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Il proprietario più ricco di Airbnb possiede 881 alloggi e guadagna 13,3 milioni di euro all’anno

Secondo un recente studio, un proprietario di Airbnb a Londra ha guadagnato 13,3 milioni di euro in un solo anno grazie all’affitto di 881 alloggi. La cifra rappresenta il tetto massimo di guadagno a livello mondiale, ma a Bali, in Indonesia, anche un altro proprietario ha raggiunto un record del genere, incassando 13,2 milioni grazie all’affitto delle sue 504 unità immobiliari.

I proprietari più ricchi, in città come Città del Capo, Parigi e Barcellona, hanno tutti ricavato almeno 1,1 milioni di euro l’anno, dando in affitto decine di case, appartamenti e stanze.

I dati su Airbnb, provenienti dagli analisti di AirDNA (società del tutto autonomia, senza legami con Airbnb - NdT), rivelano che il portale di affitto di alloggi tra privati si è trasformato in un sistema di gestione immobiliare in grado di fruttare ingenti ricavi. “Aibnb non è più una comunità di singoli che affittano, direttamente, i propri spazi o intere proprietà”, ha dichiarato Scott Shatford, CEO di AirDNA.

“Assistiamo alla gestione di immobili da parte di imprese che mettono a disposizione elenchi di almeno mille alloggi. I numeri che abbiamo non rivelano una miniera d’oro ancora inesplorata, ma ci mostrano un trend emergente della new economy, che vede centinaia di dipendenti impegnati a gestire le seconde case di altre persone”.

I dati in possesso di Telegraph Travel mostrano che i guadagni sono più alti a Bali, l’isola di villeggiatura indonesiana, dove l’introito medio per proprietario è di 35mila euro l’anno. Anche un proprietario di Tokyo incassa mediamente 30.840 euro, mentre a Londra il ricavo medio è di 17.890 euro.

Un portavoce di Airbnb ha dichiarato che un proprietario medio residente nel Regno Unito guadagna 3300 euro all’anno dando in affitto il suo alloggio per tre notti al mese, aggiungendo che i dati forniti da AirDNA non sono ufficiali in quanto “estratti” dal web (non sono certificati da Airbnb - NdT).

Shatford sostiene che la gestione delle proprietà disponibili attraverso Airbnb si sta trasformando. “Il trend non è positivo per chi utilizza Airbnb come forma di alloggio alternativa al tradizionale hotel”, ha dichiarato. “Questi clienti desiderano incontrare persone come loro e su Airbnb è difficile capire se si sta per affittare da una grande impresa di gestioni immobiliari o direttamente dal proprietario che ti incontra sulla soglia di casa e ti consiglia cosa visitare in città”.

AirDNA sostiene che, a livello globale, il 65% dei gestori è ancora costituito da privati cittadini, mentre il 35% è costituito da soggetti aziendali. La proporzione, tuttavia, si sta spostando a favore delle aziende.

Airbnb dichara che l’80% dei gestori britannici “condivide spazi nelle case in cui essi abitano”.

“La maggioranza dei gestori di Airbnb è composta da persone che condividono le proprie abitazioni – in genere la loro maggiore fonte di spesa – allo scopo di incrementare il reddito familiare”, secondo il portavoce di Airbnb.

“Il modello di Airbnb è unico e crea risorse per singoli cittadini, favorisce lo sviluppo delle comunità ed è soggetto alla fiscalità del paese dove si trova l’alloggio. Ciò rende Airbnb un modello di sviluppo completamente diverso dalle aziende che trasferiscono altrove il denaro guadagnato nei luoghi del business”, ha concluso il portavoce.

Per la città di Londra e a partire da quest’anno, Airbnb ha dichiarato di aver fissato, con il sostegno del sindaco, dei limiti all’affitto delle proprietà disponibili sul portale: gli alloggi non potranno essere dati in affitto per un periodo superiore a 90 giorni.

Il mese scorso, l’ufficio statistico islandese ha rivelato che il proprietario più ricco ha incassato 1 milione e 900mila euro in dodici mesi e cinque privati hanno ricavato oltre 780mila euro.

© Telegraph Media Group Limited (2017)