I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

I neolaureati americani devono far quadrare i conti tra debiti universitari e basse retribuzioni

Se ritrovarsi qualche spicciolo in tasca non è mai stato facile per gli studenti universitari americani, i neolaureati si scontreranno con la dura realtà, quando si accorgeranno che gran parte del loro stipendio viene assorbita dal rimborso dei prestiti studenteschi.

Secondo i dati raccolti dalla Federal Reserve Bank di New York, dal 2003 i mutui universitari hanno superato, in termini percentuali, tutti gli altri tipi di debito al consumo, tra cui i mutui ipotecari, i prestiti per l’acquisto di auto e le carte di credito. Al quarto trimestre del 2017, i prestiti studenteschi rappresentavano il 10,5% del debito delle famiglie – giunto al livello record di $13.100 miliardi – contro il 3,3% rilevato all’inizio del 2003.

Una situazione che rischia di avere effetti negativi sull’intera economia: l’indebitamento dei giovani americani, molti dei quali percepiscono salari d’ingresso, costituisce un freno agli acquisti più impegnativi come la casa o l’automobile. Durante una recente udienza al Congresso, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha richiamato l’attenzione del legislatore sulla questione, affermando che un elevato livello di indebitamento studentesco “può certamente influire sulla crescita economica del paese”.

Considerato che gli aumenti salariali sono rimasti a livelli piuttosto modesti in questa fase di espansione economica, ci vorranno parecchi anni, se non decenni, perché chi si è indebitato riesca a rimborsare il proprio prestito scolastico. Stando ai dati più recenti sui conti finanziari trimestrali raccolti dalla Fed, nell’ultimo decennio il valore di questa tipologia di mutui è cresciuto del 153%.

Ciò equivale a una sorta di trattenuta del 31% sullo stipendio medio, secondo i dati elaborati dal Bureau of Economic Analysis [agenzia governativa statunitense che si occupa di statistiche macroeconomiche – ndt]. Per gran parte dell’attuale fase di crescita economica, le aziende si sono ben guardate dall’elargire stipendi più generosi, anche quando il mercato del lavoro ha registrato una contrazione.

Per molti neolaureati di oggi, le rate del mutuo studentesco costituiscono la voce di spesa più alta, dopo l’affitto o il mutuo per la casa. Gli intestatari di un mutuo studentesco che si sono laureati tra il 2012 e il 2017 percepiscono mediamente uno stipendio mensile netto pari a $2.655, di cui il 15% circa viene decurtato per il rimborso del prestito, secondo uno studio condotto da LendEDU e Laurel Road su 1.000 studenti che hanno contratto un prestito e che si sono laureati dopo un corso di laurea quadriennale. Sia LendEDU, un sito online, che Laurel Road, società di tipo tradizionale, offrono prodotti finanziari agli studenti.

Dopo aver versato la quota per l’affitto o il mutuo della casa, per i contributi pensionistici e le rate dell’auto, ai giovani indebitati rimangono circa $777 da spendere ogni mese per cibo, abbigliamento e altre spese ordinarie.

I dati della Fed di New York Fed rivelano che circa l’11% di tutti i prestiti studenteschi è risultato inadempiente dopo i primi 90 giorni o insolvente al quarto trimestre. Benché si tratti di quasi tre volte il tasso di inadempienza che colpisce i prestiti per gli acquisti di auto, è probabile che il tasso complessivo di inadempienza sui mutui studenteschi sia due volte più alto, secondo l’istituto bancario.

Ciò accade perché la metà di tutti i prestiti universitari è attualmente sospesa, cioè è temporaneamente fuori dal ciclo dei rimborsi e quindi non è ancora considerata “inadempiente”.

Gli studenti, infatti, sono tenuti a rimborsare il prestito solo dopo il conseguimento della laurea. Tuttavia, i pagamenti differiti sono comunque conteggiati nel totale complessivo da cui si ottiene il tasso di inadempienze, abbassando così il valore di quest’ultimo.

Coloro che frequentano istituti no profit e corsi universitari biennali sono probabilmente la causa principale dell’impennata nei tassi di inadempienza. Secondo una ricerca della Brookings Institution, il motivo va ricercato nel fatto che molti di questi studenti si sono ritirati, altri non sono riusciti a trovare un lavoro dignitoso dopo il college, altri ancora erano in cattive condizioni economiche sin dall’inizio.

Rispetto ai loro coetanei di altre università, gli studenti che frequentano istituti for-profit – principalmente quelli classificati come aperti a tutti, con frequenza part-time o biennale – sono in ritardo con il rimborso dei prestiti. Una ricerca condotta dalla Federal Reserve indica che il 22% degli studenti che frequentano istituti privati è in ritardo nel rimborso del prestito universitario, contro il 6% degli studenti iscritti presso istituti pubblici.

“Gli istituti privati applicano rette più alte per i medesimi programmi offerti da organismi no profit ma registrano tassi di insolvenza molto più elevati”, dichiara Anthony Carnevale, direttore del Center on Education and the Workforce della Georgetown University. “D’altra parte, molti istituti privati rilasciano un titolo, che si tratti di diploma o di laurea, per il quale vale la pena indebitarsi. Il punto è che servirebbe un sistema di valutazione con il quale siano annullati i corsi che non valgono tale sacrificio economico”.

Come sostiene mr. Carnevale, il più delle volte vale la pena investire nell’istruzione. Ma occorre che la scuola superiore offra maggiore trasparenza sul modo in cui programmi universitari preparano all’ingresso nel mondo del lavoro.

© 2018, Bloomberg