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La nostra mente ama la meditazione

Secondo uno studio pilota, questa pratica rallenterebbe l’invecchiamento cerebrale. Ora le ricerche proseguono su scala europea.

Meditare per invecchiare meglio. Questo è in sostanza il risultato di uno studio pilota condotto da alcuni ricercatori dell’Inserm (Istituto nazionale della sanità e della ricerca medica), nelle sedi di Caen e Lione, pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Le analisi effettuate mostrano differenze strutturali e funzionali nel cervello di coloro che dedicano molto tempo alla meditazione, in particolare persone che hanno praticato questo esercizio mentale per oltre quindicimila ore e che vengono quindi definite “esperti della meditazione”.

“In base a quanto è emerso dai nostri risultati, possiamo dedurre che praticare la meditazione durante l’intero arco della vita protegge il cervello dagli effetti dell’invecchiamento”, spiega la dottoressa Gaël Chételat, direttrice di ricerca Inserm presso il centro Cyceron a Caen. “In particolare, la meditazione permette di salvaguardare alcune zone cerebrali particolarmente soggette all’invecchiamento e al morbo di Alzheimer”.

Per valutare gli effetti della meditazione sul cervello, i ricercatori sono ricorsi alla risonanza magnetica per immagini (RMI) e alla tomografia con emissione di positroni (PET), tecnica diagnostica di imaging nucleare che permette di analizzare l’attività cerebrale. Tali esami sono stati effettuati su sei esperti della meditazione, con un’età media di circa 65 anni, e su 67 persone della stessa età ma senza alcuna particolare esperienza di meditazione. È stato anche studiato il cervello di un centinaio di volontari fra i 20 e gli 87 anni, al fine di valutare quali siano gli effetti dell’invecchiamento in generale.

Prevenzione delle malattie da demenza

Le immagini hanno rivelato che alcune zone della corteccia cerebrale sono più voluminose nel cervello degli esperti della meditazione che in quello dei componenti il gruppo di controllo. Queste aree della materia grigia, responsabili del controllo e della gestione delle emozioni, dell’apprendimento e della memoria, negli esperti risultano anche più attive. “Abbiamo scoperto inoltre che una specifica struttura dell’ippocampo – zona di fondamentale importanza per la memoria – si conserva integra nel cervello degli esperti, mentre diminuisce di volume negli individui che non praticano la meditazione”, chiarisce la dottoressa Chételat. Anche tenendo conto di stili di vita o livelli di educazione differenti, i risultati non cambiano.

“Le osservazioni fatte sugli esperti della meditazione lasciano presagire la possibilità di poter conservare meglio le funzioni cognitive e di ritardare il sopraggiungere delle malattie da demenza”, sottolinea la ricercatrice. Questi benefici potrebbero essere legati a una riduzione dello stress, del rimuginare mentale e dei disturbi del sonno, ottenuti grazie alla meditazione.

In ogni caso, è ancora troppo presto per trarre conclusioni sull’effetto protettivo della meditazione contro l’invecchiamento. “Dobbiamo verificare questi risultati su un campione più ampio e dimostrare che la meditazione produce effetti benefici anche su persone che la praticano con una frequenza minore rispetto agli esperti. Questo è la grande sfida del progetto europeo Silver Santé, lanciato all’inizio dell’anno”, commenta la dottoressa Chételat.

Lo studio, diretto dalla ricercatrice, ha ricevuto un finanziamento di 7 milioni di euro dalla Commissione Europea, durerà cinque anni e si svolgerà a Caen. I ricercatori sperano di riuscire a reclutare 150 anziani del luogo, con un età di 65 anni e oltre, per valutare gli effetti della meditazione e dell’apprendimento dell’inglese sul benessere delle persone anziane e sulla prevenzione delle malattie da demenza. All’appello mancano ancora una decina di volontari.

© Anne Laure Lebrun, 2017, Le Figaro