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La speranza dei quartieri a misura di bambino

È dal 1996 che l’Unicef Italia sta portando avanti il progetto “Città amiche dei bambini”, in favore dei diritti dell’infanzia nell’ambiente urbano. Sono molte le associazioni di volontari che si stanno adoperando per recuperare aree verdi cittadine, degradate o abbandonate.

A Roma, alcuni genitori volontari dell’associazione “Erbavoglio” sono riusciti a trasformare un’area abbandonata del Prenestino in un parco per bambini. Grazie a quest’aerea verde, il tempo destinato alla televisione viene utilizzato in modo più proficuo, offrendo ai ragazzi laboratori impostati sul riciclo dei rifiuti e sulla difesa dell’ambiente, all’insegna del contatto con la natura. Il prossimo step dell’iniziativa sarà quello di organizzare una rete con altre associazioni, anche per affrontare meglio gli ostacoli burocratici che spesso frenano la crescita di progetti come questo.

La tutela dell’infanzia sta diventando un tema sempre più sentito da coloro che vivono nelle grandi città, spesso alle prese con inquinamento, traffico, carenza di spazi verdi o aree ludico-sportive. Le culle in Europa sono diminuite ad un livello tale da indurre alcuni analisti a sospettare l’esistenza di un collegamento tra numero di concepimenti e ciclo economico. Lo sostiene un articolo del National Bureau of Economic Research, uno dei più autorevoli centri di ricerca statunitensi.

Il paese europeo con i migliori tassi di natalità è la Francia, grazie soprattutto a detrazioni fiscali consistenti per le famiglie. Seguono l’Olanda, la Germania e la Gran Bretagna, mentre, in fondo alla graduatoria, con l’Italia, ci sono Grecia e Portogallo, paesi accomunati dalle scarsissime risorse pubbliche per il sostegno alla procreazione e alla vita famigliare.

Sembra incredibile, ma in Italia lo stereotipo della famiglia meridionale numerosa si è ribaltato a livello geografico. Nascono più bambini in Trentino Alto-Adige che in Basilicata, mentre la Sardegna è la regione con la maggiore incidenza di anziani. A Como, per esempio, un cittadino su quattro ha più di sessantacinque anni.

Per la prima volta dalla fine della prima guerra mondiale, la popolazione residente in Italia è calata per tre anni consecutivi (dal 2015 al 2017), con una media 100mila persone in meno ogni anno. Le uniche, modestissime, diminuzioni furono nel 1986 (3mila residenti in meno) e nel 1995 (valore insignificante: -200). Mai vi furono, dal 1920 in poi, riduzioni così consistenti e ripetute per più di un anno. Per confronto, nei dieci anni dal 1958 al 1968 la popolazione aumentava mediamente di 370mila persone all’anno.

Gli italiani, insomma, sono un gruppo etnico in via di estinzione. Le cause non sono soltanto economiche ma anche ambientali, legate a città sempre più sommerse dalle automobili e inquinate. Probabilmente, una nuova politica urbana a favore dell’infanzia potrebbe dare un contributo non banale alla ripresa dei tassi di natalità.

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