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La felicità? E’ nelle fattorie convertite in case popolari

Fienili, stalle, silos…. Alcuni agricoltori hanno deciso di trasformare le loro strutture agricole in alloggi sociali e per studenti, abitazioni economiche e solidali che rappresentano una fonte di introito complementare.

Malgrado il freddo pungente, gli operai abbattono i tramezzi all’interno di una fattoria del XVIII secolo che si trova nel cuore del villaggio di Saint-Python, nel Nord della Francia. Nel bel mezzo del vasto cantiere, Emmanuelle Leterme sovraintende i lavori come un generale dell’esercito e ci parla della sua esperienza: “Agli inizi del ‘900, questo posto era pieno di uomini e di animali. Ormai, mio marito ed io non abbiamo più né mucche né personale. Coltiviamo barbabietole e cereali, tutto è meccanizzato. Allora, piuttosto che stare a guardare mentre questi edifici cadono in rovina, ho preferito trasformarli in alloggi sociali, con il sostegno dell’Associazione Toits de l’espoir ("Tetti della speranza" – ndt) di Emmaus[1]”. Grazie all’aiuto di questa associazione, impegnata nella lotta alla precarietà abitativa, Emmanuelle Leterme ha presentato domanda di finanziamento all’Agenzia nazionale per gli alloggi (ANAH) - che di solito eroga contributi pari al 30% circa della sovvenzione richiesta - e alle amministrazioni locali (fino ad un massimo del 15%).

Il compito è gravoso: secondo quanto stimato dalla Fondazione Abbé Pierre, “il 9,5% delle famiglie vive in alloggi sovrappopolati”. I coniugi Leterme hanno calcolato di dover investire 250.000 euro per poter realizzare due appartamenti di 160 metri quadri con magnifiche volte in laterizi. Le mangiatoie per i maiali, i vani delle porte, i box delle stalle… Entro il 2019, tutto questo verrà ristrutturato a regola d’arte e seguendo i parametri di edilizi imposti dall’Anah, per poter in seguito essere affittato alle famiglie a basso reddito.

“Combiniamo modernizzazione e sociale. Bisogna imparare ad essere anche molto abili per riuscire a convincere gli agricoltori!” – ironizza Marc Mordacq, fondatore di Toits de l’espoir, l’associazione che mette a disposizione 150 unità abitative l’anno nelle regioni Hauts-de-France, Île-de-France et Bourgogne-Rhône-Alpes. In generale, comunque, gli agricoltori sono partner affidabili. Sono abituati ad avere una visione a lungo termine e ad essere pazienti quando l’annata è improduttiva. Molti di loro sono contrari a costruire nuovi edifici su terre potenzialmente coltivabili.

Emmanuelle Leterme, piena di vita, graziosa e generosa, non è una debuttante. Nel 2010, questa madre di famiglia trasformò la stalla in cinque appartamenti di 86 metri quadri ciascuno, affittandoli a 410 euro al mese, nel rispetto delle regole tariffarie. “È il mio secondo lavoro” – ci racconta sorridendo – “Non lo faccio unicamente per avere la garanzia di una piccola cassa integrativa, considerate le nostre esigue pensioni, o per valorizzare il patrimonio. Mi piace l’idea di mettere un trampolino a disposizione di chi ne ha bisogno. Nella vita si può cadere molto rapidamente, e la risalita è difficile”.

Inizialmente, la sua famiglia aveva tentato di scoraggiarla dall’imbarcarsi nel sociale: troppi problemi, troppi rischi di insoluti. Ma lei ha tenuto duro e non ha rimpianti: “Bisogna amare le persone ed essere diplomatici. Ci si ritrova a casa dell’uno o dell’altro per condividere i momenti di sconforto, un secchio di mele e qualche cipolla, o semplicemente per fare una carezza a Grisette, la nostra gatta….”, come racconta con entusiasmo. Il suo primo inquilino – Serge Massin, 57 anni, sposato con Odile, collaboratrice domestica – lavora al Relais[2] di Emmaus. Quest’uomo taciturno ha arredato il suo appartamento con uno schermo gigante LCD, una collezione di nacchere e un’altra di sculture Apache. “Ho intenzione di trascorrere a Saint-Python gli anni della pensione”, ci ha confidato.

Anche Isabelle Lobry, 50 anni, affidataria di minori fino a 6 anni, manifesta lo stesso attaccamento e non concepisce di poter vivere altrove. La scuola elementare, dove accompagna quotidianamente i bambini, si trova a due passi da casa sua. L’ultimo bar di Saint-Python, in compenso, sopravvive a fatica. E bisogna arrivare fino a Valenciennes o a Lille per poter essere visitati da un medico.

Emmanuelle Leterme insorge contro il declino di questo borgo di 900 abitanti: “Non tollero l’idea di vivere in una delle aree suburbane di Lille, nelle quali vengono riversati spazzatura e rifiuti industriali. Basterebbero alcuni giovani per far rivivere questo posto, ed è quello che vorremmo fare, sostituendoci allo Stato”.

Philippe e Geneviève Vandenbaviere - coltivatori a Havrincourt, nella regione Pas-de-Calais, dove non è rimasto neanche un negozio - sono della stessa idea. La coppia fa parte dell’Associazione Campus vert, che mette in relazione più di 500 studenti provenienti dalla Francia intera con agricoltori desiderosi di ospitarli. Un numero sempre maggiore di università e di scuole ha infatti deciso di stabilire la propria sede in alcune di queste aree più periferiche, contribuendo quindi ad avvicinare gli studenti ai coltivatori. Campus vert si occupa di far incontrare questi due mondi. Nel 2010, la famiglia Vandenbaviere ha rinnovato una stalla degli anni Venti, in mattoncini, nei pressi della loro abitazione. Per ogni monolocale di 27 metri quadri è stato necessario investire 40.000 euro, in parte stanziati dalla Regione e dal Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale (FEASR), in parte dai proprietari stessi. Confortevoli, luminosi e completamente arredati, questi monolocali con angolo cottura vengono affittati a 254 euro al mese, con un risparmio del 30% rispetto ai prezzi della città. Naturalmente, è necessario avere un’automobile per poter raggiungere l’università di Cambrai, a 20 minuti di distanza. Ma in questo posto i ragazzi trovano un’atmosfera familiare unica. “D’estate, organizziamo dei barbecue, chiacchieriamo, cerco di dar loro dei consigli. Ci si aiuta a vicenda e ci si comprende. Molti genitori si sentono rassicurati all’idea che siamo nelle vicinanze”, racconta bonariamente Philippe Vandenbaviere.

A 32 anni, Anthony Ravel è il veterano del gruppo. Gioviale e loquace, questo dottore in paleontologia originario di Saint-Tropez, è riuscito ad ambientarsi in questa regione dal clima rigido. “All’inizio dell’anno, ho ricevuto dal Ministero della pubblica istruzione l’incarico di professore in Scienze naturali presso la scuola secondaria “Jean-Rostand” del comune di Cateau-Cambrésis. Mi sono subito trasferito presso la famiglia Vandenbaviere, portando con me soltanto una caffettiera. È come un residence, ma in campagna…”, spiega lo studente.

Feste e flirt – i letti sono matrimoniali – sono tollerati.

Non si può chiedere di meglio!


[1] Compagnons d’Emmaüs è un’organizzazione per i poveri ed i rifugiati, fondata nel 1949 dall’Abbé Pierre - ndt.

[2] Le Relais è una cooperativa creata in seno ad Emmaus che si occupa di organizzare la raccolta, la redistribuzione e il riciclo di indumenti usati - ndt.

© Marie Nicot, 2018, Le Figaro