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I nazionalisti còrsi vincono le elezioni locali, ed un altro angolo d’Europa si mette in cerca della propria strada

In alcuni circoli intellettuali si mormora che nell'avvenire dell'Europa (e forse del mondo) c'è una sola via: il superamento degli Stati nazionali. In ogni caso, è fuor di dubbio che il 2017 sarà a lungo ricordato come l'anno degli indipendentismi europei. Vedremo nei prossimi tempi se si tratta solo di "scosse locali" o se è iniziata un'evoluzione / rivoluzione che cambierà il corso della storia.

nota della redazione

I nazionalisti còrsi hanno vinto le elezioni regionali di domenica [10 dicembre 2017, ndt], verosimilmente spianando la strada per una maggiore autonomia dalla Francia.

L’isola del Mediterraneo – memorabile luogo di nascita di Napoleone Bonaparte – è una delle 18 regioni amministrative in cui la Francia è divisa. Per secoli, l’isola ha covato forti tendenze separatiste, anche violente. Nel clima di frammentazione che attraversa l’Unione Europa, una coalizione di candidati nazionalisti ha ottenuto il 56.5% dei voti, risultato che verosimilmente provocherà una nuova ondata di sentimenti anti-Parigi nell’impervia e scenografica isola.

Il voto della Corsica non era un referendum sull’indipendenza, ma il suo risultato stimolerà probabilmente una campagna per ottenere maggiore autonomia. In questo modo, l’evento si iscrive nell’atmosfera di crescenti spinte separatiste in Europa, dove in più di una nazione i movimenti indipendentisti hanno guadagnato notevole forza trainante. Lo scorso ottobre, ad esempio, la maggioranza dei votanti in Catalogna ha sostenuto la separazione dalla Spagna, in un referendum controverso che il governo spagnolo ha considerato illegittimo. Nel giugno del 2016 la Gran Bretagna ha votato per lasciare l’Unione Europea. Adesso i leader politici scozzesi parlano nuovamente di separazione dall’Inghilterra.

La Corsica non è come la Catalogna, che è la regione più ricca ed economicamente produttiva della Spagna. L’isola è ancora molto dipendente dai sussidi dello Stato francese, e nel corso della loro campagna elettorale i leader del movimento nazionalista «Per la Corsica» (Pè a Corsica) hanno ripetutamente enfatizzato che l’obiettivo immediato è una maggiore autonomia, non l’indipendenza. Tuttavia, la coalizione nazionalista è guidata sia da Gilles Simeoni, favorevole all’autonomia, sia da Jean-Guy Talamoni, che è pro indipendenza.

I risultati elettorali sono stati uno smacco per il governo centrista di Emmanuel Macron, il cui partito ha ottenuto la maggioranza assoluta nel Parlamento francese a seguito della schiacciante vittoria nelle presidenziali di maggio. Macron dovrà adesso decidere se prendere in considerazione le istanze di maggior autonomia per l’isola o piuttosto mantenere salda la rotta di accentuata centralizzazione, propria del sistema di governo francese. Sino ad ora, Macron e il suo governo avevano manifestato scarsa propensione – o interesse – a negoziare con i separatisti còrsi.

Dopo i risultati di domenica, il partito di Macron, «La Republique En Marche» (LREM), ha rilasciato una dichiarazione che sottolinea come l’indipendenza non sia questione posta al tavolo della discussione.

«Il progetto portato avanti per la Corsica è ambizioso, ma non è quello dell’indipendenza», dice la dichiarazione a proposito delle proposte di Simeoni e Talamoni. «Noi riconosciamo la loro leadership».

Allo stesso tempo, la dichiarazione avverte che «soltanto con un dialogo costruttivo si potranno mettere in azione gli strumenti economici, ambientali e di sviluppo sociale essenziali per la Corsica e per i suoi abitanti».

Simeoni e Talamoni affermano di volere il riconoscimento del Còrso come lingua ufficiale, nonché uno status speciale per i residenti, che in teoria attribuirebbe agli amministratori locali il potere di combattere la speculazione immobiliare di cui sono accusati gli investitori stranieri. Vogliono anche che la Francia conceda l’amnistia per un certo numero di detenuti da loro considerati prigionieri politici.

Per decenni, i militanti còrsi sono stati una minaccia per le istituzioni e le infrastrutture francesi presenti sull’isola. Il Fronte Nazionale per la Liberazione della Corsica ha colpito con attentati dinamitardi vari luoghi in Corsica e nel sud della Francia continentale. Ciò è avvenuto dalla metà degli anni ’70 fino al 2014, allorché il gruppo ha formalmente dichiarato cessata la lotta armata.

Per molti, a Parigi, è ancora amaro il ricordo dell’assassinio di Claude Érignac, a suo tempo prefetto in Corsica, la più alta carica di governo sull’isola. Yvan Colonna, un nazionalista còrso, fu arrestato per tale crimine e attualmente sconta l’ergastolo in un carcere di Tolone, nel sud della Francia.

© 2017, The Washington Post