazioni creditizie - ndt], conferma che i millennial possiedono meno carte di credito e hanno conti correnti più esigui rispetto ai giovani della generazione X, quando questi ultimi si trovavano nella fascia d’età tra i 21 e i 34 anni. Le ragioni sono in parte legate alla normativa che limita la commercializzazione di carte di credito nei campus universitari, e al conseguente boom nell’uso delle carte di debito. Inoltre, rende noto TransUnion, i millennial hanno aumentato il ricorso ai prestiti per l’acquisto di autovetture e ai prestiti personali, a scapito delle carte di credito.

Bo King è un ragazzo di 26 anni e un anno fa ha chiesto, per la prima volta, una carta di credito. Ha sviluppato una certa oculatezza dopo avere assistito all’accumulo di debiti contratti da amici e familiari. King, che lavora nel commercio al dettaglio, usa la carta di debito da quando ha 18 anni, ma sa che senza aver contratto e onorato debiti in passato, cioè senza una storia creditizia, non sarebbe riuscito a ottenere il finanziamento per l’acquisto di una casa.

“Sono sempre stato diffidente verso l’uso della carta di credito”, ha spiegato King, che alla fine, però, si è dovuto arrendere: “Ho capito che era un male necessario”.

È un male cui altri millennial, con il passare degli anni, si adegueranno, sostituendo alle carte prepagate e di debito quelle di credito: così afferma uno studio realizzato da TSYS Merchant Solutions (un gestore di transazioni di pagamento), dal quale emerge anche che le carte di credito diventano il metodo di pagamento preferito dopo i 25 anni.

Quest’evoluzione potrebbe essere la salvezza per le società che emettono carte di credito. Una scomposizione dei saldi dei conti correnti in base all’età indica che più le persone invecchiano, più si affidano alle carte di credito. Uno studio condotto da FICO (Fair Isaac Corporation, che elabora modelli di valutazione del credito al consumo) ha rivelato che il saldo medio dei conti correnti intestati ai giovani compresi tra i 18 e i 24 anni è appena superiore a $2.000. Nella fascia d’età 25-34 anni questo numero quasi raddoppia: lo ha riferito Ethan Dornhelm, vice presidente di Analytics and Scores presso la medesima corporation.

“Con l’avanzare dell’età e del benessere, cresce nei millennial anche il bisogno e il desiderio di possedere carte di credito”, assicura Solana Cozzo, vice presidente di Prepaid and Financial Inclusion presso Mastercard.

È dunque possibile ipotizzare che i millennial, non solo modificheranno le proprie abitudini di spesa nel momento in cui avranno dei figli, ma diventeranno degli habitué dei premi elargiti ai titolari delle carte di credito, come le miglia di volo o i rimborsi sugli acquisti.

Forse le società emittenti dovrebbero legare i premi ai debiti studenteschi. Sam De Mario, uno studente di 20 anni in procinto di laurearsi, ha deciso che chiederà una carta di credito solo quando riuscirà a guadagnare abbastanza per ripagare il prestito scolastico.

“Una volta che sarò stato accettato nel corso post-laurea, e avrò uno stipendio, quindi una fonte di reddito, non vedo il motivo per non possederne una”, ha detto.

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Con il contributo di Jenny Surane - Bloomberg.

© 2018, Bloomberg