I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

La flat tax toglie più soldi ai ricchi

Timidamente, a tentoni, l’Australia avanza lentamente verso l’imposta ad aliquota fissa, detta anche flat tax. La scorsa settimana, il governo ha presentato un budget che prevede l’introduzione dello stesso scaglione di reddito per il 94% dei lavoratori australiani.

D’accordo, l’aliquota non è completamente fissa: il nuovo tasso del 32,5% sarà applicato ai redditi compresi tra $41.000 (€34.270) e $200.000 (€167.200). Inoltre, entrerà completamente a regime solo dal 2024. Comunque sia, l’Australia è il primo fra i ricchi paesi occidentali a puntare verso l’aliquota unica. Finora, tale regime fiscale è stato generalmente adottato nelle piccole isole e nei territori dell’ex Unione sovietica.

Perché la flat tax non riesce a prendere piede in modo diffuso? Dopo tutto, è stato sufficientemente dimostrato che, a parità di condizioni, uniformare le aliquote fiscali promuove la crescita e di conseguenza incrementa le entrate pubbliche. Gli oppositori di tale regime fiscale amano sostenere, come stanno facendo in Australia, che le imposte forfettarie sono regressive perché pesano meno sui ricchi e di più sui poveri. Ma ciò non vero. Un sistema di tassazione ad aliquota unica, se introdotto correttamente, fa sì che sia il contribuente ricco sia quello povero paghino di meno.

Come può essere possibile? Quale magia permetterebbe a un governo di tagliare le tasse di tutti i contribuenti senza risentire del corrispondente calo delle entrate? Ebbene, il punto che i critici tendono a trascurare è che un complicato sistema di tassazione complesso è tanto dannoso per la crescita quanto lo è la stessa imposizione fiscale.

La Gran Bretagna, come la maggior parte dei paesi sviluppati, ha un sistema estremamente contorto. Ogni nuovo governo che si insedia introduce particolari regimi di tassazione ed ha i propri gruppi sociali preferiti. Ogni lobby chiede che le venga riconosciuto un qualche status speciale. Di conseguenza, nel nostro sistema tributario continuano a spuntare esenzioni, detrazioni, agevolazioni, deduzioni, e così via.

Sfido a trovare anche una sola persona che abbia letto e capito tutta l’imponente normativa formatasi nel tempo. Quando Gordon Brown divenne Cancelliere dello Scacchiere [il ministro delle finanze - ndt], nel 1997, la guida fiscale semi-ufficiale Tolley’s era un impressionante volume di 2.529 pagine. Oggi ne conta oltre 20.000…

Anche i più piccoli datori di lavoro hanno bisogno di affidarsi a un commercialista – dirottando così del denaro che avrebbero potuto investire nella propria impresa e, soprattutto, sottraendo tempo ed energie alla propria attività.

Le persone che possono permettersi di assumere i commercialisti più abili e competenti sono, ovviamente, i ricchi. I loro contabili sono più pagati dei funzionari dell’erario, e sanno come sfruttare tutte le scappatoie presenti in quelle ventimila pagine.

Per avere un’idea del sistema di tassazione britannico, basti pensare a una sorta di immenso gruviera, di cui ogni buco rappresenta un beneficio introdotto dal precedente Cancelliere, allo scopo di procurarsi notorietà. Se si comprime il gruviera in modo da eliminare il vuoto presente in quei buchi, le dimensioni del formaggio si riducono. In altre parole, se si appiana e semplifica il sistema è possibile ridurre l’aliquota complessiva.

Ma ecco la notizia che spesso sorprende tutti. Con il calare dell’aliquota, i ricchi finiscono per pagare di più, sia in termini di importo assoluto, sia in proporzione al gettito fiscale. Ciò è reso possibile dal fatto che non è più conveniente per loro pagare gli elevati compensi dei commercialisti, costituire trust nei paradisi fiscali o spostare i loro domicili fiscali all’estero.

Ogni volta è sempre la stessa storia. Tra il 1980 e il 2007, gli USA hanno ridotto le imposte per tutte le fasce di reddito. Il risultato è stato che l’1% dei contribuenti più ricchi oggi versa il 40% del gettito fiscale complessivo, contro il 19,5% del passato, se prima versava il 19,5%, è arrivato a rappresentare il 40% del gettito fiscale complessivo. In Gran Bretagna, quando, tra il 1979 e il 2010, l’aliquota più alta dell’imposta sul reddito è stata abbassata dall’83 al 40% la percentuale della riscossione delle imposte sul reddito dei contribuenti più agiati è aumentata dall’11 al 27%.

Beh, obietta la gente di sinistra, pagano più tasse perché guadagnano di più. Ovvio. Ma quale sarebbe il problema…? Dovremmo certamente incoraggiare le persone facoltose a guadagnare, spendere, pagare le tasse e condurre le proprie attività nel nostro paese. Non so voi, ma io devo ancora lavorare per il mio povero capo.

Supponiamo sia possibile, secondo il vecchio slogan della lotta di classe, “mangiarsi i ricchi”. Immaginiamo che l’uno per cento delle persone più benestanti semplicemente scomparisse, come accadde ai russi bianchi in fuga dai bolscevichi. Che ripercussioni avrebbe sul nostro bilancio? Improvvisamente, si creerebbe un deficit del 27%. Noi tutti finiremmo per pagare il conto dei magnati spariti. È vero che la nostra società sarebbe più equa: la dipartita dell’1% delle persone più abbienti ci renderebbe più coesi. Ma assisteremmo anche a un vero e proprio crollo del nostro reddito, conseguente alla mancanza di investimenti e alla perdita dei posti di lavoro.

Il problema della flat tax non è economico, bensì politico. L’idea che abbassare le aliquote possa portare a un maggiore gettito fiscale appare un controsenso.

La gente parte da un assunto e interpreta poi i fatti secondo tale preconcetto. Se si sostiene a priori che aliquote più basse equivalgono a minori entrate, allora chi sostiene il contrario, pur con una logica ferrea, può apparire come un complice dei ricchi oligarchi. Ma si potrebbe essere a favore della tassa patrimoniale per motivi di invidia sociale o in nome dell’egualitarismo, anche a scapito del benessere generale. Un sondaggio condotto da YouGov, nel 2015, ha rivelato che la maggioranza degli elettori laburisti sarebbe a favore della tassa per i ricchi anche se ciò comportasse un minore gettito per l’erario.

Un tale, persistente risentimento sociale rende difficile ai governi democratici fare fino in fondo il proprio lavoro.

Ciò spiega perché l’Australia manterrà un’aliquota fiscale più elevata, proprio come ha fatto Nigel Lawson [Cancelliere dello Scacchiere del governo Thatcher - ndt]. Ciò nonostante, qualsiasi passo verso un livellamento delle aliquote renderà, nel corso del tempo, tutto il paese più ricco.

Come dicono in Australia per complimentarsi? “Half your luck, you blokes” [“Beato te, mi basterebbe la metà del tuo colpo di fortuna…” - ndt]

© Telegraph Media Group Limited (2018)