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In tutto il mondo si diffonde la miopia: colpa del minor tempo trascorso all’aria aperta (...e cresce il business degli occhiali)

Nell’arco di tempo tra il 2012 e il 2026 il settore degli occhiali da vista prevede di raggiungere il raddoppio delle vendite a livello mondiale. La causa principale potrebbe risiedere nella quantità di tempo che le persone trascorrono al chiuso. Infatti, soprattutto in Asia, si registra un’impennata nei casi di miopia, i quali possono essere collegati ad una scarsa esposizione alla luce del sole.

Negli anni ’50, ad Hong Kong, a Taiwan e in Corea del Sud, la miopia colpiva non più del 30% dei ventenni, mentre l’incidenza oggi si attesta oltre l’80%. Negli Stati Uniti, invece, l’aumento del numero di miopi, pur essendo significativo, non è stato così drammatico.

Durante i primi anni ’70, il 24% di coloro che avevano tra i 25 e i 34 anni di età soffriva di miopia. All’inizio degli anni Duemila, tale percentuale è quasi raddoppiata, arrivando al 44%.

Alcune proiezioni lasciano intendere che queste percentuali siano ancora in crescita. Ad esempio, una ricerca dell’American Academy of Ophthalmology ha effettuato una meta-analisi di 145 studi relativi all’aumento dei casi di miopia, confrontando i tassi di diffusione di questa patologia con i dati sull’urbanizzazione e con quelli relativi all’andamento demografico.

Il risultato esprime una previsione che andrebbe presa con le molle, come qualsiasi altra predizione scientifica estesa su diversi decenni, ma appare comunque allarmante: entro il 2050, metà della popolazione globale del pianeta, o almeno 5 miliardi di persone, potrebbe andare incontro alla diagnosi di miopia, mentre nel 2000 questo problema riguardava solo 1,4 miliardi di individui, meno di un quarto della popolazione totale.

A cosa si deve questo aumento? Un dato associato ai crescenti tassi di miopia è, sorprendentemente, il grado di istruzione. In Europa, per esempio, tra i laureati nella fascia d’età dai 45 ai 49 anni, la diffusione del difetto visivo è del 50%, laddove i semplici diplomati sono colpiti solo nella misura del 26%. Alcuni documenti mostrano che i teenagers israeliani che frequentano le yeshiva — scuole ebraiche che richiedono un intenso studio di testi religiosi — hanno una probabilità molto più alta di sviluppare la miopia rispetto agli altri coetanei.

Appare però lecito dubitare che siano l’istruzione o il semplice studio a causare problemi alla vista. Diversamente, è plausibile supporre che trascorrere molto tempo al chiuso e non all’aria aperta possa rivelarsi la vera causa scatenante.

In sostanza, un intenso impegno in luoghi chiusi può ostacolare una crescita regolare dell’occhio o generare difetti.

Alcuni studi condotti negli Stati Uniti ed in Australia, hanno mostrato che le probabilità di sviluppare la miopia sono condizionate in maniera significativa dal tempo che viene trascorso all’aria aperta. Un recente riassunto dei dati raccolti così conclude: “disponiamo ora di dati consistenti per affermare che i bambini che trascorrono più tempo all’aria aperta hanno minore probabilità di essere o diventare miopi”.

E’ interessante notare, tuttavia, che benché il tempo trascorso all’aria aperta aiuti a prevenire la miopia, non sembra avere però alcun effetto benefico a partire dal momento in cui il difetto si manifesta. Lo stesso report suggerisce che l’improvviso rialzo dei casi in Asia possa essere collegato alla questione del tempo trascorso all’aperto: “I dati dei questionari di cui disponiamo indicano che nei paesi sviluppati dell’est e sud-est asiatico, i bambini trascorrono minor tempo all’aperto”.

Quali che siano le cause di questo fenomeno, il mercato degli occhiali da vista ha comunque di che rallegrarsi. La costante tendenza all’aumento dei casi di miopia, di pari passo con una popolazione che invecchia, porteranno, nel prossimo decennio, ad un innalzamento delle vendite delle lenti da vista in tutto il pianeta, per un valore aggiuntivo pari a decine di miliardi di dollari.

© 2018, Bloomberg