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Il mistero dei Romanov risolto grazie al DNA del principe Filippo

L’immaginario del mondo intero si appassionò a quel mistero: la dinastia imperiale russa brutalmente giustiziata ed il successivo occultamento dei loro cadaveri, durato decenni.

Sarà ora il Museo della Scienza di Londra a gettare nuova luce sul caso, con una nuova mostra che spiegherà anche come il duca di Edimburgo abbia partecipato alla ricostruzione dell’assassinio dello Zar e della sua famiglia, e come la soluzione dell’enigma sia giunta proprio dal suo DNA.

Il duca ha infatti concesso un campione del suo sangue agli esperti che tentavano di identificare dei resti umani, rinvenuti nel 1993 all’interno di alcune tombe senza nome. L’analisi del materiale biologico ha poi rivelato una corrispondenza con la Zarina e le sue figlie, legate al principe da una parentela per via materna, confermando così, una volta per tutte, la verità sulla loro sorte.

Lo studio, portato a termine dal gruppo di ricercatori — i cui particolari erano noti, fino ad oggi, solo agli addetti ai lavori — verrà ora esposto per la prima volta, con i grafici del DNA appartenuto allo Zar, oltre ai particolari riguardanti i cinque centimetri cubici di sangue offerti dal duca di Edimburgo.

Il principe Filippo è il pronipote della Zarina, per via della sorella maggiore di lei, Victoria Mountbatten, nonna materna del principe.

Ad invitarlo a partecipare all’indagine sull’omicidio della prozia sono stati il dottor Peter Gill ed il suo team di scienziati del Servizio di Medicina Legale. Questi si sono serviti dell’esame del DNA mitocondriale per giungere a confermare “praticamente oltre ogni dubbio” che le ossa rinvenute in una tomba a Ekaterinburg nel luglio del 1991 appartenevano sicuramente ai Romanov.

Un portavoce ed un curatore della mostra avevano inizialmente dichiarato al Telegraph, la scorsa settimana, che sarebbe stato esposto anche un diagramma relativo al profilo del DNA del duca di Edimburgo, salvo poi precisare frettolosamente che in realtà si tratterà semplicemente di una descrizione, inclusa nel testo illustrativo della mostra.

Per il duca, ormai novantasettenne, la storia della sua famiglia è ancora fonte di turbamento. Gli fu chiesto, una volta, se desiderasse visitare la Russia e lui, si dice che abbia risposto: “Mi piacerebbe molto andare in Russia, anche se i ba…rdi hanno assassinato metà della mia famiglia”.

La mostra allo Science Museum di Londra, “L’ultimo Zar: Sangue e Rivoluzione”, è stata ideata per porre in luce i progressi scientifici che, negli ultimi decenni, hanno consentito agli esperti di ricostruire cosa sia realmente accaduto alla famiglia Romanov. L’inaugurazione è stata fissata in corrispondenza del centenario della loro esecuzione sommaria (1918 – 2018, 21 settembre).

Un portavoce ha affermato che, anche in virtù della presenza di reperti mai esposti prima nel Regno Unito, la mostra “svela ai visitatori i segreti di uno dei più oscuri misteri del ventesimo secolo”, sviluppatosi negli anni tra il 1900 ed il 1918.

Lo Zar Nicola II, la Zarina Alexandra ed i loro cinque figli Olga, Tatiana, Maria, Anastasia ed Aleksej furono uccisi il 17 luglio 1918 ad Ekaterinburg, ed i loro corpi furono tumulati in due tombe senza nome.

Il caso, dopo 100 anni, non è ancora stato ufficialmente chiuso. La Chiesa ortodossa russa rifiuta di riconoscere quei resti come appartenenti ai Romanov e, di conseguenza, non concede loro una sepoltura con il rito solenne.

La procedura in tal senso ha però registrato un’accelerazione qualche giorno fa, quando, secondo una dichiarazione del Comitato Investigativo della Chiesa ortodossa russa, i test genetici richiesti dalla Chiesa “hanno confermato che i resti umani ritrovati appartenevano al defunto Imperatore Nicola II, ai membri della sua famiglia ed a persone del loro entourage”.

La mostra allo Science Museum permetterà al pubblico di esaminare i ritrovamenti raccolti sulla “scena del delitto”, tra cui i resti dentali del medico dell’Imperatore, un singolo orecchino di diamanti appartenuto alla Zarina ed un’icona, devastata da fori di proiettile.

Saranno esibiti anche un album di fotografie, creato dal precettore dei figli dello Zar, i diari privati della famiglia ed un prezioso Uovo Fabergé, donato dallo Zar alla moglie.

Un portavoce ha sostenuto che “questa indagine costituisce una delle prime occasioni in cui l’analisi del DNA è stata utilizzata per risolvere un caso di omicidio riportato nei libri di storia, con la partecipazione dei migliori esperti britannici, sotto la direzione del dottor Peter Gill, del Servizio di Medicina Legale.

“I campioni di sangue donati dai familiari dei Romanov, tra i quali Sua Altezza Reale il duca di Edimburgo, studiati alla luce dei progressi raggiunti nei test del DNA e nella sua ricostruzione tridimensionale, hanno contribuito ad identificare i resti della famiglia imperiale ed hanno consentito all’indagine di giungere a conclusioni fondate”.

Science Museum, Londra – The Last Tsar: blood and revolution. Inaugurazione: venerdì 21 settembre 2018

© Telegraph Media Group Limited (2018)