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In Francia fioriscono le “fattorie urbane"

Lungi dall’essere una moda passeggera, gli orti di città producono cibo sano, e molto altro. I fautori della “agricoltura in città” ne esaltano il valore sociale, ambientale e pedagogico.

Insalata, piante di fragole, erbe aromatiche, sopra ai tetti dei palazzi o su terreni abbandonati. Le fattorie urbane spuntano come funghi. Recentissima l’inaugurazione di un orto di mille metri quadri sul tetto di Yooma, un hotel parigino di quattro piani situato al centro delle torri di Beaugrenelle, nel XV arrondissement, vicino alla Senna. “Su questo spazio, finora non valorizzato, installeremo trecento orti di tre metri quadrati ciascuno. Gli orti verranno curati da uno dei nostri ingegneri agronomi per conto di privati che vogliono mangiare in modo più sano, ma che non hanno il tempo di coltivare personalmente frutta e verdura”, spiega Jean-Patrick Scheepers, fondatore di Peas&Love. Questa è la sua idea di “fattoria urbana”, che ha realizzato per la prima volta a Bruxelles, e che adesso esporta in Francia.

“Versando un affitto di otto euro a settimana per un lotto di 3mq, ciascun proprietario riceverà ogni anno trenta chili di prodotti biologici di stagione, ovvero un terzo del proprio fabbisogno annuale”. Un altro esempio: la creazione della più grande fattoria urbana di Parigi, che produrrà la prima insalata già entro la fine del 2019. Le piante saranno coltivate sull’immensa terrazza che fa da tetto al mercato coperto di Chapelle International, il nuovo quartiere in corso di realizzazione nel XVIII arrondissement. Questo orto urbano coprirà un’area di 7000 mq e, lavorando a pieno ritmo, produrrà 52 tonnellate di frutta e verdura ogni anno; permettendo, inoltre, la creazione di dieci posti di lavoro.

Questi due esempi rappresentano la volontà della città di Parigi di utilizzare tutti gli spazi disponibili al fine di ricomporre e offrire ai suoi abitanti una cornice più verde in cui vivere. “A Parigi, entro il 2020, cento ettari di tetti di uffici, imprese o condomini, nonché facciate e muri, saranno trasformati in spazi verdi. Di questi, 33 ettari verranno destinati all’agricoltura urbana”, spiega Pénélope Komitès, assessore al Verde del Comune di Parigi. “Oltre a ricoprire un ruolo importante per quel che riguarda l’alimentazione, l’agricoltura urbana svolge una triplice funzione: sociale, ambientale e pedagogica”, puntualizza Baptiste Grard, assegnista di ricerca presso AgroParisTech e Inra (Institut National de la Recherche Agronomique). “I pomodori non crescono in una sola notte nei supermercati. È importante ricordare alle persone che vivono in città quali sono le loro vere radici, e quanto è difficile coltivare le verdure”.

Il fenomeno delle fattorie urbane ha già conquistato la Francia, come dimostra la prima campagna di cofinanziamento delle “48 ore dell’agricoltura urbana”, lanciata nel febbraio 2018. Le due giornate dedicate all’agricoltura urbana saranno il 21 e 22 aprile 2018 e prevedono la partecipazione di quindici città francesi, che contribuiranno alla realizzazione di molti differenti progetti. Qualche esempio: a Montepellier è prevista la distribuzione di piante e semi, oltre alla trasformazione delle strade in spazi verdi; a Tolosa, invece, si lavorerà alla creazione di un orto urbano aperto al pubblico.

Le fattorie urbane non rappresentano una moda passeggera. Al contrario, “da un punto di vista scientifico, si tratta di forme di agricoltura virtuosa, che utilizzano in maniera intensiva le risorse naturali, come l’energia solare o l’anidride carbonica, necessarie al processo di fotosintesi delle piante”, sottolinea Marc Dufumier, professore emerito presso AgroParisTech. L’agricoltura urbana costituisce un metodo di produzione che richiede molto lavoro e solo una minima quantità di concimi chimici o pesticidi, dal momento che è possibile riutilizzare gli scarti alimentari come fertilizzanti e praticare a mano la sarchiatura”.

Inoltre, visto che si è appena concluso il Salone dell’agricoltura di Parigi, sarebbe importante precisare che l’agricoltura urbana non costituisce un tentativo di trasferire la campagna in città, perché è evidente che non sarà mai in grado di sfamare l’intera popolazione parigina. Ma non è questo il suo scopo, gli obiettivi che si pone sono ben altri.

© Eric de La Chesnais, 2018, Le Figaro