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Il “nuovo” aeroporto di Berlino: una saga infinita

Un vecchio detto piuttosto noto in Germania dice che i tedeschi amano gli Italiani ma non li stimano, mentre gli italiani stimano i tedeschi ma non li amano. Tuttavia, la vicenda infinita del futuro nuovo aeroporto di Berlino sembra fatta apposta per dimostrare che i tedeschi sono molto più simili agli italiani di quanto loro credano e di quanto noi potessimo immaginare.

La capitale tedesca ha oggi in attività due aeroporti: quello di Tegel - dedicato a Otto Lilienthal, il pioniere dell’aviazione tedesca – e il più piccolo, quello di Schönefeld, destinato ai voli low-cost. Il vecchio e storico Tempelhof, aperto nel 1923 - e teatro del famoso ponte aereo nel 1948-49 -, fu chiuso definitivamente nel 2008. Infatti, a inizio degli anni ’90 il governo ritenne che fosse opportuno costruire un unico grande aeroporto a servizio della capitale. Così, nel 2006, dopo ben 15 anni di progettazioni, iniziò la costruzione del nuovo aeroporto “Willy Brandt”, divenuto più noto come aeroporto “di Brandeburgo”, collocato a breve distanza da quello di Schönefeld. Con il tempo, si è poi deciso che non fosse opportuno chiudere quest’ultimo, considerata la forte crescita dei voli low-cost. In conclusione, l’aeroporto di Brandeburgo sostituirà solo quello di Tegel e si affiancherà a quello di Schönefeld. Una strada un po’ tortuosa per arrivare da tre a due aeroporti.

Ma il bello della storia, per così dire, è che la costruzione dell’aeroporto Willy Brandt si è via via trasformata in un imbarazzante groviglio di errori, ritardi e sprechi. Già nel 2012 fu solennemente annunciato che il nuovo aeroporto sarebbe stato aperto nel giro di poche settimane, ma proprio ieri, a sette anni di distanza, l’amministratore delegato dell’aeroporto ha dichiarato che, dopo infiniti rinvii, l’apertura è ora programmata per il 2020, cioè a circa 30 di distanza dall’avvio del progetto… Non esattamente un esempio di efficienza e di oculata gestione, a voler essere teneri.

La costruzione ha subìto ogni sorta di traversie: bilanci in rosso, sospetti di corruzione, una sequela interminabile di problemi tecnici all’aria condizionata, ai cablaggi, ai ventilatori, alle porte automatiche, e su tanti altri fronti, con un via vai di amministratori e con continui annunci per la “imminente” inaugurazione, regolarmente annullata.

Una parte dei ritardi è imputabile anche al fallimento, ad agosto di quest’anno, della compagnia aerea Air Berlin che voleva usare il nuovo aeroporto come “hub” dei suoi voli a lunga distanza.

Come se non bastasse, tutta questa saga si concluderà con un aeroporto sottodimensionato rispetto alle crescenti previsioni di traffico della capitale tedesca. Con realismo forse maggiore dei loro politici, i berlinesi hanno recentemente votato in un referendum consultivo a favore del mantenimento in vita dell’aeroporto di Tegel, il che complica l’intero quadro dell’equilibrio economico (tre aeroporti, di cui due grandi, potrebbero essere troppi).

Una vicenda poco edificante, che però forse potrà avere una qualche ricaduta positiva se i tedeschi ne trarranno la lezione di stimare un po’ di più i popoli del sud Europa, in particolare gli Italiani, senza per questo amarli di meno. Da parte nostra, siamo certi che la stima per loro non calerà e che li ameremo un po’ di più.

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