I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

I pasti dietetici a domicilio aiutano a ridurre le spese mediche dei malati in difficoltà

Le persone bisognose e malate potrebbero trarre importanti giovamenti dal ricevere pasti pronti a domicilio: la frequenza delle loro visite al pronto soccorso - con conseguenti eventuali ricoveri – potrebbe registrare una drastica diminuzione.  

A sostenerlo, un recente studio della rivista medica Health Affairs, che prospetta in tal senso il possibile taglio di alcune tra le voci più costose dell’assistenza medica.

Secondo lo studio, gli anziani indigenti e i giovani disabili che hanno ricevuto pasti  personalizzati da un dietologo secondo le loro specifiche esigenze, si sono rivolti con minore frequenza al pronto soccorso e hanno sostenuto spese mediche inferiori, se paragonati ad un gruppo di malati simile cui non erano stati consegnati pasti a domicilio.

“Questo eccellente studio sottolinea, ancora una volta, quanto sia importante fornire la giusta alimentazione alle persone”, sostiene Craig Gundersen, professore di Strategia Agraria all’Università dell’Illinois. L’accademico, non coinvolto nella ricerca, così prosegue: “Alcuni affermano che la consegna di pasti preparati farebbe lievitare di molto il bilancio federale, e da un lato questo è vero. Dobbiamo però anche valutare a fondo i possibili risparmi conseguenti a un sostanziale calo dei costi dell’assistenza sanitaria nel nostro paese”.

Appare ormai chiaro che la salute non deriva da una piena disponibilità di medicinali, visite mediche e operazioni chirurgiche. A intervenire sono piuttosto fattori come il quartiere in cui si vive, la tranquillità economica, il possesso di una casa in proprietà o l’accesso ai trasporti pubblici. Questi fattori sociali influiscono profondamente sulla salute delle persone, eppure non sono mai stati considerati parte integrante del sistema sanitario; tuttavia, essi stanno diventando fattori di rilievo per le compagnie di assicurazione sanitaria, determinate a contenere i propri costi. Un’altra ricerca afferma che ogni anno il bilancio della sanità sopporta una spesa di 77,5 miliardi di dollari per assistere malati che non hanno accesso ad un’alimentazione corretta.

Lo studio ha selezionato i partecipanti alla rilevazione tra gli assistiti di un piano sanitario no-profit del Massachusetts, il Commonwealth Care Alliance, che fornisce assistenza a individui con i giusti requisiti sia per il Medicaid che per il Medicare. L’idoneità per entrambi i programmi è in genere tipica dei pazienti in stato di povertà, con complessi problemi di salute. Il piano sanitario dava loro la possibilità di scegliere tra un servizio fisso di consegna pasti a domicilio e un programma ideato sulle specifiche esigenze nutrizionali di ciascuno.

Nell’arco di 19 mesi, i soggetti sottoposti a una dieta specifica, ideata per le loro esigenze, hanno fatto registrare in media un numero di visite al pronto soccorso inferiori di una volta e mezzo[1] rispetto a un gruppo di pazienti simili che non riceveva pasti a casa. I ricoveri sono risultati pari alla metà. Per coloro che hanno avuto pasti normali consegnati a domicilio si è notata una minore diminuzione degli accessi al pronto soccorso.

“Sappiamo che le persone, se messe di fronte all’insicurezza alimentare, spesso cercano un compromesso: Compro da mangiare o spendo per le medicine di cui ho bisogno?”, spiega Seth Berkowitz, assistente di medicina presso l’Università del North Carolina a Chapel Hill, dove è stato sviluppato il progetto. “È molto stressante non sapere come e quando consumerai il tuo prossimo pasto. Può essere complicato gestire una malattia cronica se si hanno queste preoccupazioni”.

In verità, lo studio non si è conformato alla regola standard solitamente applicata in ricerca medica, secondo la quale un gruppo di persone scelte a caso avrebbe dovuto ricevere i pasti a domicilio, mentre un altro gruppo – ugualmente casuale – non li avrebbe dovuti avere. In questo studio, invece, i ricercatori hanno creato gruppi di confronto aventi condizioni demografiche e sanitarie del tutto simili a quelle delle persone che ricevevano i pasti. I limiti di tale analisi risultano evidenti. Esiste infatti la possibilità che le persone destinatarie dei pasti a domicilio avessero anche altre peculiarità che ne abbiano determinato il minor accesso ai servizi ospedalieri e di emergenza.

Lo studio non può quindi affermare con certezza che la minore dipendenza dei pazienti dalle sale di pronto soccorso sia da attribuire ai pasti a domicilio; tuttavia suggerisce che fornire una giusta alimentazione può aiutare i malati ad evitare costose cure mediche. I pazienti con una dieta appositamente studiata per loro hanno speso 220 dollari al mese in meno rispetto al gruppo di controllo, mentre chi ha ricevuto normali pasti a casa ha risparmiato solo 10 dollari al mese.

“È giunto il momento di effettuare questo tipo di valutazioni, poiché credo che molti abbiano compreso l’importanza di esplorare questa frontiera”, sostiene Berkowitz. “Non voglio esaltare il nostro studio o dire che risolverà tutti i problemi, ma ritengo che questi aspetti siano stati sottovalutati per troppo tempo”.

[1] Nel testo: “1.5 fewer emergency room visits”. L’interpretazione corretta è: -50%, visto che ridurre una grandezza del 150% significa andare in valori negativi - ndt.

© 2018, The Washington Post