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Il mondo delle agenzie matrimoniali d’alto livello: speranze e delusioni

“I don’t care too much for money, money can’t buy me love” [non mi importa troppo dei soldi, con i soldi non posso comprarmi l’amore]: i Beatles cantavano così nel 1964, e ora le loro sagge parole sono state citate da un giudice della High Court durante un processo ancora in corso. La causa è stata intentata da Tereza Burki che, come vedremo, è di tutt’altro parere.

La Burki, professionista dell’alta finanza della City e residente nell’elegante quartiere di Belgravia a Londra, ha fatto causa alla Seventy Thirty, un’agenzia matrimoniale d’élite con sede a Knightsbridge: dopo aver pagato più di 14000 euro di iscrizione annuale, ha accusato l’agenzia di non essere riuscita a farle conoscere il suo principe azzurro.

Ma c’è un colpo di scena: l’agenzia, che deve il suo nome alla ripartizione percentuale tra lavoro e vita privata dei suoi ricchi clienti [70/30], ha fatto a sua volta causa per diffamazione alla Burki, quarantasettenne olandese madre di tre figli. La Burki avrebbe accusato l’agenzia di frode online.

Se, leggendo questa triste storia, la prima cosa che avete pensato è stata chiedervi perché qualcuno sia disposto a sborsare una somma del genere per la promessa impossibile di una vita felice, probabilmente non siete i soli.

E non sono pochi nemmeno i clienti delle agenzie matrimoniali d’élite: ogni anno milioni di persone sborsano migliaia di euro per avere accesso a single selezionati che, si spera, abbiano intenzioni serie come le loro nella ricerca di un partner, e abbiano i mezzi per pagare tale ricerca. Succede più o meno come su Tinder, però in quel caso gli utenti non pagano nulla per passare da un profilo all’altro di uomini e donne alla ricerca di un partner.

In alcuni casi, scommettere sulla ricerca di un partner ripaga. I single disposti a pagare, di solito anche bene abbienti, si aspettano di ricevere un servizio in grado di tenere in considerazione la loro personalità, le loro preferenze e il loro stile di vita per creare un abbinamento con un partner interessante, o una serie di partner potenzialmente interessanti, le cui condizioni socioeconomiche siano simili alle loro.

La Burki era alla ricerca di un membro del jet-set internazionale, ricco e disposto ad avere dei figli. Ha dichiarato al tribunale che, avendo sborsato migliaia di euro per iscriversi all’agenzia non voleva che le fossero invece proposti abbinamenti con uomini che non avevano pagato l’iscrizione, statisticamente meno propensi alle relazioni stabili e magari non così ricchi come dicevano di essere.

Le sue affermazioni ricordano quelle di altre donne che si lamentano del servizio fornito dalle agenzie matrimoniali d’élite. Tali agenzie proporrebbero pochi uomini interessanti, accoglierebbero potenziali pretendenti inadeguati tra i loro iscritti, facendo loro pagare di meno solo per aumentare il numero degli uomini o, ancor più di frequente, li accogliererebbero tra gli iscritti senza far loro pagare nulla.

Lo scorso anno Darlene Daggett, ex dirigente sessantatreenne della QVC, ha raggiunto un accordo legale con la Kelleher International, il servizio di dating d’élite californiano, dopo aver speso invano circa 130.000 euro per l’iscrizione come “membro executive”, Sui documenti portati in giudizio dal suo avvocato figura l’accusa secondo cui, tra i potenziali pretendenti “altamente selezionati”, sono comparsi “uomini sposati, mentalmente disturbati o malati, dediti alle bugie patologiche, seduttori seriali, stalker, pregiudicati, uomini non in grado di trasferirsi o non disponibili al trasferimento e/o soggetti a sanzioni professionali”.

Nell’ultimo anno, nel Regno Unito, Citizens Advice ha aiutato a risolvere 300 querele riguardanti le agenzie matrimoniali: la maggior parte di esse era relativa all’inadeguatezza del servizio offerto o alla violazione delle clausole contrattuali. I clienti insoddisfatti potrebbero essere molti di più. Infatti potrebbero essere in tanti quelli che non si lamentano, troppo imbarazzati per il fatto di non aver trovato l’anima gemella pur avendo pagato somme non banali.

Tra coloro che hanno accusato apertamente un’agenzia matrimoniale di non aver fornito il servizio promesso c’è Esther Povey, che nel 2013 ha pagato circa 3.300 euro alla Attractive Professionals, un’“agenzia di incontri esclusiva”. La Povey afferma che l’agenzia non aveva abbastanza uomini tra gli iscritti: le è stato proposto un secondo incontro conoscitivo con lo stesso uomo, dopo che l’aveva rifiutato la prima volta e un altro potenziale pretendente le ha detto di aver pagato solo 450 euro per iscriversi perché l’agenzia “aveva bisogno di più uomini della sua età”.

Lo scorso anno, la Attractive Professional ha risposto a questa critica divendo che il suo modello di business era cambiato dai tempi in cui si era iscritta la Povey. La direttrice Lorraine Marlow ha affermato che l’agenzia “ha fatto del suo meglio per offrire un buon servizio in un settore davvero difficile” e ha aggiunto che tutte le agenzie matrimoniali d’élite “devono offrire l’iscrizione gratuita o a prezzi scontati agli uomini, per poter aumentare le richieste”. Ha tuttavia negato che non ci fossero abbastanza uomini tra gli iscritti e che l’agenzia avesse fatto “promesse false” o ingannevoli.

Eppure i potenziali principi azzurri esistono. Verso la fine dello scorso anno Jonathan Farnham, sessantottenne, consulente informatico in pensione del Sud Est inglese, si è iscritto alla Drawing Down the Moon (agenzia in cui le iscrizioni partono da 8000 euro circa), dopo le delusioni avute dai siti di dating online, in cui “quasi sempre le promesse non corrispondono alla realtà”.

Da quando ha iniziato a pagare importi che lui stesso definisce “non irrilevanti”, ha incontrato sei donne e, sebbene nessuna di queste si sia rivelata The One, ritiene che l’esperienza sia stata positiva.

“Ho avuto alcune buone presentazioni”, racconta. “Con alcune vi è stata un’intesa eccellente, mentre un paio di loro erano davvero fantastiche. Non ho nulla da recriminare sugli incontri che mi sono stati offerti. Con quest’agenzia si può star certi di incontrare persone decenti, attentamente vagliate e di livello socioeconomico pari al proprio”.

Daniel Pembrey, scrittore di narrativa, è meno entusiasta della sua esperienza. Prossimo ai 40 anni di età, e rientrato in Inghilterra dopo un decennio passato all’estero lavorando per un’azienda web, ha deciso di impiegare un po’ del suo denaro per cercare di trovare una fidanzata. “I vecchi amici si erano ormai sposati, i contatti sui social con gli ex compagni di università non sembravano molto vivaci, mentre l’idea dell’online dating non mi piaceva molto”, ci racconta. Così, si è rivolto ad una agenzia specializzata che “non sembrava del genere mordi-e-fuggi. Anzi, era sul mercato da molti anni e faceva parte dell’associazione britannica delle agenzie di incontri (Association of British Introduction Agencies – abia.org.uk), un organismo che seleziona le agenzie più professionali”.

L’agenzia ha richiesto un compenso di 6900 euro per la sua consulenza. “La tariffa doveva essere pagata interamente in anticipo, il che mi ha piuttosto spiazzato, ma ho accettato perché ho pensato che in fondo si può ritenere una cifra accettabile se poi si riesce ad incontrare qualcuno che sia davvero speciale”.

“Le agenzie di incontri si caratterizzano per il fatto di coinvolgere nell’operazione un ‘mediatore’ in carne ed ossa che incontra il cliente dal vivo almeno una volta e cerca di delineare il profilo ideale della persona da trovare, con realismo. Solitamente vi è un numero minimo di incontri garantiti dall’agenzia. Nel mio caso si è stabilito che fossero 12. In realtà, per il cliente, è una vera e propria lotteria. Ho incontrato diverse donne del genere che desideravo, ho avuto con loro conversazioni piacevoli, ho continuato a frequentare due di loro come amiche, mentre ho cercato di dimenticare una o due delle altre. Nessuno degli incontri che ho avuto si è tramutato in una relazione, men che meno in un matrimonio. Se considero il numero e il livello delle donne che ho incontrato, direi che avrei ottenuto lo stesso con una serata di speed dating[1] ben organizzata (ho provato anche questa formula e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso)”. Il programma di speed dating gli è costato molto meno, solo 29 euro. Alla fine, racconta Pembrey, la tariffa di 6900 euro pagata in questa ricerca dell’anima gemella “si è rivelata tra le più basse che si possano trovare tra le agenzie di Londra, visto che alcune di queste arrivano a chiedere fino a 35mila euro”.

La richiesta di pagamento anticipato, come ha spiegato l’agenzia cui si è rivolto Pembrey, deriva dall’esigenza di assicurarsi che il compenso sia pagato. “Non mi sono mai sentito così a disagio. Come se si trattasse di una truffa. Mi sono chiesto cosa mai possano provare le donne, visto che esse si rivolgono alle agenzie in misura superiore agli uomini e spesso devono pagare tariffe più alte”.

Pembrey dice che vi sono varie teorie sul perché le donne siano più numerose. “Una di queste potrebbe risiedere nel fatto che le donne sono più disposte ad investire pesantemente per trovare il giusto compagno per la vita. Un’altra ipotesi è che la qualità media degli uomini che si incontrano abitualmente nelle normali relazioni sociali sia piuttosto bassa. Una terza supposizione è che in una città così costosa come Londra sia vantaggioso poter incontrare uomini la cui posizione finanziaria sia già stata vagliata da altri. A mio parere, l’unica conclusione certa è che la gente non dovrebbe essere disposta a pagare fino a 12 o 14mila euro, oltretutto in anticipo, per trovare un partner”.

Ci sono poi agenzie particolari, come ad esempio la Berkeley International – nata 15 anni fa e specializzata in “incontri d’élite” per “persone attente e qualificate” – che hanno tariffe ancora più alte. I prezzi partono da un minimo di 17mila euro (più Iva), per servizi che offrono incontri con liberi professionisti, manager, ecc.. La rivista Harper Bazaar ha descritto l’agenzia come l’ “anti-Tinder”. I suoi clienti, a seconda del livello di iscrizione, possono ricevere inviti per incontri a New York, Parigi, Milano o Melbourne, usufruendo del servizio voli privati dell’agenzia (per i malcapitati che non abbiano un loro jet privato a disposizione…).

Tutto ciò, in effetti, costituisce il principale vantaggio nel rivolgersi a servizi così esclusivi: mettere un grande e invalicabile fossato tra voi stessi e i poveri comuni mortali con cui si è generalmente messi in contatto attraverso le normali agenzie. Inoltre, c’è l’idea che se qualcuno è disposto a spendere cifre così importanti, probabilmente è davvero animato dall’intenzione di avviare una relazione definitiva.

Graham Jones, uno psicologo del mondo internet specializzato nel comportamento online, spiega: “Colui che spende molti soldi sta evidentemente scommettendo sul fatto che potrà così conoscere la persona dei propri sogni, facendo affidamento su un servizio che si presume dovrà essere molto migliore rispetto a quello che potrebbe trovare in una normale agenzia, sia tra quelle online che offline”.

Il problema, tuttavia, è che il mondo delle agenzie di incontri è quasi del tutto privo di regolamentazione. Molto spesso non è chiaro il motivo per cui i servizi di questa o quell’agenzia debbano costare così tanto.

Mancando ancora una qualche forma di garanzia che il servizio reso sia proporzionato ai denari investiti, Pembrey fornisce qualche buon consiglio: “Il mio suggerimento è di dedicare il tempo alle attività che già ci piacciono e che facciamo comunque volentieri, con serenità e con facilità. Alla fine, ho incontrato casualmente la donna giusta ad una lezione di yoga, in un momento tranquillo, in cui non cercavo nessuno. Fate così, e potreste avere belle sorprese”.

 

[1] Speed dating: chiacchierate-incontri davanti a un drink, in locali pubblici, organizzate a ritmo abbastanza serrato da agenzie specializzate. Vi partecipano almeno una ventina di persone dei due sessi, in parti uguali. Ogni uomo e ogni donna ha una breve chiacchierata a due con ciascun membro dell’altro sesso presente alla serata - ndt.

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