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Il Regno Unito ha detto sì alla Brexit per fuggire dagli Stati Uniti d’Europa

Tra le controversie e la confusione che agitano il futuro delle relazioni tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea, si tende a dimenticare un fattore di estrema importanza. Nel corso degli anni, non sono stati i rapporti commerciali a rendere problematica l’appartenenza all’Unione, bensì l’espansione politico-burocratica dell’Unione. Il Regno Unito decise di aderire al Mercato Europeo Comune (1973) con la prospettiva di far parte di un blocco commerciale dotato di regole uniformi e senza dazi interni. Se tutto fosse rimasto come inizialmente previsto, oggi non vi sarebbe alcuna separazione.

Purtroppo, altri paesi europei hanno deciso di portare avanti il progetto, contenuto nei trattati di Roma, per un’unione sempre più stretta. Credevamo che quel progetto non sarebbe mai stato preso seriamente in considerazione e, infatti, gli europeisti inglesi ci ripetevano che un’unione più forte non si sarebbe mai concretizzata. Invece, una dopo l’altra, le loro rassicurazioni si sono sfaldate con l’istituzione della moneta unica e la creazione della cittadinanza europea grazie al Trattato di Maastricht. Così, sono stati allestiti i vincoli fondamentali di un’Europa federale.

Prima o poi il Regno Unito avrebbe dovuto fare i conti con l’aspirazione di altri Stati membri a creare un super-Stato. Il discorso di Juncker al Parlamento Europeo, a settembre di quest’anno, ha posto la questione in maniera esplicita. Per l’ennesima volta, i britannici che desiderano revocare la Brexit lo hanno liquidato come lo sproloquio isolato di un burocrate europeo. Invece, per l’ennesima volta, si sbagliavano, poiché il programma delineato da Juncker guadagna sempre più consensi tra i maggiori partiti europei.

Martin Schulz, leader del partito social-democratico tedesco (SPD), ha invitato tutti gli Stati membri a impegnarsi per la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa entro il 2025. Nello stesso tempo, ha dichiarato che Angela Merkel deve cambiare la sua politica europea (in senso ancor più europeista – NdT) affinché la SPD accetti di formare nuova “grande coalizione” con la CDU che permetta di chiudere la crisi politica tedesca.

Schulz ha sostenuto che i paesi europei dovrebbero concordare un nuovo “trattato costituzionale” volto a istituire un’unione federale, da cui sarebbero esclusi tutti i paesi che si rifiutano di ratificarlo. La Merkel subisce anche le pressioni da parte del presidente francese Macron, affinché sostenga un radicale programma di riforme delle istituzioni europee. E la sua debolezza politica le impedisce di resistere a lungo.

È stato questo il costante senso di marcia dell’Unione Europea, che si rivela oggi come inevitabile conseguenza dell’unione monetaria. Se il Regno Unito avesse deciso di restare in Europa, le pressioni per ratificare questo processo sarebbero state enormi, in particolare da parte di coloro i quali cercano di annullare la Brexit. Meglio uscire oggi, quindi, visto che non avremmo mai potuto dare il nostro consenso a un’Europa federale.

© Telegraph Media Group Limited (2017)