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L’università del Texas respinge i tentativi di influenza da parte del partito comunista cinese

Come parte di un tentativo ad ampio raggio di interferire nelle istituzioni statunitensi, la Cina tenta di plasmare il dibattito all’interno delle università americane, di soffocare le critiche e di influenzare l’attività accademica offrendo sponsorizzazioni finanziarie, spesso attraverso organizzazioni di facciata che hanno stretti legami con Pechino.

Ora, però, questa campagna condotta da Pechino per ampliare la propria influenza internazionale sta cominciando a incontrare resistenze da parte del mondo accademico, oltre che del legislatore. Una delle battaglie più importanti in questa nascente “guerra dei campus” è stata combattuta nel corso degli ultimi sei mesi dall’università del Texas.

Dopo una lunga discussione interna, un’indagine condotta ad alto livello e l’intervento del senatore repubblicano Ted Cruz (Texas), la scorsa settimana l’università ha rifiutato la proposta, formulata dal proprio Centro studi sulla Cina, di accettare denaro dalla Fondazione per lo scambio Cina-Usa (CUSEF). La fondazione, che ha sede a Hong Kong, e il suo direttore, Tung Chee-hwa, hanno stretti legami con la sezione del partito comunista cinese incaricata delle attività di propaganda nei paesi esteri.

La discussione all’interno dell’università del Texas si è scatenata dopo l’apertura, nel mese di agosto, del China Public Policy Center presso uno dei dipartimenti dell’ateneo, la Lyndon B. Johnson School of Public Affairs. Il direttore esecutivo del Centro, David Firestein, aveva proposto che la CUSEF diventasse uno dei finanziatori principali del Centro studi. Firestein, un ex funzionario del Dipartimento di Stato, aveva già lavorato con la fondazione in precedenza.

Dopo le preoccupazioni manifestate da numerosi professori e dirigenti per quanto riguardava i legami tra la CUSEF, Tung e il partito comunista cinese, il rettore dell’università, Gregory Fenves, ha aperto un’inchiesta. Nelle settimane successive, Fenves ha incontrato ufficiali dei servizi segreti e vari esperti per valutare il rischio che accettare il denaro della CUSEF potesse compromettere l’integrità accademica dell’università, oppure fornire alla Cina un indebito accesso alla produzione accademica, se non addirittura influenzarla.

Mentre l’indagine era ancora in corso, a novembre 2017 Firestein ha organizzato un evento nella sede della CUSEF con un ex viceministro degli esteri cinese. Poco dopo, diverse fonti hanno sottolineato il fatto che Tung è il vicepresidente della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese, un’istituzione che si autodefinisce come “organizzazione del Fronte Unito” [1]. La Conferenza collabora con il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito nelle operazioni volte ad aumentare l’influenza della Cina all’estero.

“Le attività del Fronte Unito sono finalizzate – secondo regole redatte in lessico maoista – a mobilitare gli alleati del partito comunista per colpire i nemici di quest’ultimo”, ha dichiarato Peter Mattis, uno studioso della Cina presso la Jamestown Foundation nonché ex analista dei servizi segreti USA. “Non può esserci posto per un’organizzazione del genere nel campus di un’università americana”.

Tung è stato anche il primo Capo Esecutivo di Hong Kong, dopo che la città è tornata sotto il controllo di Pechino. La CUSEF ha finanziato progetti di ricerca in molte istituzioni accademiche e think-tank di primo piano, compresa la Johns Hopkins University School of Advanced International Studies e la Brookings Institution. Un portavoce della CUSEF mi ha assicurato che la fondazione non è un agente al servizio del governo cinese ed è sostenuta da donazioni di privati cittadini, convinti che relazioni positive tra Stati Uniti e Cina siano “essenziali per il bene del mondo”.

Prima che l’università del Texas si aggiungesse a questo elenco, è intervenuto il senatore Cruz. Il 2 gennaio, con una lettera, ha messo in guardia Fenves circa il fatto che accettare denari dalla CUSEF potrebbe consentire alla Cina di diffondere la sua propaganda e compromettere la credibilità dell’università.

Secondo il senatore texano, la CUSEF e il Fronte Unito sono il volto pubblico dell’ “autoritarismo interno” del partito comunista cinese e consentir loro l’accesso al sistema educativo dell’università potrebbe causare “un’impropria influenza straniera e uno sfruttamento opportunistico dell’istituzione”.

Fenves ha quindi risposto a Cruz affermando che l’università del Texas non accetterà alcuna donazione destinata al suo Centro studi che provenga dalla CUSEF. Prima del monito del senatore, l’università aveva deciso di rifiutare le “donazioni programmatiche”, scrive Fenves. Dopo aver ricevuto la lettera di Cruz e alcune richieste di chiarimenti da parte del Washington Post, l’università ha deciso di bandire tutte le donazioni da parte della CUSEF.

Fenves condivide le preoccupazioni di Cruz sul fatto che accettare denari dalla CUSEF “potrebbe creare potenziali conflitti d’interesse o porre limiti alla libertà accademica e al libero scambio di opinioni”. Un portavoce di Cruz ha affermato che, con questa decisione, Fenves ha preservato l’integrità dell’istituzione.

La decisione dell’università di Austin ha delle implicazioni che riguardano non solo il futuro delle donazioni da parte della Cina a favore delle università ma anche la crescita degli sforzi per contrastare le interferenze da parte della Cina nelle società libere, il cosiddetto “sharp power”.

“Si tratta di uno dei primi casi di un’università che rifiuta finanziamenti legati alle attività del Fronte Unito del partito comunista cinese” ha affermato Mattis, aggiungendo che il processo con cui l’università si è documentata ed è giunta a prendere una decisione dovrebbe rappresentare un modello per le altre istituzioni.

In ogni caso, le università devono affrontare sfide più ampie nei loro rapporti con la Cina. Il governo cinese ha sponsorizzato centinaia di Istituti Confucio nei campus universitari. Queste istituzioni operano grazie a contratti opachi e vengono spesso accusate di interferire nelle attività didattiche collegate alla Cina. Un numero sempre crescente di studenti cinesi negli Stati Uniti ha subito pressioni da parte di Pechino quando i ragazzi hanno espresso pareri contrari al punto di vista ufficiale del partito. Alcuni di questi istituti hanno iniziato a mettere in discussione i professori che criticano la politica della Cina.

Grazie al crescente sforzo da parte di accademici, funzionari del governo, legislatori e giornalisti, si sta squarciando il velo sottile sotto cui si celano le organizzazioni che curano gli interessi internazionali del partito comunista cinese. Ma la battaglia per smascherare e contrastare le interferenze della Cina nelle società libere è appena cominciata.

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1] Il Fronte Unito è la federazione di otto piccoli partiti satelliti di quello comunista. La federazione è gestita dal Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito, un organo che dipende direttamente dal Comitato centrale del partito comunista – ndt.

© 2018, The Washington Post