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Il tramonto della sinistra moderata consegna l’Europa al caos e all’estremismo

L'autore di questo articolo, William Hague, è stato leader del partito conservatore inglese dal 1997 al 2001, poi ministro degli Esteri dal 2010 al 2014. Nel 2015, è uscito dalla vita politica attiva per dedicarsi alla scrittura di saggi storici.

nota della redazione

Dalla Germania all’Italia, i partiti socialdemocratici tradizionali si trovano ad un bivio: evolversi o scomparire.

Sembra naturale, in questi giorni, catalogare gli assetti politici di Germania e Italia come diametralmente opposti. In Germania, la decisione del partito socialdemocratico di entrare a far parte di una nuova "grande coalizione" con Angela Merkel è stata accolta con sollievo sia da Bruxelles sia dai mercati finanziari, poiché ha allontanato la minaccia di nuove elezioni nella nazione più influente d’Europa.

In Italia – con un apparente contrasto - le elezioni politiche di domenica scorsa hanno visto i partiti populisti, anti-immigranti e euroscettici ottenere risultati da record, facendo nascere nuovi timori in merito alla stabilità di uno stato dell’Unione considerato molto importante, ma anche vulnerabile. A prima vista, sembra la solita contrapposizione tra ordine tedesco e caos italico, quasi rassicurante nella sua familiarità.

Invece, si tratta di casi strettamente connessi tra loro, che rappresentano ad oggi due significativi capitoli di una storia triste e sempre più attuale: il tramonto della Sinistra moderata in Europa. Gli eventi di questa settimana non lasciano alcun partito socialdemocratico o di sinistra moderata al governo, o nel ruolo di principale opposizione, in Gran Bretagna, Francia, Germania o Italia - una situazione che, in tempo di pace, non si è mai verificata negli ultimi cento anni.

I Socialdemocratici tedeschi, sconfitti alle elezioni, hanno dovuto scegliere se subire ulteriori perdite affrontando una nuova consultazione o se finire nell’ombra, come sempre accade ai membri minoritari di una coalizione. Poiché la scelta era tra un bagno di sangue subito o in un secondo momento, hanno comprensibilmente deciso di rinviare la questione, dopo un periodo di governo. I Liberaldemocratici britannici sono esperti conoscitori di questi dilemmi e delle conseguenza che ne derivano…

Incapaci di dare ascolto alle suppliche delle sue sezioni giovanili, la SPD ha preso una decisione che fornisce una stabilità temporanea, ma a un prezzo elevato: l’estrema destra si troverà ora a rappresentare la principale opposizione in Germania, un evento già di per sé straordinario, mentre l’estrema sinistra supererà nei consensi la sinistra moderata, grazie alle sue idee innovative. Il rischio di questa situazione è dimostrato anche troppo chiaramente dalla vicina Austria, dove ripetute grandi coalizioni hanno portano al governo il partito della Libertà, di estrema destra (FPÖ).

In Italia, solamente due anni e mezzo fa, il partito democratico di Matteo Renzi era alla guida di un governo di maggioranza e sul punto di creare riforme sostanziali nel ventre molle dell’eurozona. Oggi, il partito di Renzi è fuori gioco, al di sotto del 20%.

È un destino comune. Il numero di sostenitori dei socialisti spagnoli si è dimezzato nel corso dell’ultimo decennio. Il partito laburista olandese ha perso quattro quinti dei propri seggi nelle elezioni dello scorso anno. In Francia, i socialisti, che prima detenevano la presidenza della repubblica, sono precipitati ad appena il 7% e il loro elettorato si sta spostando verso l’estrema sinistra, oppure verso il centro-destra del nuovo presidente.

Qui, in Gran Bretagna, il declino si presenta diverso - essendo avvenuto solo all’interno del partito dei Labour, mentre l’estrema sinistra mantiene le sue caratteristiche distintive ed il suo elettorato - ma concorre alla rapida disintegrazione della socialdemocrazia. I parlamentari laburisti moderati ancora ostentano la convinzione che il controllo della sinistra sia per loro a portata di mano, ma per farlo dovrebbero opporsi ad un’ondata di cambiamento grande come un continente, oltre che sconfiggere un’organizzazione nazionale del partito ormai completamente nelle mani degli estremisti di Corbyn. Non potranno semplicemente riorganizzarsi per una rivincita, perché il problema sta alla base.

George Dangerfield, nel suo famoso libro The Strange Death of Liberal England (“La strana morte dell’Inghilterra liberale”), pubblicato nel 1935, cercò di spiegare l’apparente paradosso del partito liberale inglese che, dopo aver trionfato nel 1906 e aver governato durante un momento di estrema prosperità dell’Impero britannico, andò in frantumi nel corso degli anni ’20. Il declino della Sinistra moderata in Europa non è circondata da un tale senso di mistero: i suoi leader, che si tratti di Blair, Schroeder, Hollande o Renzi, hanno accelerato una netta separazione tra il partito e la sua base originaria.

Il sostegno da loro dato all’immigrazione si è rivelato profondamente impopolare in tutto il continente. Milioni dei loro elettori rifiutano anche l’idea di un’Europa che sia più un’unione politica che economica. Di fronte a una crisi finanziaria mondiale, i leader della Sinistra moderata non hanno proposto soluzioni o politiche differenti da quelle offerte della Destra.

A questi errori si possono aggiungere numerosi altri fattori ancor più sedimentati: il declino dei sindacati in ambito economico, il venir meno della solidarietà di classe e l’aumento fino a

livelli insostenibili del welfare di Stato. Da ultimo, con la fine della guerra fredda, l’estrema Sinistra non viene più considerata una minaccia per la sicurezza nazionale. Gli elettori si sentono pertanto liberi di rivolgersi a nuovi partiti o a leader più radicali.

© Telegraph Media Group Limited (2018)