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Il ministro Gove: “La Brexit ha reso il Regno Unito più accogliente”

Michael Gove è uno dei più noti politici inglesi ed uno dei principali esponenti del partito Conservatore. Le sue opinioni, sempre ponderate, sono lette con attenzione nei circoli londinesi e internazionali. Il breve articolo conferma - se mai ve ne fosse bisogno - che la Brexit è vissuta con grande convinzione da parte di coloro che la hanno voluta e che non vi sono dubbi o ripensamenti all'orizzonte. Anzi.

nota della redazione

Il Regno Unito si è rafforzato ed è diventato più ospitale nei confronti degli immigrati, da quando è stata votata la Brexit. Al contempo, la “politica identitaria” dello Scottish National Party (SNP) e dell’Ukip (UK Independent Party) si è sgonfiata ed è stata marginalizzata.

Il ministro per l’Ambiente, mr. Michael Gove, ha affermato - durante un recente convegno - che il Regno Unito è oggi diventato uno dei paesi europei “più accoglienti sul versante dell’immigrazione”, mentre la scelta per la Brexit “ha aumentato il grado di liberalismo”[1] nel paese.

Gove ha dichiarato che lo SNP è animato da una sorta di inclinazione verso “l’esclusione”, aggiungendo che – a suo parere – i sentimenti di appoggio verso l’indipendentismo scozzese si sono molto raffreddati da quando i fautori della Brexit hanno vinto il referendum. Gove ha aggiunto che “lo SNP ha giocato con le tematiche identitarie al solo scopo di ottenere un po’ di popolarità”. Durante un discorso presso il centro studi Policy Exchange, ha detto di essere contrario all’ipotesi di un secondo referendum, limitato alla Scozia, e di non ritenere che il pubblico sia favorevole a questa eventualità.

A suo giudizio, l’Ukip è entrato in fase di declino da quando la Brexit ha vinto il referendum. In effetti, mentre un tempo tale partito raccoglieva fino a 4 milioni di voti, oggi diversi esponenti dell'Ukip ritengono che quest'ultimo sia sostanzialmente moribondo.

Gove ritiene che la Brexit può essere la buona occasione per “ridistribuire le opportunità di sviluppo tra le diverse aree del paese, ridurre le distanze e smorzare i divari” tra giovani e anziani, tra ricchi e poveri, tra nord e sud.

A suo parere, dopo la Brexit il governo potrebbe e dovrebbe affrontare le disparità esistenti riformando l’imposizione fiscale sulle società, rendendo più facile per le imprese situate in zone depresse ottenere crediti bancari.

Gove è convinto che il voto pro-Brexit non sia stato un rigurgito “nostalgico”, con lo sguardo rivolto al passato, ma sia nato dal desiderio che il Regno Unito possa interagire “alla pari” con le altre nazioni nello scacchiere mondiale.

Gove ha concluso il suo intervento pubblico dichiarando che “l’Irlanda del Nord continuerà a far parte del Regno Unito, almeno per tutto il prevedibile futuro e per quanto sia possibile indovinarlo”. “Ovviamente, ci sono punti delicati in questa materia, ma credo che gli irlandesi del nord abbiano desiderio di restare nel Regno Unito e ho fiducia sul fatto che questo loro desiderio sarà rispettato”. D'altronde, a giudizio di Gove, “il primo ministro è totalmente impegnato nel garantire la coesione e la solidità del Regno Unito".


[1] Nel Regno Unito il termine “liberalism” ha una accezione un po’ particolare. Da un lato, esso indica, come in Italia, un generico favore per il libero mercato; dall'altro, denota un orientamento verso posizioni progressiste nel campo dei diritti sociali, di quelli individuali e della morale – ndt.

© Telegraph Media Group Limited (2018)