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La nuova proposta di Trump sull’immigrazione è del tutto “presidenziale”

Avevamo previsto da tempo che Trump avrebbe riservato sorprese. Un uomo d'affari non può non essere, nel profondo, un negoziatore, interessato ai risultati e privo di rigide posizioni ideologiche. Ma ora dovrebbero essere i Democratici a capire che senza concessioni, senza ragionevoli compromessi, non vincerà nessuno, probabilmente neanche loro...

nota della redazione

Tempo fa, il presidente Trump si vantò di avere una base elettorale assolutamente devota e disse: “potrei star fermo sulla Fifth Avenue e sparare a qualcuno, ma non perderei neanche un elettore”.

Ora, con la nuova proposta sull’immigrazione appena presentata, sta mettendo alla prova la sua affermazione.

Nel discorso “State of the Union” pronunciato lo scorso 30 gennaio davanti al Congresso, Trump ha offerto un aiuto a quasi due milioni di immigranti clandestini – i cosiddetti “Dreamers”, adulti che in passato furono introdotti illegalmente negli Stati Uniti, quando erano ancora bambini – non solo fornendo loro un riconoscimento giuridico [come prevede la normativa attuale, introdotta da Obama, cioè il DACA - Deferred Action for Childhood Arrivals, “provvedimento differito per gli immigrati in età infantile” - ndt], ma avviandoli a un percorso per ottenere la piena cittadinanza americana. In cambio, ha chiesto ai Democratici di approvare il finanziamento per la costruzione[1] del muro di confine col Messico al fine di limitare il flusso migratorio.

Non è un’offerta da poco, visto che va ben oltre la già prevista concessione del riconoscimento giuridico ai beneficiari del DACA, vale a dire i Dreamers, tanto da aver fatto indignare molti tra i più radicali sostenitori di Trump.

Breitbart [sito news orientato a destra, fondato dall’ex consigliere di Trump, Steve Bannon - ndt] ha soprannominato il presidente “Don Amnistia” e ha affermato che i suoi elettori definiscono tale proposta un atto di “incompetenza politica, cattiva gestione, avidità, tradimento e autolesionismo”. Mark Krikorian, direttore del Center for Immigration Studies, che sul tema ha adottato la linea dura, ha accusato Trump di “proporre un’amnistia che regolarizza più clandestini di quanti ne farebbe il programma DACA voluto da Obama, come se tutto ciò fosse un bene”. Dan Horowitz, direttore di Conservative Review, ha definito la proposta di Trump “la legge per l’auto-impeachment, edizione 2018”. Il senatore Ted Cruz, del Texas, ha dichiarato: “Io non credo che dovremmo concedere un percorso di cittadinanza a chiunque sia qui come immigrato irregolare”. Cruz considera la proposta di Trump “in contraddizione con le promesse fatte agli uomini e alle donne che hanno votato per noi [cioè, per i repubblicani – ndt]”.

Anche l’organizzazione conservatrice Heritage Action si è espressa nel merito, giudicando il piano “un fallimento in partenza”.

In altre parole, Trump si sta muovendo da vero statista: affronta senza remore la propria base elettorale nel tentativo di fare qualcosa di grande e bipartisan, per il bene della nazione.

È così che agiscono i grandi leader.

Eppure, lungi dall’apprezzare questa grande prova di saggezza politica e avviare concretamente una trattativa con Trump, i Democratici si sono accaniti ancora di più contro di lui. Durante il suo discorso sullo “stato dell’Unione” hanno aggrottato la fronte, alzato gli occhi al cielo, addirittura fischiato, senza nascondere il loro totale disprezzo per il presidente. Il rappresentante democratico di New York, Joseph Crowley, presidente del gruppo parlamentare House Democratic Caucus, ha bollato il discorso di Trump come “razzista”, mentre la leader della Minoranza della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, ha detto che pur “presentandosi ai Dreamers con il volto della generosità”, Trump “li tiene in ostaggio” in quella che lei chiama “la politica anti-immigrati più estremista che si sia vista da generazioni”.

Dopo lo “shutdown”, cioè stop temporaneo alle attività dell’amministrazione pubblica, provocato dai Democratici [a causa del loro rifiuto di approvare il bilancio statale - ntd] e del tutto infruttuoso, Trump avrebbe potuto approfittarne e rinfacciare agli avversari il danno recato al paese. Invece, è andato loro incontro con una proposta seria, concedendo un provvedimento di amnistia per gli immigrati irregolari. Si trattava ovviamente di un’offerta iniziale da parte sua, soggetta a trattativa, ma ciò ha dimostrato la sua reale intenzione di raggiungere un accordo.

Come hanno reagito i Democratici? Di lì a pochi giorni, il leader della Minoranza (democratica) al Senato, Charles Schumer – attaccato dall’ala sinistra del partito per aver politicamente mal gestito la vicenda dello “shutdown” – ha annunciato che l’offerta di Trump, che include il muro di confine, è “fuori discussione”. Schumer sa molto bene che non esiste alcuna possibilità di raggiungere un accordo complessivo senza il finanziamento del muro.

Le cose stanno dunque così: Trump sfida il proprio elettorato mentre i Democratici assecondano il proprio. Quando si dice l’ironia della sorte… I Democratici dicono che Trump non è adatto a ricoprire l’incarico di presidente, ma quando è il momento di affrontare il tema dell’immigrazione, è l’unico ad agire da presidente, mentre loro si comportano da politicanti di parte.

Tale reazione fa sorgere un dubbio: i Democratici desiderano davvero un confronto? O è l’odio verso Trump e l’assoluta brama di potere ad impedire loro di sedersi a un tavolo con il presidente, negoziare in buona fede e raggiungere un compromesso, tale da permettere ai Dreamers non solo di restare ma anche di diventare cittadini americani, un compromesso che renderebbe più sicuri i nostri confini e avvierebbe una riforma in materia di immigrazione?

Ai Democratici non piacciono alcuni punti della proposta di Trump, tra cui il suo proposito di limitare la “catena migratoria”, cioè i ricongiungimenti famigliari, perché ritengono che ciò ridurrebbe drasticamente l’immigrazione regolare. È un’obiezione lecita. Ma invece di reagire con continui attacchi, dovrebbero emulare Trump e presentare una controproposta ragionevole, facendo delle concessioni per avvicinarsi alla posizione del governo. Ad esempio, potrebbero accettare di contenere i ricongiungimenti famigliari in cambio dell’aumento degli ingressi di immigranti regolari, secondo un sistema basato sul merito, un’idea che lo stesso presidente ha già appoggiato.

Non c’è motivo per cui, con un po’ di inventiva e di buona volontà, non si possa raggiungere un accordo sull’immigrazione. Ma a quanto pare, la buona volontà sta solo da una parte. Se i Dreamers non arriveranno al percorso per la cittadinanza che Trump ha offerto, la colpa sarà imputabile solo ai Democratici, occupati ad usare l’immigrazione clandestina più per attaccare Donald Trump che non per aiutare concretamente chi crede nel Sogno Americano.


[1] Più esattamente: per completare la costruzione del muro di confine, che per lunghi tratti è già esistente – ndt.

© 2018, The Washington Post