I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

La Shell presenta una sua “vision" per arrestare il cambiamento climatico

Alla fine di marzo scorso, la Royal Dutch Shell ha elaborato uno scenario ipotetico secondo il quale, entro il 2070, il prodotto principale della compagnia - il petrolio – dovrebbe subire un notevole calo in termini di utilizzo. In compenso, le automobili diventeranno elettriche, ci sarà uno straordinario sviluppo nel settore dello stoccaggio del biossido di carbonio, mentre i trasporti faranno sempre più affidamento sull’idrogeno come fonte di energia.

Questo scenario futuribile, denominato “Sky”, è stato configurato per immaginare un mondo che rispetti gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi per il clima, in modo da limitare il riscaldamento del pianeta e mantenere l’aumento delle temperature “ben al di sotto” dei 2 °C (3,6 °F), ma restando sopra i livelli pre-industriali. La Shell ha dichiarato, infatti, di sostenere l’Accordo di Parigi.

Lo scenario, che prevede una situazione di emissioni zero entro il 2070, si basa sull’idea che “aumentare semplicemente gli sforzi fatti finora – siano essi rivolti alla ricerca dell’efficienza, alla pur moderata tassazione delle emissioni o al sostegno per le energie rinnovabili – non è sufficiente per realizzare un cambiamento di tale portata”.

Secondo quanto riportato nel documento redatto della compagnia petrolifera, “le grandi trasformazioni in atto nel sistema energetico e nell’ecosistema richiedono sia misure legislative mirate alla salvaguardia del clima, sia lo sviluppo su larga scala di nuove e dirompenti tecnologie, sostenute da una politica ambientale che incentivi gli investimenti e l’innovazione”.

La compagnia avverte però che quello immaginato da “Sky” è solo uno scenario ipotetico, cioè un futuro possibile ma dipendente da innumerevoli variabili, e non una realtà destinata a concretizzarsi con certezza.

La Shell è una delle maggiori compagnie petrolifere quotate in Borsa. L’anno scorso ha prodotto l’equivalente di 3,7 milioni di barili di petrolio al giorno.

I suoi recenti investimenti, tuttavia, riflettono l’intenzione di modificare in qualche misura il proprio campo di attività, o almeno di diversificare i rischi. In ottobre, la Shell ha acquistato la NewMotion, un’azienda che fornisce postazioni di ricarica per veicoli elettrici. La compagnia, inoltre, gestisce, negli Stati Uniti e in Europa, un piccolo numero di stazioni in grado di erogare carburante a idrogeno. Non ultimo, la Shell è impegnata nello sviluppo di tecnologie per la “cattura” e lo stoccaggio del biossido di carbonio (CO2), sia tramite un proprio progetto di ricerca nelle sabbie bituminose canadesi, sia partecipando al grande progetto Gorgon in Australia.

La Shell ha anche acquisito la BG Group, un’importante azienda nel settore del gas naturale, con l’intento di incentivare una maggiore produzione di questo elemento, che durante il processo di combustione rilascia minori quantitativi di gas serra rispetto al petrolio o al carbone.

Alcuni azionisti stanno facendo insistenti pressioni affinché siano attuati interventi più significativi in risposta al problema del cambiamento climatico, tuttavia parte degli investitori è favorevole al mantenimento dell’attuale impostazione della società.

“Ogni previsione riguardante condizioni che si verificheranno fra svariati decenni (in questo caso, nel 2070) può essere un interessante spunto di dibattito, ma non influenza seriamente le decisioni degli investitori”, spiega Pavel Molchanov, analista energetico della società di investimento Raymond James. “Anche per gli investitori a lungo termine, si tratta di un futuro davvero troppo lontano nel tempo”.

Ben van Beurden, amministratore delegato della Royal Dutch Shell, in una recente intervista al Washington Post ha ammesso che “il cambiamento climatico è reale” ed “è necessario prendere provvedimenti”, ma ha anche detto che ci sarà bisogno di continuare a utilizzare combustibili fossili, anche nel caso in cui l’energia rinnovabile facesse enormi passi avanti. “Neanche uno scenario del genere ci permetterebbe di dire addio agli idrocarburi. Nella realtà, non possiamo fare a meno di essi”, afferma.

In Novembre, la Shell ha dichiarato che l’impatto ambientale della produzione (non della combustione) del proprio petrolio sarà ridotto del 20% entro il 2035, e di circa la metà entro il 2050. Gruppi di azionisti, tuttavia, hanno sottolineato che l’aumento della produzione complessiva di carburanti fossili potrebbe compromettere tali passi avanti.

L’anno scorso, gli azionisti avevano respinto, con un’ampia maggioranza, la proposta di un gruppo ambientalista che chiedeva alla Shell di fissare e rendere pubblici alcuni obiettivi da raggiungere annualmente a favore della riduzione delle emissioni di carbonio.

Nello scenario “Sky”, il consumo mondiale di petrolio continuerà ad aumentare fino al 2025, per poi diminuire: la discesa inizierà nel 2030, e nel 2040 scenderà sotto i livelli attuali.

“Il consumo di idrocarburi liquidi sarà quasi dimezzato tra il 2020 e il 2050, poi precipiterà del 90% entro il 2070”, riporta il documento.

Ci saranno anche altri cambiamenti significativi. L’uso dell’energia nucleare triplicherà, il consumo globale di elettricità aumenterà di cinque volte, e in tutto il mondo saranno realizzate 10.000 installazioni per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS – Carbon Capture and Storage).

“Nello scenario “Sky” si fa un grande affidamento sui sistemi CCS; inoltre – e questo è ciò che mi ha sorpreso maggiormente – è previsto un rapido declino del gas naturale a partire dal 2040”, osserva Morgan Bazilian, professore presso la Colorado School of Mines nonché esperto di energia e combustibili fossili. “È un’ipotesi interessante, considerato l’interesse verso il gas naturale dimostrato dalla Shell nel passato recente”.

In linea di massima, Bazilian elogia lo scenario e sottolinea che “secondo il mio parere, la Shell è sempre stata un leader in questo campo, e anche con ‘Sky’ lo ha dimostrato”.

“Molti degli aspetti che verranno sviluppati – salvo la cattura del carbonio – sono già attuabili dal punto di vista commerciale,” afferma Molchanov in una sua email che ci ha inviato. “Alcune fonti di energia hanno già un vasto impiego, mentre altre (ad esempio, l’idrogeno nei trasporti) sono solo ai primi stadi di utilizzo. Ma, di nuovo, trarre dalle tendenze odierne una visione che si proietti di mezzo secolo nel futuro è un classico esempio di ciò che si può considerare più arte che scienza…”.

© 2018, The Washington Post