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L’indomabile dissidenza cubana

Lia Villares è un’attivista dissidente di Cuba che, assieme al pittore Luis Trápaga, gestisce all’Avana una galleria d’arte indipendente, “El Círculo”. A dicembre scorso, Lia è stata fermata e trattenuta dalle autorità, nel corso di un’irruzione effettuata durante uno spettacolo teatrale che conteneva critiche allusive alla dittatura di Fidel e Raúl Castro, che hanno governato l’isola per quasi sei decenni. Lo scorso weekend, Lia è stata nuovamente messa in stato di fermo per 30 ore.  Al suo rilascio, ha scoperto che la polizia segreta aveva confiscato tutto il suo lavoro e altro materiale personale raccolto in tanti anni, in gran parte archiviati sul disco rigido dei suoi computer. Tutto il materiale era avvolto in un sacchetto di plastica ed etichettato come “documenti di rilevanza penale”. Il suo “crimine” sarebbe quello di criticare apertamente un sistema che reprime la libertà.

Senza lasciarsi intimidire, Lia ha immediatamente ricominciato a far sentire la propria voce – attraverso una matita e un foglio di carta. “Immagina il tuo peggiore incubo” ha detto. “Immagina che diventi realtà”.

“Immagina la persona più spregevole, quella che con tutta te stessa hai denunciato come parte integrante della macchina repressiva progettata per schiacciarti se dici la verità e perseguitarti se difendi la libertà. Immagina la stessa persona moltiplicata in modo esponenziale fino a formare un esercito … un esercito di ratti decisi a intrufolarsi a casa tua e rovistare tra le tue cose con l’alacrità di un roditore”.

“È la scena più nauseante della tua vita: la tua privacy, tutti i tuoi ricordi più cari e importanti che hai trasformato in piccoli file digitali e custodito per anni; insomma, tutta la tua vita nelle mani di canaglie addestrate a distruggere tutto il tuo lavoro”.

“Chi ha letto i romanzi Il Maestro e Margherita, o Il Dotto Zivago”, ha aggiunto, “può capire cosa significhi quando i tuoi luoghi più intimi sono invasi da un folto gruppo di prepotenti desiderosi di intromettersi nella tua vita privata ... Non importa quanta fatica fai nel cercare di convincerli che non hai niente da nascondere, che rendi pubblico tutto quello che fai”.

“...Ne hai viste tante, hai viaggiato in lungo e in largo, per poi fare ritorno, ogni volta, nello stesso luogo. Hai subìto l’odio e l’umiliazione di un governo guasto, parassita e accecato dal potere.... Sulla scrivania dove hai trascorso ore e ore al pc, e che consideri quasi un prolungamento della tua mente, ora c’è solo la pagina che hai pazientemente riempito a mano, cercando di respirare e di ritrovare una parvenza di calma”.

“Alla stazione di polizia”, prosegue Lia, “in qualche oscuro ufficio...ci sono tutti i tuoi progetti che aspettano (alla peggio) di essere velocemente cancellati, distrutti, con una meticolosa eliminazione che ferisce solo te, solo una tra le tante vittime. Niente ti distingue dagli altri, che forse sono stati umiliati ancora di più, sopportando soprusi ancor più dolorosi”.

I dissidenti sono molto spesso liquidati dai dittatori come esibizionisti da ignorare o mettere a tacere. Invece, è attraverso il coraggio autentico, come quello dimostrato da Lia Villares, usando solo carta e matita, che la verità della tirannia viene allo scoperto. Le hanno sottratto computer e dischi rigidi, ma non potranno sottrarle la sua voce e ridurla al silenzio.

© 2018, The Washington Post