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Il capo della Federal Communications Commission: i social media non sono trasparenti quando limitano i contenuti di orientamento conservatore

In una recente intervista prima del voto della FCC (Federal Communications Commission, l’equivalente dell’Agcom italiana - ndt), che ha poi deciso l’abrogazione dei principi di net neutrality, il direttore dell’agenzia, Ajit Pai, ha preso di mira le piattaforme online. Secondo Ajit Pai, è necessario esercitare un maggior controllo sui fornitori di contenuti, come Facebook, Google e Twitter, i quali scelgono spesso di limitare la comunicazione politica favorevole a Trump o all’area dei conservatori.

I commenti di Ajit Pai, rilasciati nel corso del talk show “Tucker Carlson Tonight” (Fox News), sono giunti pochi giorni prima del voto con cui il direttore e i suoi colleghi Repubblicani in Commissione hanno cancellato le regole sulla comunicazione online fissate durante l’era Obama. Tali regole furono concepite affinché i fornitori di rete (ISP-Internet service provider) garantissero a tutti i fornitori di contenuti la parità di trattamento (oggi, col nuovo regime, i fornitori di rete possono offrire velocità di navigazione diverse a prezzi diversi - ndt).

Il conduttore del talk show, Tucker Carlson, ha dichiarato di non avere una posizione netta in materia. Ma si è servito dell’intervista per tratteggiare il settore dei media come dominato dai giganti della tecnologia, da lui già aspramente criticati in precedenza. “Tante persone, tra cui molti personaggi del jet-set, non hanno dubbi sul concetto di neutralità della rete", ha detto Carlson. “Dicono che un gruppo di aziende informatiche avrà il controllo totale della rete, se la net neutrality verrà abolita… Ma, a pensarci bene, non sono proprio queste le condizioni in cui si trova la rete oggi?”

“Se la neutralità della rete verrà smantellata” - ha chiesto Carlson a Pai – “cosa potrebbe mai impedire ai fornitori di rete (ISP) di censurare le proteste di Fox News contro le espressioni di incitamento all’odio?”

Ajit Pai ha replicato che la FCC obbliga aziende come Verizon e Comcast (fornitori di rete) a comportarsi in maniera trasparente e a rendere pubbliche le ragioni delle proprie decisioni. Un’altra agenzia, la Federal Trade Commission, avrà il compito di controllare le (illecite) limitazioni alla diffusione dei contenuti.

Per difendere la sua volontà di abrogare la net neutrality, Pai ha quindi spostato l’oggetto delle sue riflessioni dai fornitori di rete ai fornitori di contenuti (es.: Google, Facebook, ecc.), che, a suo dire, già condizionano la libertà di espressione. “Lei ha toccato un punto chiave del problema, che ho già affrontato in passato: dove si annida la minaccia a una rete libera e aperta a tutti? Una delle questioni sollevate dai cittadini non riguarda i fornitori di rete, ma i contenuti che le aziende decidono di diffondere via Internet e, soprattutto, i contenuti che vengono oscurati. Dov’è la trasparenza? Non dovremmo incominciare a discuterne anche con chi si occupa di contenuti?”

Pai ha notato che anche nel Congresso è sorto un dibattito circa la mancanza di trasparenza delle piattaforme online quando queste decidono di rimuovere o limitare post e video di argomento politico. “Io stesso”, ha dichiarato, “ho contribuito a sollevare alcuni dubbi in merito”.

Ajit Pai ha citato il caso di Twitter, che ha deciso di bloccare una campagna pubblicitaria della rappresentante alla Camera Marsha Blackburn (partito repubblicano - Tennessee), nella quale la deputata esprimeva soddisfazione per aver fermato il commercio di organi di bambini e per aver avversato, sul piano politico, l’attività della Planned Parenthood[1]. Pai ha anche ricordato la censura imposta da YouTube nei confronti di personalità pro-Trump o di ambito conservatore, i cui video sono stati rimossi dagli spazi pubblicitari per asserite violazioni dei termini di servizio.

Pai ha proseguito affermando che “gran parte di tali decisioni condiziona il valore, da noi tutti condiviso, della libertà di espressione. Purtroppo, il modo in cui tali decisioni sono prese non è trasparente”.

Carlson ha poi detto che, a suo parere, ingenti quantità di denaro sono state spese per influenzare l’opinione pubblica ed ha chiesto al suo ospite se a lui risultasse che fossero le grandi aziende di contenuti online a gestire tali operazioni.

“Non sono sicuro dell’identità degli sponsor”, ha dichiarato Pai. “Posso dire soltanto che la reazione, isterica, è completamente sproporzionata ai fatti. Come ho già detto, nel 2015 (prima delle leggi sulla net neutrality varate da Obama), la rete che tutti noi utilizzavamo era efficiente. Vari personaggi, più o meno famosi, parlano di danni (derivanti dall’abrogazione della net neutrality) che, in realtà, sono del tutto astratti. Non siamo di fronte a un cosiddetto ‘fallimento del mercato’. I fornitori di rete non bloccano i contenuti, agendo a caso o deliberatamente”.

Carlson, cogliendo la palla al balzo, ha quindi affermato: “sappiamo, invece, che Facebook, Google e Twitter bloccano i contenuti in modo mirato, e continuano a farlo…”. Pai ha annuito.


[1] Organizzazione non profit che fornisce assistenza per la “pianificazione famigliare”: dalla contraccezione, alla salute della donna, all’aborto legale, ecc. L’organizzazione è stata accusata da un’altra associazione, senza prove evidenti, di aver effettuato commercio di tessuti fetali derivati da interventi di aborto, il che costituirebbe grave reato – ndt.

© 2017, The Washington Post