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L’inquietante matrimonio tra i Democratici e il socialismo

Hillary Clinton, durante un evento che si è svolto a New York la scorsa settimana, ha detto una cosa interessante sui Democratici e sulla loro svolta a sinistra. La Clinton ha dichiarato che essere favorevole al libero mercato [al “capitalismo”, per la precisione - ndt] “potrebbe aver intralciato” la sua campagna del 2016 contro il senatore democratico-socialista Bernie Sanders. Pensateci. Parte del motivo per cui così tanti repubblicani rimangono paralizzati come un cervo davanti ai fari della macchina, quando è in ballo il presidente Trump, è l’orrore che provano al solo pensiero della Clinton nel ruolo di presidente. È incredibile pensare come, oggi, nel partito democratico, il fatto di essere in favore del libero mercato è qualcosa per cui ci si sente in dovere di chiedere scusa o qualcosa che si accetta di malavoglia. Fa tornare in mente gli anni Cinquanta. Sembra che il socialismo stia tornando in auge.

A mio avviso, se a Bill Clinton fosse stata posta la stessa domanda, lui l’avrebbe trattata come un’imbeccata e avrebbe risposto con una bella lezione di storia sull’impatto negativo del socialismo, rapportato ai benefici globali del capitalismo. Ovviamente, l’istinto di Hillary Clinton è quello di rassicurare ed essere evasiva, ma è comunque rivelatore che abbia pensato di dover fare così per non alienarsi il favore dei socialisti.

I Democratici parlano dei Repubblicani come di persone che vivono nel passato, ma i nuovi progressisti, come amano definirsi, sono in realtà molto simili ai vecchi socialisti. Vogliono l’istruzione universitaria gratuita, il denaro gratuito, la sanità gratuita, nuovi capitoli di spesa per questo e per quello, e così via. L’ultima idea in ordine di tempo tra le politiche progressiste – ben accolta fra coloro che sperano in una presidenza democratica – è la cosiddetta “job guarantee” [una politica per la piena occupazione in cui lo Stato si configura come datore di lavoro di ultima istanza - ndt]. Il senatore democratico Cory Booker ha annunciato una proposta di questo tipo, il senatore Bernie Sanders ne ha in programma un’altra e anche la senatrice Kirsten Gillibrand afferma di essere a favore di quest’idea.

Ma a sinistra c’è qualche segno di onestà intellettuale. Kevin Drum, blogger liberal che scrive per la bibbia progressista Mother Jones, ritiene che la job guarantee sia un’idea assurda. “Persino i nostri compagni europei di sinistra nell’Europa socialdemocratica non garantiscono lavoro per tutti. Costerebbe una fortuna, fermerebbe completamente il mercato del lavoro privato e quasi sicuramente farebbe diminuire drasticamente la produttività. Inoltre è praticamente impossibile che i milioni di lavoratori che parteciperebbero a questo programma possano mai diventare davvero capaci nel loro lavoro”. Ben detto!

Se i Democratici proseguiranno su questa strada, il loro destino sarà quello di essere in competizione tra di loro in tutte le future elezioni primarie. I liberal più astrusi, come il cofondatore di Facebook, Chris Hughes, vogliono garantire 500$ al mese ad ogni americano che guadagni meno di 50.000$ all’anno. Perché non 550, allora? Oppure non si potrebbe alzare la posta e puntare a 600 dollari? Uno stipendio mensile garantito diventerebbe il punto di partenza. E ogni elezione da quel momento in poi sarebbe un referendum sulla volontà degli elettori di sostenere il candidato che promette il maggior aumento di stipendio a carico dello Stato. È così che vogliamo che diventino le elezioni?

Comunque, il fatto che la Clinton abbia ammesso che i Democratici, in realtà, ben accolgono il socialismo, non poteva giungere in un momento migliore. Il 5 maggio è stato il bicentenario della nascita di Karl Marx e – come Paul Kengor ci ha ricordato nel suo acuto editoriale sul Wall Street Journal la scorsa settimana – la filosofia comunista di Marx “ha posto le basi ideologiche per i più grandi massacri della storia”. Il rifiuto da parte di Marx del capitalismo e dei diritti di proprietà individuali ha ispirato Vladimir Lenin, Leon Trotsky, Mao Zedong, la famiglia Kim, i Castro, e innumerevoli altri, a lanciarsi in omicidi di massa contro milioni di innocenti.

Ma questo non importa, almeno secondo molti dei millennial che votano attualmente. Secondo il report 2017 della fondazione YouGov-Victims of Communism, riguardante l’atteggiamento degli Stati Uniti rispetto al socialismo, tra i millennial sono di più quelli che preferirebbero vivere in nazioni socialiste rispetto a quelli che preferirebbero vivere in paesi capitalisti. Questo fatto rivela l’esistenza di una forza potente in grado di orientare l’attuale partito democratico. Il disprezzo per gli imprenditori che Obama sintetizzò nella celebre frase “You didn’t build that”[1] sembra quasi una carezza rispetto ai tempi attuali.  

Tutto ciò significa che ogni candidato democratico alle presidenziali del 2020 dovrà dichiarare apertamente se è favorevole al socialismo o al capitalismo. Sarà interessante osservare quanti candidati tentenneranno, arrossendo e balbettando, o se qualcuno di essi avrà la forza per difendere senza dubbi il libero mercato e per argomentare contro il socialismo sulla base dei fatti storici. Credo poco a questa seconda ipotesi…

Se riusciremo a evitare la totale capitolazione al miope matrimonio con il socialismo, spero che almeno alcuni democratici avranno il coraggio di insegnare ai millennial e agli altri che il socialismo ha avuto un passato di miseria e di morte e che l’avanzamento del genere umano è stato prodotto dal libero mercato. Ricordate che il socialismo non è altro che una versione ingentilita del comunismo. I Democratici dovrebbero pensarci bene prima di abbandonare il capitalismo.


[1] “Non avete realizzato tutto da soli!” Obama, in un discorso del 2012, si scagliò contro gli imprenditori affermando che costoro non dovevano pensare di aver realizzato il proprio successo solo grazie a sé stessi. Secondo Obama, anche la società ha un ruolo, un merito, per ciò che gli imprenditori realizzano – ndt.

© 2018, The Washington Post