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In America i rapporti di buon vicinato non sono più quelli di una volta

L'America calorosa e solidale che di vedeva ne "La vita è meravigliosa" di Frank Capra, se mai è esistita, a quanto pare non c'è più...

nota della redazione

Nel fine settimana scorso, il senatore Rand Paul ha riportato cinque costole rotte in seguito all’aggressione di un vicino. Il presunto assalitore, Rene Boucher, ha rilasciato una dichiarazione tramite il suo avvocato definendo l’incidente “un’incresciosa lite tra due vicini su questioni che gran parte della gente considererebbe futili”.

Alcune persone informate dei fatti hanno riferito ai giornalisti che il motivo della lite sarebbe da ricercare in una divergenza di opinioni sugli scarti del giardino. Un abitante della zona residenziale ad accesso limitato nella quale è avvenuta l’aggressione, ha dichiarato al New York Times che “se uno può permettersi di vivere lì, si fa gli affari propri”.

E di questi tempi, farsi gli affari propri sembra essere la tendenza di un crescente numero di americani.

Stando al sondaggio General Social Survey, nel 2016 la percentuale di americani che ha affermato di non socializzare “mai” con i vicini ha raggiunto la percentuale record del 34%. Tale quota è in costante aumento sin dal 1974, quando solo il 21% della popolazione sosteneva di non frequentare mai i vicini.

Il luogo nel quale decidiamo di vivere svolge un ruolo significativo rispetto alla quantità di interazioni con gli abitanti dei dintorni. Ci si potrebbe aspettare che le città densamente popolate stimolino rapporti amichevoli, ma in realtà pare che sia vero il contrario: chi vive nelle zone urbane ha maggiori probabilità di evitare del tutto i vicini, mentre per chi abita nei piccoli centri e nelle zone rurali le probabilità sono minori.

Spesso consideriamo le città un terreno fertile per le interazioni sociali tra vicini e conoscenti che si incrociano casualmente per strada, si raccontano novità e pettegolezzi, e sviluppano legami forti. Le cifre riportate sopra, però, suggeriscono che una notevole percentuale di cittadini è ben decisa a evitare qualunque contatto con le persone che vivono nei paraggi, o forse ha una vita frenetica al punto tale da ostacolare gran parte degli scambi tra vicini.

Eppure, rispetto a 40 anni fa, nelle piccole cittadine i rapporti di buon vicinato sono in declino, proprio come avviene nelle grandi città. I fattori che determinano questa tendenza sono numerosi, com’è stato sottolineato dal rapporto elaborato da City Observatory nel 2015. Trascorriamo più tempo in casa a guardare la tv, mentre i più facoltosi si sono isolati in zone residenziali ad accesso limitato come quella in cui vive il senatore Paul. “Lo spazio e le esperienze sono sempre più privati, e ciò è dovuto all’ampliamento delle periferie, ai grandi complessi abitativi e alla diffusione delle abitazioni unifamiliari”, scrivono gli autori del rapporto di City Observatory.

Anche la fiducia è in calo: i dati del General Social Survey dimostrano che la percentuale di americani convinti che ci si possa fidare della maggior parte della gente è scesa dal 50% circa degli anni Settanta a poco più del 30%.

La diffidenza si estende anche al vicinato: nel 2016 quasi la metà degli americani ha riferito al Pew Research Center di fidarsi solo di “alcuni” o di “nessuno” dei propri vicini. In sintonia con i dati sulle interazioni sociali forniti sopra, il sondaggio ha rilevato che chi risiede nelle zone rurali ha maggior fiducia nei vicini, mentre chi vive nelle aree urbane si fida di meno.

Queste tendenze potrebbero rinforzarsi da sole: ci fidiamo meno degli abitanti dei dintorni perché interagiamo meno con loro, e interagiamo meno perché la fiducia è diminuita. “Buoni confini fanno buoni vicini”, fa dire Robert Frost al proprio vicino nella poesia del 1914 intitolata “Mending Wall”. Per un numero crescente di americani, pare che il miglior vicino sia quello con cui non devi interagire affatto.

© 2017, The Washington Post