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L’economia salverà Trump?

Se avete azioni o avete intenzione di comprarne, questo articolo dovrebbe interessarvi.

nota della redazione

Per il presidente Trump molto dipende da come andrà l’economia nel 2018. Se l’andamento positivo proseguirà, la sua popolarità ne uscirà rafforzata, a conferma della sua pretesa di conoscere l’economia meglio di coloro che lo criticano.

Se invece l’economia desse segni di rallentamento o sfociasse in una recessione, tale rivendicazione, forse il suo maggiore punto di forza, ne sarebbe indebolita.

Dunque, quale scenario economico ci attende?

Anzitutto, occorre fare una precisazione: i presidenti esercitano solo un’influenza limitata sul ciclo economico, che invece è fortemente determinato da eventi esterni, dalle politiche precedenti e dalla Federal Reserve. Ciononostante, le persone tendono ancora ad addossare colpe o riconoscere i meriti al presidente in carica per ciò che concerne l’andamento dell’economia.

E questa, per Trump, è un’ottima notizia. L’economia americana prospera, e per gran parte degli studiosi la situazione resterà invariata nel corso di tutto l’anno, anche grazie al miglioramento dell’economia globale.

Se prendiamo in considerazione le previsioni elaborate dalla società di consulenza IHS Markit, nel 2018 l’economia a stelle e strisce crescerà del 2,6%, in aumento rispetto al 2,3% registrato nel 2017 e molto meglio dell’1,5% messo a segno nel 2016. Il tasso di disoccupazione, attualmente al 4,1%, scenderà al di sotto del 4%. E l’inflazione non peggiorerà. Per il 2018 è atteso un aumento dei prezzi al consumo dell’1,3 %, in calo rispetto al 2,1% del 2017.

Tutto questo ricorda la goldilocks economy della fine degli anni ’90, [l’economia dei riccioli d’oro, dal racconto Riccioli d’oro e i tre orsi, per indicare l’economia ideale, né in eccessiva espansione né in recessione - ndt], quando la crescita era sufficientemente solida da creare posti di lavoro, ma non così forte da provocare un brusco aumento dell’inflazione. L’aumento dei posti di lavoro, il rialzo dei prezzi nel mercato immobiliare e un mercato azionario in crescita stimolano “i consumi, gli investimenti nelle attività economiche, il mercato dell’edilizia”, ha spiegato ai propri clienti Nariman Behravesh, capo economista di IHS Markit.

Di chi è il merito? I democratici sostengono che il 90% dei 17,6 milioni di nuovi posti di lavoro creati dopo il picco negativo della Grande Crisi del 2008 sono emersi durante la presidenza di Barack Obama. I sostenitori di Trump controbattono affermando che l’attuale corsa sfrenata del mercato azionario riflette la fiducia nelle politiche presidenziali a favore delle imprese, cioè nella loro capacità di rafforzare la crescita economica.

L’interrogativo più interessante riguarda l’eventualità che qualcosa possa modificare le previsioni per il 2018. Le minacce non mancano: il possibile rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed; una crisi finanziaria in Cina, un eventuale conflitto nella penisola coreana, un aumento imprevisto dell’inflazione. Tuttavia, il pericolo più imminente è rappresentato dagli elevati corsi azionari.

Dall’elezione presidenziale del 2016 alla fine del 2017, il valori dei titoli azionari sono aumentati del 26%, spinti dalla crescita delle azioni tecnologiche, secondo analisi fornite dalla società di investimenti Wilshire Associates. Si tratta di una crescita nominale pari a 6700 miliardi di dollari.

Sotto molti aspetti, i prezzi delle azioni statunitensi sono oggi alquanto elevati. Il rapporto prezzo/utili (i prezzi delle azioni rapportati agli utili societari) è di circa 24 per le azioni che compongono l’indice Standard & Poor's 500 rispetto alla media storica di 17 dal 1936, secondo quanto afferma Howard Silverblatt, analista della stessa S&P.

“I prezzi delle azioni rappresentano una fonte di rischio di recessione” sostengono Gail Fosler e Edward Logan, entrambi economisti di GailFosler Group.

Semplificando un po’ la teoria dei due esperti, da una parte c’è il reddito, dall’altra il patrimonio. Il reddito è ciò che una persona introita dal proprio lavoro e dai propri investimenti; il patrimonio è ciò che una persona possiede: principalmente immobili e titoli finanziari. Per molti anni, le variazioni del reddito e quelle del patrimonio si sono mosse in modo sincrono. Oggi, invece, le fluttuazioni del patrimonio hanno acquisito una vita propria, e influiscono sull’andamento del ciclo economico. Quando le persone si sentono più ricche [in termini di patrimonio – ndt], spendono di più. Al contrario, se si sentono più povere, spendono di meno.

Ciò che sta accadendo, sostengono i due economisti, è che i prezzi delle azioni [cioè i valori teorici dei patrimoni – ndt] sono cresciuti più velocemente dei redditi. Quando la relativa “bolla” scoppierà, la ricchezza incorporata nei titoli sarà distrutta, i consumi caleranno, e ciò provocherà una recessione. I due economisti prevedono che ciò accadrà nel 2018, probabilmente nella seconda parte dell’anno.

Altri economisti, più pessimisti, ritengono che la sopravvalutazione delle azioni stia avvenendo su scala globale, come conseguenza delle diffuse politiche espansive attuate dalle banche centrali. “Se nel 2008 le bolle erano essenzialmente circoscritte al mercato immobiliare e a quello del credito negli Stati Uniti, adesso scoppieranno in quasi ogni settore dell’economia mondiale” scrive sul New York Times l’economista Desmond Lachman dell’American Enterprise Institute.

Lachman dice di essere abbastanza sicuro che le azioni subiranno un ripiegamento, ma non sa quando ciò avverrà. L’aspetto più sconcertante dell’attuale situazione è l’enorme scollamento tra il contesto economico e lo scenario politico. L’instabilità e il caos in ambito politico contrastano con la forte fiducia nell’economia, dove il mercato azionario si muove come se non esistessero seri motivi di preoccupazione a livello mondiale.

In qualche misura, le contraddizioni possono essere risolte dalle politiche fiscali e dalla nuova regolamentazione a favore delle imprese annunciate da Trump. Ma il divario è troppo ampio perché tali soluzioni possano bastare.

Forse un giorno il gap sarà eliminato. Ma in che modo? Il caos politico rovinerà l’economia, o sarà la fiducia nell’economia a stabilizzare la politica?

© 2018, The Washington Post