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Il discorso sullo “stato dell’Unione” di Trump merita un 8 e mezzo

Di solito evitiamo articoli sui fatti del giorno o della settimana. Ma forse, il primo discorso sullo "stato dell'Unione" pronunciato da Trump merita un'eccezione.

nota della redazione

È risaputo che, se ci sono le giuste condizioni e il “gobbo” funziona bene, Trump è in grado di dare valide performance. Ma la domanda è se le sue parole abbiano o meno un vero significato. Il suo discorso, ha un legame con il suo approccio di governo? C’è una qualche connessione tra ciò che ha dichiarato e il funzionamento della sua amministrazione?

La parte migliore del discorso innanzi al Congresso è stata quando Trump ha sottolineato che “anche gli americani sono dei dreamers[1]”. Il presidente ha sottolineato che gli Stati Uniti si trovano ad un punto di svolta, che vi sono grandi opportunità e che le aspettative possono essere forti. “A tutti gli Americani che ci stanno guardando da casa”, ha detto Trump, “dico che non importa dove siate stati o da dove veniate: questo è il vostro momento”.

Ben detto.

Trump è stato particolarmente efficace quando ha affermato che la minaccia di organizzazioni criminali come la famigerata MS-13 [2] non sarà più tollerata. I democratici vorrebbero farci credere diversamente, ma la principale preoccupazione di Trump è quella di creare opportunità di sviluppo per gli americani, indipendentemente dalla razza, dal colore della pelle o dalla religione: per realizzarle, occorre far ripartire il motore dell’economia e far rispettare le leggi.

Forse la parte peggiore del discorso di Trump è stata la sua insistenza sugli applausi, anche quando non erano necessari. Si è unito agli applausi della platea troppo spesso, e questo non ha fatto altro che allungare un discorso già di per sé troppo lungo.

Dal punto di vista dello stile, Trump è stato…Trump. Non è mai stato un oratore particolarmente capace di ispirare le folle, ma è riuscito a far passare il messaggio. Le narrazioni portate a supporto delle sue politiche e delle sue priorità sono state molto coinvolgenti. Persino i democratici, che ben raramente si sono ritrovati dalla sua parte, non hanno potuto fare a meno di applaudirlo diverse volte.

Ma i democratici sono sembrati particolarmente accigliati quando il presidente ha fatto cenno all’abrogazione dell’obbligo all’assicurazione sanitaria (previsto dall’Obamacare), all’effetto positivo della riforma delle tasse e alla scintilla che la sua presidenza ha acceso nell’economia. I democratici sono profondamente a disagio quando si tratta di riconoscere ai repubblicani, e a Trump in particolare, l’effetto positivo sulla crescita economica. Eppure le cifre parlano da sole: durante la presidenza Trump, l’economia americana ha vissuto una rinascita che non sarebbe mai stata ritenuta possibile sotto la presidenza di Obama.

Tra l’altro, e di questo i grandi media liberal hanno parlato ben poco, i democratici non avrebbero potuto sembrare più divisi dopo il discorso sullo “stato dell’Unione” di Trump. I democratici hanno dato sei diverse risposte al discorso del presidente: una ufficiale, una in lingua spagnola, una del senatore Bernie Sanders, una di stampo socialista, una della deputata Maxine Waters e una da parte di qualche personaggio dello spettacolo. Questo significa che il partito democratico non ha idea di quale sia propria identità. E, a questo proposito, penso che l’immagine meno lusinghiera dei democratici di giovedì scorso sia stata offerta dalla deputata Nancy Pelosi. Perché faceva tutte quelle smorfie? Forse le era rimasto qualcosa tra i denti?

Comunque, smettiamola di raccontarci frottole sull’effetto del discorso di Trump. In patria, Trump non riesce ad avere molta influenza. Il suo potere di persuasione sul Congresso è alquanto limitato e quasi tutti pensano che si stia incamminando verso una grande sconfitta nelle elezioni di medio termine che si terranno il prossimo novembre.

Detto questo, ho notato che nelle ultime due settimane il presidente ha pubblicato un minor numero di tweet più o meno bizzarri. Trump si è comportato ottimamente al World Economic Forum di Davos e, dai giorni dell’espulsione di Bannon, sembra molto più tranquillo. Ora ha fatto un discorso in prima serata alla nazione che si merita un voto ottimo e l’economia sta andando bene. Saprà Trump capace di cavalcare l’onda e ottenere dei vantaggi?

Non ho idea di quanto siano destinati a durare i proclami del presidente. I tweet e le decisioni di Trump, nelle prossime ore e nei prossimi giorni, tenderanno a confermare o a smentire ciò che è stato detto nei corridoi ovattati del Congresso? Lo scopriremo abbastanza presto.


[1] Dreamers, “sognatori”. Il riferimento è ai numerosi minorenni che sotto l’amministrazione Obama entrarono illegalmente negli Stati Uniti e che l’ex presidente intendeva “condonare” favorendo il loro inserimento sociale - ndt.

[2] Una vasta organizzazione criminale nata in California, oggi con ramificazioni internazionali, composta in larga parte da latino americani, soprattutto nativi di El Salvador - ndt.

© 2018, The Washington Post