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La perdita del senso di trascendenza indebolisce la società democratica

Intervista a Dominique Schnapper sul suo libro “De la démocratie en France”

Nel suo libro, lei afferma che è in atto un processo di disgregazione dei legami sociali, e individua la causa di questo fenomeno nell’indebolimento delle religioni e del patriottismo. Che cosa significa?

L’indebolimento della trascendenza, religiosa o politica che sia, indebolisce a sua volta la società democratica. Quest’ultima rischia di porsi come unico obiettivo il benessere dei suoi membri, senza più preoccuparsi di dare vita a un progetto comune capace di trascendere i loro interessi immediati ed egoistici. I cittadini dovrebbero condividere una volontà politica e un progetto comune di affermazione dei valori democratici.

Per quanto riguarda la trasformazione delle istituzioni, lei mette sotto accusa la riforma della famiglia. Fino a dove può spingersi il principio di uguaglianza fra i cittadini?

Le riforme della famiglia e del diritto di famiglia messe in atto negli ultimi decenni hanno favorito l’interesse dei singoli individui a discapito dell’interesse delle famiglie. Si tratta infatti di misure che tendono ad abolire le differenze fra i sessi e fra le generazioni, differenze su cui si fonda la struttura famigliare, e a promuovere una indifferenziazione generalizzata che disorienta le persone. Nell’ambito della vita sociale esistono anche altri esempi di questo tipo, ma tutto ciò che incide sui rapporti famigliari coinvolge ciascuno di noi e in modo più profondo. Il movimento di trasformazione della famiglia, invece, promuove soprattutto l’idea che oggi tutto fa parte di tutto e ogni cosa è uguale alle altre.

Dieci anni fa in Francia le preghiere in strada e le donne in burqa non esistevano. Come siamo arrivati a questo punto?

I fattori che hanno condotto a questa situazione sono molti. Ovviamente, si devono considerare la situazione geopolitica e il progetto dei jihadisti di distruggere le democrazie usando i popoli europei di tradizione musulmana. Tutte le loro azioni sono finalizzate a questo. Ma esiste anche una debolezza intrinseca che caratterizza i regimi democratici. Lo stato democratico non impone a noi cittadini quale senso dare alla nostra vita. Ciò costituisce una forma di libertà fondamentale per gli individui più forti e determinati, che sono in grado di assumersi la responsabilità della propria libertà. Ma per i soggetti più fragili o emarginati, resi vulnerabili da particolari condizioni personali o sociali, questa libertà può rappresentare un “vuoto”. E in casi del genere, il rischio è che quel “vuoto” venga colmato da utopie fondamentaliste, che illudono le persone, perché sembrano dare un senso alla loro vita e alla loro volontà di morte. E sembrano dare un senso non solo alla loro morte, ma anche a quella degli altri.

Recentemente la rivista Marianne titolava “La Francia malata di antisemitismo”. Cosa ne pensa?

L’antisemitismo è sempre motivo di preoccupazione per la repubblica francese. È assolutamente contrario ai suoi valori. E allo stesso tempo costituisce un sintomo che denuncia gravi debolezze e il tradimento delle nostre fondamenta. L’antisemitismo è un segnale e un avvertimento, che non bisogna né nascondere, né sottovalutare, né sminuire. È la prova indiscutibile di un processo di decomposizione della democrazia. L’antisemitismo è un problema per gli ebrei, ma è anche un problema per la Francia.

In che modo è possibile conciliare cittadinanza e pluralismo?

Tutte le forme di pluralismo sono accettabili e conformi alla nostra concezione di libertà. Ma a condizione che non siano in contraddizione con i comuni valori di libertà e uguaglianza fra tutti gli esseri umani. Di conseguenza, sono accettabili a condizione che rispettino la legge repubblicana la quale mette in opera tali valori. In particolare, il pluralismo deve rigettare quelle disposizioni, proprie di molte culture tradizionali, che siano contrarie all’uguaglianza fra uomini e donne e alla separazione fra politica e religione.

Tra le misure che la Francia ha messo in campo per favorire una migliore integrazione fra le diverse etnie, lei critica duramente gli effetti perversi della discriminazione positiva e dei provvedimenti finalizzati alla creazione di un tessuto sociale misto. Secondo lei, qual è la strategia più efficace?

Bisogna privilegiare le politiche universaliste. Perché qualunque politica di compensazione rivolta a una singola categoria rischia di penalizzare proprio i membri che di quella categoria fanno parte. Invece di compensare gli handicap sociali, sarebbe più efficace e più conforme ai valori democratici comuni attuare politiche di educazione e di formazione professionale valide, per evitare che il tasso di disoccupazione che colpisce i giovani – tutti i giovani – sia così elevato. Piuttosto che la discriminazione positiva, si dovrebbe adottare una politica universalista, basata ad esempio sul modello dello Stato previdenziale, che è rivolto a tutti. Per quanto riguarda le politiche che mirano alla formazione di un tessuto sociale misto, esse comportano dei limiti inevitabili; poiché, anche quando riuniti in un unico spazio, noi esseri umani tendiamo a interagire con chi è più simile a noi. E nel migliore dei casi, non si arriva comunque all’integrazione, bensì a una pacifica coesistenza.

Esiste ancora in Francia un “racconto nazionale”?

Nell’epoca dei nazionalismi e dei patriottismi, questo racconto veniva scritto dagli storici. I quali però, oggi, formulano più spesso discorsi “globalizzati” e orientati al “pentimento” generalizzato. Si tratta di un comportamento deplorevole, perché il sentimento nazionale resta più forte di quanto pensino questi signori. I quali lasciano il posto a saggisti di successo che però difendono l’identità nazionale basandosi su principi sbagliati. Vorrei che gli storici ci aiutassero a elaborare una narrazione nazionale onesta e ragionevole, che possa rendere i cittadini coscienti della loro storia.

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Il libro: Dominique Schnapper, “De la démocratie en France”, edizioni Odile Jacob, 2017.

© Marie-Laetitia Bonavita, 2017, Le Figaro