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Il futuro degli smartwatch come “sentinelle” della salute

Immaginate uno smartwatch che analizzi di nascosto il nostro organismo alla ricerca dei sintomi di una malattia. Un giorno registra un piccolo tremito nel battito del cuore, un segnale premonitore di una patologia cardiaca. A quel punto, una notifica ci avviserà di fare ulteriori accertamenti per escludere una possibile fibrillazione atriale, un’anomalia nel battito cardiaco che altrimenti potrebbe passare inosservata e, un domani, provocare un ictus.

Una situazione immaginaria che rappresenta l’affascinante connubio futuro tra la tecnologia dei dispositivi indossabili e la medicina. Tuttavia, secondo uno studio che coniuga le ultime frontiere dell’intelligenza artificiale con i dati raccolti dal sensore dell’Apple Watch, siamo ancora lontani da un simile scenario.

Un team di ricercatori della University of California-San Francisco (UCSF) ha cercato di capire quanto sia possibile usare l’Apple Watch per rilevare i sintomi della fibrillazione atriale, una delle maggiori cause di ictus. Nelle condizioni più realistiche in termini di applicazione della tecnologia, i pazienti risultati positivi alla fibrillazione atriale hanno avuto solo l’8% di possibilità di ricevere la diagnosi corretta. Un dato definito “modesto” dalla rivista scientifica statunitense JAMA Cardiology.

“Il metodo non funziona”, spiega Eric Topol, cardiologo presso lo Scripps Research Institute, in California, che non ha partecipato allo studio. “Questo livello di precisione non è accettabile per uno strumento che deve riconoscere la fibrillazione atriale”.

Ciò non significa che l’idea non sia interessante, o che i limiti sottolineati dalla ricerca non possano essere superati. Lo studio è stato interpretato non come un fallimento, ma come un progetto pilota sulla possibilità di portare certi strumenti di analisi anche al di fuori degli ambienti ospedalieri e di utilizzarli nella vita di tutti i giorni. I ricercatori della UCSF sono già impegnati per risolvere tali problematiche e perfezionare la tecnica.

E lo spazio di manovra è sempre più ampio. La AliveCor, un’azienda nel settore dell’alta tecnologia applicata alla salute, ha realizzato un apparecchio per l’elettrocardiogramma mobile con un cinturino speciale per l’Apple Watch, che permette a chiunque di monitorare con efficacia il proprio battito cardiaco. In autunno, la stessa Apple ha annunciato il lancio di uno studio clinico, realizzato in collaborazione con la Stanford University, che coinvolgerà 500mila persone e che dovrà valutare se l’Apple Watch può diventare uno strumento utile a rilevare le irregolarità nel battito cardiaco e cogliere i primi sintomi della fibrillazione atriale.

“Dobbiamo fare molta attenzione ai falsi positivi, a non creare stress eccessivo e a non produrre costi aggiuntivi per il sistema sanitario, ad esempio dovuti a esami non strettamente necessari. Per questo, sono d’accordo sul fatto che servano ulteriori miglioriamenti”, osserva Gregory Marcus, il cardiologo della Ucsf responsabile del progetto. “Ma ci siamo quasi. È il primo segnale che i dispositivi indossabili sono in grado di svolgere queste funzioni, quindi si tratta di un traguardo teoricamente possibile”.

I ricercatori sono partiti dai dati raccolti dagli Apple Watch indossati da persone sane e da persone affette da fibrillazione atriale. Le informazioni sono state quindi analizzate con l’ausilio di una rete neurale, ossia un sistema informatico modellato sul cervello umano, per distinguere le differenze tra i due gruppi. Questo ha permesso ai ricercatori di sviluppare degli algoritmi per prevedere chi avrebbe sofferto di fibrillazione atriale e chi no sulla base dei dati raccolti dal sensore dell’Apple Watch.

C’è una buona notizia: quando è stato fatto indossare l’Apple Watch a un gruppo selezionato di 51 pazienti con fibrillazione atriale, che non riuscivano a muoversi e stavano per sottoporsi a un intervento per la regolarizzazione delle pulsazioni anomale, l’algoritmo ha funzionato alla perfezione. Ma c’è anche una notizia non positiva: quando i ricercatori hanno cercato di testare l’algoritmo sui dati ricavati da un campione di 1.600 persone in condizioni meno ottimali delle precedenti, che indossavano l’Apple Watch nelle loro attività quotidiane, la sua capacità di prevedere correttamente la fibrillazione atriale si è rivelata nulla.

“Ritengo importante che non solo il nostro settore, ma anche i pazienti e i consumatori si rendano conto che l’intelligenza artificiale o i dispositivi indossabili sono destinati a svolgere un ruolo sempre più significativo”, osserva Mintu Turakhia, amministratore delegato dello Stanford Center for Digital Health. “Il progresso sarà graduale, come avviene nel campo delle automobili a guida autonoma, ad esempio”.

Molti cardiologi sono entusiasti all’idea di una tecnologia in grado di monitorare passivamente la nostra salute. Tuttavia, il dirigente di un’azienda tecnologica ha dichiarato che sarebbe più efficace migliorare la mobilità degli strumenti Ecg.

“Se un prodotto studiato per il fitness dovesse indicare una possibile fibrillazione atriale, un medico  prescriverebbe subito un elettrocardiogramma”, sottolinea Vic Gundotra, Ceo di AliveCor.

© 2018, The Washington Post