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Il Regno Unito si prepari a 20 anni di maggiori tasse

I contribuenti inglesi devono prepararsi ad affrontare altri “20 anni di scelte difficili”, afferma il capo dell’Istituto per gli Studi Fiscali del Regno Unito.

Paul Johnson, il direttore di questo think-thank non schierato politicamente, sostiene che la classe politica dovrebbe avere l’onestà di dire che si avrà una lunga fase di inasprimento fiscale.

A suo avviso, l’impegno del Governo all’aumento della spesa per il servizio sanitario nazionale, pari a circa 20 milioni di sterline a valere già dai prossimi anni, dovrà essere finanziato dal prelievo fiscale, poiché l’indebitamento a lungo termine non appare sostenibile per le finanze pubbliche.

Nell’arco dei due prossimi decenni si imporrà quindi un aumento delle tasse, con un concomitante taglio dei servizi pubblici, a meno che non si abbia una impennata della crescita economica e della produttività.

Il livello di tassazione attuale è di poco superiore ai massimi storici, ma la quota di reddito nazionale assorbita dai costi del servizio sanitario è cresciuta significativamente.

Secondo Johnson, ciò è stato possibile solo grazie al fatto che il Governo ha praticamente azzerato la spesa in altri settori, come la difesa e l’edilizia pubblica.

“La spesa pubblica è cambiata profondamente nel corso degli ultimi 50 anni, ma non così le sue dimensioni. Non si vede come ciò possa essere sostenibile nel lungo termine”, sostiene Johnson.

“Davvero non si capisce come si possa tagliare la spesa in modo significativo se non incidendo su sistema sanitario e pensioni. E tuttavia sappiamo che nel tempo dovremo spendere di più proprio per la sanità e per le pensioni”.

Secondo Johnson tutto ciò può solo significare che nel corso dei prossimi venti anni la spesa pubblica, come incidenza sul reddito nazionale, dovrà crescere. “Questo sembra un tema di cui nessun vuole discutere”. Il Ministro delle Finanze, sempre secondo Johnson, “si trova di fronte a scelte davvero difficili in sede di spendig review”. “Qualcosa dovrà concedere, che siano maggiori tagli, maggiori tasse o maggior indebitamento”.

Il Governo ha ammesso che nei prossimi tre o quattro anni ci sarà una crescita delle tasse per la spesa sanitaria, “ma si è guardato bene dall’indicare un qualche numero”.

Nel breve termine, l’espansione del servizio sanitario può essere affrontata facendo ricorso al debito pubblico, ma nel lungo termine “occorrerà finanziarlo con il prelievo fiscale”.

Ed il buco nei conti non può essere finanziato, come propone il partito Laburista, “mettendolo a carico dei super ricchi o di Google”, ha detto Johnson al Daily Telegraph.

Secondo Johnson, la politica dei laburisti di puntare soltanto sulla tassazione delle imprese e dei redditi più alti “non è realistica”, per quanto riguarda i risultati che tramite essa si vorrebbero raggiungere nel medio termine.

Il Regno Unito già riscuote un quarto del suo prelievo fiscale dall’1% più abbiente della popolazione. Un qualche margine per prelevare maggiori risorse fiscali da imprese e soggetti ad alto reddito sussiste soltanto accantonando la promessa del Governo di tagliare le tasse sulle società.

Facendo a meno di ridurre le tasse sui redditi di impresa, il Governo può in effetti risparmiare circa 6 miliardi di sterline da qui al 2023, ma “ se ci si pone in una prospettiva di 10 o 20 anni, e si considera necessario raggiungere almeno un 4% del reddito nazionale, tutto ciò non basta”.

Tutte le parti politiche amano raccontare che si può spendere di più, e che qualcun altro dovrà pagare per questo, ma la sola strada percorribile nel lungo termine, continua Johnson, è in realtà quella di un generalizzato incremento del prelievo fiscale.

E aggiunge ancora: “Per altro verso, questo è davvero il momento meno indicato per aumentare le tasse, perché veniamo da un periodo di salari stagnanti e di austerity, e quindi è davvero difficile tornare dalla gente per dire “ci spiace ragazzi, abbiamo davanti altri 20 anni di tempi duri”.

“Non è difficile capire che non sarebbe un messaggio popolare. Ma, in realtà, se si tratta di affrontare il tema della spesa per il welfare, in particolare per la spesa sanitaria e la spesa sociale, il momento della resa dei conti è arrivato e non pare procrastinabile.

Il Ministro delle Finanze si appresta alla spending review avendo già promesso 20 miliardi per il sistema sanitario, e l’impegno al pareggio di bilancio entro il 2020. “E credo che egli non abbia alcuna idea precisa di quello che accadrà all’economia”, aggiunge Johnson.

“C’è sempre un prezzo da pagare rispetto alle scelte di politica economica”.

Se le monete d’oro crescessero per strada, qualcuno le avrebbe già raccolte.

© Telegraph Media Group Limited (2018)