I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

I rischi della crisi Usa - Iran

Le armi atomiche sono un asso nella manica: garantiscono una posizione di potere allo Stato che le possiede e un’assicurazione sulla vita a chi lo governa. Sicuramente, all’epoca dei fatti, il destino a cui andarono incontro Saddam Hussein e Muammar Gheddafi rafforzò la volontà nord-coreana e iraniana di proseguire nell’arricchimento dell’uranio. Da questo punto di vista, la sorte riservata al dittatore libico, che aveva rinunciato alla bomba atomica, non è certo la pubblicità migliore per combattere contro la proliferazione delle armi nucleari…

La tentazione nucleare è tanto forte che, quando uno Stato decide di armarsi, occorre un enorme sforzo di persuasione per convincerlo a rinunciare. Ebbene, operando di comune intesa, americani, europei, russi e cinesi, erano riusciti a convincere l’Iran. Si tratta di quello che Donald Trump chiama “il peggiore accordo” della storia dell’umanità. Strappare quella “carta straccia” è la sua ossessione fin dall’inizio del mandato.

Emmanuel Macron, forte dei suoi buoni rapporti personali con Donald Trump, sperava di salvare l’accordo iraniano. Ma, evidentemente, le dimostrazioni d’amicizia che i due presidenti si sono scambiati sulle rive del Potomac[1] non sono state sufficienti. Certo, l’accordo non è perfetto, ma ha il merito di esistere. E la Francia ha proposto di migliorarlo, aggiungendo una “integrazione” al trattato, che copra il periodo successivo al 2025. Insieme agli europei e a Putin, Macron vorrebbe convincere gli americani a non fare di tutta l’erba un fascio, ovvero a non confondere la questione nucleare, il problema dei missili balistici iraniani e quello della “mancanza di stabilità” nel Medio Oriente.

Sicuramente, Trump spera di far cedere Teheran, come è successo con Pyongyang. Ma l’Iran non è un paese isolato e senza risorse. I mullah vedono bene come Kim Jong-un è riuscito a farsi rispettare, rafforzando la sua posizione all’interno del “club” atomico. E vedono anche che, alla CIA e al Dipartimento di Stato, Trump si è appena circondato di falchi fautori del “cambio di regime”…

Qualora l’accordo sul nucleare dovesse definitivamente naufragare, sul futuro graverebbero due minacce. A breve termine, uno scontro fra Israele e Iran. In seguito, una ripresa a livello planetario della corsa al nucleare. In Medio Oriente, l’Arabia Saudita ha già fatto sapere che, di fronte a un rilancio iraniano, non resterà a guardare.

Sintetizzando: l’atomizzazione del mondo rischia di andare di pari passo con la sua nuclearizzazione.

[1] Nell’aprile del 2018, Trump e Macron si sono incontrati a Mount Vernon, in Virginia, nella residenza storica di George Washington situata sulle rive del fiume Potomac - ndt.

© Arnaud de La Grange, 2018, Le Figaro